GIOVANNI VALZANI

Autobiografia di un pasticcere

(Calci negli stinchi!)

LA LORO BATTAGLIA

 

 

Il contenuto di questo libro è di pura fantasia:  Ogni riferimento a persone e fatti veramente esistenti è puramente casuale … forse!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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Doppia parentesi quadra: La Sociocrazia non è un partito politico! La Sociocrazia è un nuovo sistema sociale mai sperimentato: realizzabile, giusto e non utopistico.
 Si consiglia la lettura!!!
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


INTRODUZIONE

 

 

Visto che, forse, siamo agli sgoccioli,come mi sono riproposto da molto tempo, inizio a scrivere la mia autobiografia ... per i “posteriori!”

   Un autobiografia dovrebbe iniziare dal principio della storia e magari raccontarla fino alla fine!. Intendo dire dalla nascita alla morte ... cosa praticamente impossibile.     Per quanto riguarda il periodo che va dalla nascita fino a cinque anni; non rammento quasi nulla, o meglio ho dei flash: e quindi devo fidarmi di quello che mi hanno raccontato.  Raccontarla fino alla morte forse è possibile; ma augurandomi che questo ed i seguenti non siano gli ultimi giorni della mia vita, dovrò fare degli aggiornamenti e quando sarà giunta l’ultima ora magari la detterò sul letto di morte ... ammesso che mi riesca di morire nel letto!

   Un autobiografia, infondo si basa sui ricordi di una persona ed è meglio scriverla in tarda età; per poter disporre di più cose da raccontare: se non che; può succedere che in età troppo avanzata si diventa, chi più chi meno, un po’ rincoglioniti, e si può o non rammentare bene o confondere i fatti. Quindi credo che la mia sia un età, sessantanove anni, in cui si è ancora lucidi di mente anche se un po’ opachi nel corpo; anzi dirò di più. Fino a quaranta anni il mio corpo era brillante ma la mia mente un po’ offuscata e mi sentivo vecchio! Ora, che sono alla soglia dei settanta, mi sento giovanissimo e la mia mente non ha mai brillato tanto! E non ho più paura di invecchiare ne di morire! Anzi aspetto con ansia le mie rughe, che ancora sono troppo poche. Considerando che la vecchiaia inizia a settanta anni; tra un anno sarò un neonato!

   Mi stavo chiedendo, e passo la domanda anche al lettore, ma chi ha detto che un autobiografia debba essere scritta solo da personaggi famosi e fuori dal comune? Certo se fossi stato Napoleone, Cesare, Garibaldi o chi altri la mia autobiografia avrebbe interessato un sacco di gente ... sarà per questo che molti si credono Napoleone, o Cesare o Garibaldi ecc. ... per poter scrivere un autobiografia e invece, poveracci, li mandano al manicomio! Ma! Personalmente, nella misura in cui non facciano del male a nessuno, li asseconderei e gli lascerei scrivere la loro autobiografia: chissà che non sarebbe più interessante, e meno scontata, del vero Napoleone o del vero Cesare o del vero Garibaldi. Perché ho detto questo? Ma perché, ne sono certo, nel remoto caso che un intellettuale deficiente si imbattesse in questo scritto, qualcuno potrebbe dire: - “Ma chi si crede di essere questo; che scrive un autobiografia; Napoleone!?” Gli rispondo:- “Non mi credo di essere Napoleone ... io Sono Napoleone! Caro Deficiente!”

... Insomma, parliamo chiaro, ed in modo più retorico, che altrimenti non si comprende. Tutte le autobiografie  di questo mondo sono scritte da uomini di POTERE. Anzi gli uomini di vero, grande potere le Biografie le fanno scrivere ad altri. C’è addirittura chi se l’è fatta scrivere da dieci o undici persone! Non credo esista l’ Autobiografia di un operaio, di un metalmeccanico, di un muratore, di un pasticcere ecc. ecc. cioè di chi nella vita non ha avuto mai alcun potere sul suo prossimo, ne di armi, ne di idee, ne di cultura, ne di carta bollata, ne di legge, ne di talento, ne di merito ecc. ecc.; che poi, parliamo chiaro, sono la più parte degli esseri umani ed è come dire che la stragrande maggioranza degli esseri umani non ha ne voce ne storia! La loro storia è la storia, di Napoleone, di Cesare, di Garibaldi, di Mussolini, di Stalin, di, di e di: che per quanto mi riguarda erano i veri MATTI!... Seguiti da folle di folli! ... che trascinavano! Sta a dire, i famosi “Trascinatori di Folli!”

   Quindi, per concludere questa, necessaria, introduzione, è importante specificare che questa è l’autobiografia di un uomo che non solo non ha mai avuto alcun potere sui suoi simili, ma del potere di molti uomini ha subito, e seguita a subire, le infinite prepotenze come qualsiasi uomo di questo mondo che non ha potere! E che neanche lo vuole! ... Il potere.

   Per finire, questo libro è destinato a chi non ha potere, se qualcuno ci si riconosce ha avuto un senso altrimenti ... pazienza! Seguitate a leggere la biografia di Napoleone! di Dalema e di Berlusconi!

   Devo anche specificare che esiste, ovviamente, un potere negativo ed un potere positivo; essenzialmente parlerò del potere negativo: che è meglio chiamare; Abuso di Potere.

   Questa è un’autobiografia mirata. Intendo dire che per brevità, non starò a raccontare tutta la mia vita, anche perché non ho mai tenuto un diario e molte cose non le rammento. D’altro canto, non è che uno può raccontare tutta la sua storia ora per ora che altrimenti ci vorrebbe una vita per scriverla invece di viverla. Insomma tralascerò la vita banale, quella di tutti i giorni, che tutto sommato può essere raccontata in quattro righe. Anzi la racconto direttamente nell’introduzione.

   Di norma ogni giorno mi alzo alle otto, faccio colazione, in piedi perché devo sbrigarmi, mangio pane, ricotta, marmellata, the o cappuccino, mi lavo, faccio la barba ecc. l’eccetera lo saltiamo. Mi vesto, e vado a lavorare alle nove fino alle nove di sera con una breve pausa per il pranzo. Poi vado a casa; mangio uno yogurt o un pezzo di pizza. Accendo la televisione, sintonizzata sui politici, con il Timer innestato e mi “addormento” ... specialmente nell’ultimo periodo, che ripetono sempre le stesse cose, è una “ninna nanna” insostituibile … meglio delle gocce di Valium! O contare le pecore. I sogni non li ricordo quasi mai. Il giorno seguente idem come sopra. Ed abbiamo tolto, più o meno l’ 80-90% della mia autobiografia che più o meno e la stessa di chiunque! ... perfino di Napoleone, di Cesare, di Garibaldi ecc. con la differenza che loro invece di andare a fare le torte, o una sedia, o a coltivare patate, o a montare un automobile ecc. ecc. andavano a comandare la guerra o a governare ... insomma ad esercitare il loro potere sul prossimo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autobiografia di un Pasticcere

[CALCI NEGLI STINCHI!]

La loro battaglia!

 

Capitolo primo

 

ANNI 40

 

Fino a 10 anni

 

 

IL PUPO

 

 

 

 

 

 

 

   Sono nato il giorno 10 Aprile 1940. Quanto pesavo non lo so ... mi ripropongo di informarmi, comunque, a detta di mia madre ... e come potrebbe essere altrimenti, un bel bambino, sano e robusto, alla presenza del dott. Cesare Troili che appena mi vide disse, la, per me, storica frase: -    “Questo rialzerà sempre una mano!

   Perlomeno questo è ciò che mia madre mi ha raccontato ... perché io non la compresi in quanto ancora non ero andato a scuola per imparare l’Italiano! Ma con l’avanzare degli anni, in seguito, pur avendo imparato l’Italiano … o quasi, non la comprendevo egualmente. Solo oggi, forse, credo di averne capito  il senso ... e cercherò di esprimere quello che ho capito da solo ... perché nessuno mi ha spiegato il significato di questa frase; neanche mia madre!. Andandoci per induzione logica se un eminente medico come il dott. Cesare Troili, Direttore sanitario, all’epoca, del Vaticano dice una frase simile c’è da pensare, inequivocabilmente, alla repressione che il neonato dovrà affrontare nella vita da parte di chi su di lui detiene il Potere. Il rialzare la mano significa che in me intravedeva, con l’occhio clinico del medico, che un tempo era molto sviluppato, un bambino sano e vitale che difficilmente avrebbe subito questa repressione senza reagire e rialzare una mano. Oggi so un po’ meglio di cosa parlava e posso dire, con piena cognizione di causa, in ragione della mia settantennale esperienza, che aveva quasi ragione il dott. Troili a dire che avrei sempre rialzato una mano, a sbagliato solo di una mano ... perché il sottoscritto le mani le ha rialzate tutte e due!!! Per difendermi da quella che io chiamo “La loro battaglia!” Ma tornerò sull’argomento.

   Sono stato registrato all’anagrafe con il nome di Giovanni, il nome di mio nonno paterno, Umberto, il nome del nonno materno (Par condicio!) Valzani.

   Come ho detto i miei ricordi fino a cinque-sei anni sono dei flash. Cerco di riportarne alcuni che credo siano molto significativi del mio carattere e della mia esperienza terrena.

   Abitavamio, o meglio i miei genitori abitavano in uno stabile di Trastevere in Via Ugo Bassi dove sono nato ed ho abitato per poco tempo, a casa di mia zia Amalia, sorella di mio padre, ed Ercole suo marito, tipografo provetto,con cinque figli, miei cugini. Dopo poco tempo i miei genitori si sono trasferiti, nei paraggi  in Via Parini un attico all’ultimo piano in affitto. Cosa che fecero, evidentemente, allorché risolsero il problema finanziario. Ed è in questa casa che risalgono i miei primi ricordi.

   In vero questi ricordi dai due ai sei anni sono un po’ più che dei flash. Ad esempio rammento benissimo il suono delle sirene e di mia madre che mi prendeva in braccio ed andava nello scantinato del palazzo, che era un rifugio durante i bombardamenti. Francamente, a quella età, circa tre anni, non percepivo un sentimento di paura, viceversa ero contento per il fatto che andavo a giocare con i bambini degli altri rifugiati del palazzo. Tra i quali c’era Alfonso il mio primo amichetto che aveva quattro o cinque sorelline; tutte mocciosette con la candela al naso.

   Altra cosa che rammento, un po’ meno bene, dovevo avere da uno a due anni, è lo scatolone di cartone dove mia madre mi metteva quando era nella pasticceria: Rammento, bene l’odore di legno del bancone dove infilava la scatola con il pupo.

   Altra cosa che rammento è una bambola meccanica che mi regalò mio padre, alta quasi come me. A pensarci ora; strana idea quella di regalare una bambola ad un maschietto.  Questa bambola camminava e parlava; diceva “Mamma”. Credo che sia durata, integra, un paio di giorni perché il terzo, invece di fargli le coccole e cantargli la ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do,  fui incuriosito di esplorare il suo interno; per cercare di comprendere come facesse a camminare, parlare e muovere la testa e le braccia quella bambola; che poi non era un bambolotto  ma una signorinella vestita con pizzi e merletti ed un cappellino sfrangiato a falde larghe messo sulle ventitre. Insomma la ridussi ad un ammasso di rottami, ben catalogati: vestiti da una parte, organi esterni; braccia, gambe e testa da un’altra parte. Nel busto c’era il meccanismo, abbastanza complesso, composto d’ingranaggi, molle, e vari meccanismi, tra i quali c’era anche l’aggeggio che faceva parlare la signorina, un cilindretto che emetteva il suono mamma ogni volta che lo giravi, grazie ad un peso interno che funzionava per forza di gravità, il tutto lo smontai e mi ritrovai con un infinità di .viti, rotelline, molle ecc. Insomma, smontarla, per un pargolo della mia età, fu un impresa; a rimontarla non ne fui mai capace; e la signorinella finì in una scatola smontata in tanti pezzi. Questo mio primo grande amore, in seguito, scomparve, forse gettata nelle immondizie da mio padre, ed in me rimase sempre il desiderio di poterla rimontare. Ma per fare questo dovetti aspettare molto tempo, cioè l’età degli amori e dei calori, per trovare delle bambole in carne ed ossa che ho sempre smontato e lasciate a pezzi: Purtroppo non ho mai imparato a rimontarle!  Per non passare per un novello Landru è bene specificare che lo smontaggio era a livello psicologico, conoscitivo, educativo, culturale ecc.) Sono proprio veri gli ultimi studi sulla psiche umana circa i primi imprinting mentali che restano per tutta la vita. E’, oramai, una forma mentis quella di analizzare e smontare ogni cosa ...  maggiormente la politica, l’organizzazione sociale ma più che altro il potere: il problema resta: cioè … il come rimontarli! Purtroppo è un difetto comune a molta gente, sta a dire quello di smontare le cose e non saperle rimontare: ad esempio Marx a smontato la società capitalista ma, a giudicare dai risultati, non ha saputo rimontarla. Mussolini e Hitler hanno smontato la società borghese dell’ottocento, ma, sempre a giudicare dai risultati, non hanno saputo rimontarla. I Repubblicani hanno smontato la Monarchia in nome della Res-Publica e ci ritroviamo con una Res-Privata  dove la Repubblica è finita in tanti pezzi, con la scusa del libero mercato, che, forse, nessuno saprà più rimontare! Insomma un infinità di “grandi” uomini ha avuto il POTERE, nella storia umana, di smontare la società come una bambola senza mai smontare se stessi … D’altro canto anche io ho smontato la bambola mica me stesso! Uno non è che può smontarsi da solo … morale della favola forse ci vuole qualcuno che li smonta senza rimontarli!!!

   E qui ci infilo due versi del poeta romano Gioacchino Chiovini, che ce cascheno a cecio!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


   Questo verso credo sia il capolavoro di Chiovini. Quanti uomini “Smontatori” sono finiti sul basamento! Cesare, Mussolini, Hitler, Sadam Ussein, Stalin, Lenin  ecc ecc. C’è da chiedersi: “Chi li ha messi sul basamento a mo di pupazzo!? Io no!!! Io non faccio pupazzi: li smonto solo. Sempre, ma proprio sempre, sono le istituzioni della burocrazia, di ogni tempo che collocano i pupazzi sul basamento … che poi sono smontati da altri pupazzi smontatori … Insomma come si può risolvere il problema? … ma è semplice: smontando chi ce li mette … i pupazzi sul basamento! Ed è quello che sta tentando di fare un mio amico “pseudonimo”: Leonida Alidonna. Al quale ho dato spazio sul mio sito Web dove ha pubblicato il suo “Manifesto della Sociocrazia”. Comunque per quanto posso capire quella di Leonida è un “Mission Impossible” Cioè quella di smontare i montatori di pupazzi!!! 

     

   Altri ricordi, molto frammentari, sono: Il cane Leone, un pastore maremmano che viveva nella tenuta di mio padre, di Barbarano Romano, che veniva a prenderci alla stazione, distante chilometri, quando arrivavamo da Roma con il treno merci. Al quale ero molto affezionato e che morì con una fucilata, di un cacciatore pauroso che cacciava, arbitrariamente, nel nostro terreno. Rammento mio padre che prima di andare a dormire, sempre nella casa di Barbarano, che era un casale rustico alquanto isolato, sparava un colpo di moschetto per far sapere, a qualche mal intenzionato, che si fosse aggirato per  i dintorni, che era armato. Ricordo anche una grande bomba inesplosa che si trovava sulla strada che andava a Cura di Vetralla; dove spesso andavamo a trovare degli amici di mia Nonna materna Ines. In particolare la sora Fenesia che faceva un pane casereccio che era sicuramente il più buono del mondo! A Cura di Vetralla giocavo con altri bambini invero un po’ sadici che non amavo molto. Tra i loro divertimenti c’era la caccia alle lucertole con un cappio fatto con un filo di avena selvatica che catturavano e rilasciavano libere dopo avergli mozzato la coda. Il divertimento consisteva nel fatto che la coda seguitava ad avere vita propria muovendosi per un po’ all’impazzata sul terreno. Altro divertimento era quello di mutilare cavallette e grilli delle zampe; per non farle più saltare. Insomma questi ragazzini esercitavano un potere sadico, su questi poveri animali ... probabilmente da grandi saranno diventati dei burocrati o dei politici ed avranno fatto la stessa cosa sui propri simili; se la faccenda dell’imprinting è vera; e sono certo che lo è. Certo, non possono tagliargli la coda ma possono tagliargli i viveri, per vederli girare come pazzi alla ricerca del cibo; e per constatare questo basta andare, ad esempio, sulla tangenziale di Milano, o sul raccordo anulare di Roma per vedere quanta gente ha fatto la fine della coda di lucertola! Non parliamo poi dei precari a tempo determinato impiegati dagli enti Privato-Pubblici; che sono costretti ad agitarsi molto di più della coda di lucertola! Quanto alle zampe di grillo; sono praticamente millenni che le persone di potere si dedicano a tagliare le gambe a chi cerca di saltare gli ostacoli ... strano; le hanno tagliate a tutti le zampe, meno che ad un certo Grillo che saltella nei palazzi della politica, addirittura accusando i politici i quali, stranamente, invece di troncargli le zampe, lo lasciano saltare liberamente ... ma! Gatta ci cova; poi, forse, dirò il nome di questa gatta che sta covando. Anzi, diciamolo subito, si chiama Burocrazia; strano nome per una gatta. Quello che è certo è che si tratta di una gatta molto difficile da pelare! ... non c’è mai riuscito nessuno a pelarla! Comunque al momento qualcuno che parla male dei politici fa comodo!

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


   Rammento anche le lezioni di piano dalle Orsoline di via Dandolo. Dove mia madre mi mandava prima di iniziare la scuola a circa cinque anni; invero per poco tempo. Sta di fatto che mio nonno Umberto, un reduce della guerra del 15-18, mi portò dal barbiere e mi fece tagliare tutti i boccoli, che mia madre usava farmi con uno speciale ferro caldo ... e da aspirante enfant prodige  alla Mozart mi trasformò in un piccolo guerriero con i capelli tagliati alla Umberta: cosa che fece arrabbiare moltissimo mia madre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   Sta di fatto che quel taglio di capelli incise molto sulla mia vita, e dalle lezioni di piano passai alla pratica nel laboratorio di pasticceria. A sette anni mio padre mi faceva decorare le torte con la glassa di zucchero nel mentre che frequentavo la scuola dei preti Carissimi di viale Trastevere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Quindi non sono diventato un musicista, ma in compenso ho imparato precocemente il mestiere di pasticcere: però in me è sempre rimasto il desiderio di imparare a suonare e la mia casa è piena di strumenti ... che forse non avrò mai il tempo di imparare a suonare: ma che di tanto in tanto mi diverto a strimpellare, ma più che altro ad ammirarne la bellezza! Infatti ho una tromba ed un violino incorniciati sul muro a mo di quadro. Due chitarre, sul divano. Un organo abbastanza sofisticato in legno di noce di stile classico ed una pianola elettronica dai mille suoni. Ah, dimenticavo, possiedo anche un armonica a bocca e le nacchere, originali spagnole di mia nonna Jnes, e poi l’unico strumento che so suonare discretamente, e che non ho comprato perché lo possiedo dalla nascita...il fischio; che suono ... o perlomeno suonavo, rigorosamente ad orecchio; sta di fatto che ultimamente si è rotto, infatti da quando porto la protesi dentaria non mi riesce di fischiare molto bene, e così mi sono comprato un po’ di strumenti ... se la vie! Che mi sono riproposto di suonare rigorosamente non a macchinetta fotocopiatrice!! Ne ad orecchio!  Ma ad intuito, sensazione del momento, espressione dei miei sentimenti attraverso la musica creata in quel momento che non saprò più risuonare una seconda volta per cui spesso la registro. Di questi pezzi di musica ne ho un paio di nastri. Che francamente non saprei scrivere, figuriamoci, non so esattamente neanche dove stanno le note; nel caso in cui volessi scriverle mi rivolgerò ad un professionista. Insomma per me la musica è un mezzo di libera espressione personale ed un modo per esercitare la mia creatività, e quindi non mi interessa, nel modo più assoluto copiare dei pezzi creati da altri. Ciò non toglie che mi piace ascoltare le, a volte, bellissime musiche suonate da bravi professionisti della musica: ma assolutamente non voglio copiarli. E ho detto a volte: perché oggi c’è in giro una musica fracassatimpani che non amo affatto. E non voglio assolutamente ascoltare. Sta di fatto che da anni ascolto esclusivamente, perlopiù in auto, delle selezioni di mio gradimento da me registrate.  Figuriamoci! Per uno che come me, dall’età di due anni, ha sempre ascoltato “Polvere di Stelle” o Beniamino Gigli, o il Bolero di Ravel, che mi facevano andare in solluchero, la musica scassa timpani è un autentico martirio! E non mi scassa solo i timpani ma anche qualche altra cosa! E quindi rialzo la succitata mano!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


   E’ necessario dire che la maggior parte della mia vita l’ho trascorsa nella pasticceria di via del Moro. A quattro, cinque anni mi mettevano in piedi su un banchetto dietro il banco dei lieviti a servire bombe, ciambelle, maritozzi, cornetti, svizzeri, danesi, brioches ecc.  E la faccenda mi divertiva da matti! Al castagnaccio, che era quello che si vendeva di più, pensavano i grandi, perché era necessario maneggiare dei coltelli. Rammento che per acquistare il castagnaccio c’era la fila fuori dal negozio con tanto di Carabinieri che controllavano che tutto si svolgesse nella norma; credo occorresse la tessera per l’acquisto dei generi alimentari … e mio padre passò anche qualche guaio: perché fu sospettato di aver acquistato dei sacchi di farina di castagne a “borsa nera” e dovette passare un paio di giorni in guardiola, per fortuna tutto si risolse per il meglio.

   Una cosa che mi è rimasta impressa nella mente in modo indelebile fu quando mio padre ritornò, trafelato e tutto sporco di calcinacci ma con il cappello in testa, che non abbandonava mai, dal bombardamento di San Lorenzo, dal quale si salvò per puro miracolo nascondendosi sotto una cunetta ferroviaria, dopo essersi gettato dalla finestra degli uffici della stazione, che erano stati colpiti da una bomba: Era li per ritirare dei bauli di vettovaglie spediti da Barbarano. L’immagine di mio padre seduto sul banco della pasticceria esausto e sporco di calcinacci … ma con il cappello in testa; non la dimenticherò mai!

   In ogni modo, fino all’età di cinque sei anni, la mia attività preferita, quando ero nella pasticceria, era quella di dare calci negli stinchi agli operai che ci lavoravano. Ovviamente non dovevo essere molto simpatico, specialmente al primo pasticcere … un certo Mascetti che sicuramente se non fossi stato il figlio del principale mi avrebbe fatto fare la fine dei gatti che usava gettare, vivi, nel forno a legna; faccenda, veramente disgustosa  che andava ad aggiungersi alle su citate code di lucertola e zampe di grillo. Un abuso di potere sugli animali, che non riuscivo a digerire! Malgrado la mia tenera età. Francamente, non mi pento di quei dolorosissimi calci agli stinchi … e se potessi lo rifarei! In ogni modo, all’epoca non lo sapevo ma credo che l’odio per i gatti fosse un atto simbolico dei fascisti dell’epoca; che nel gatto vedevano, gli imbecilli, un animale asociale ed anarchico … piuttosto che un semplice animale che di certe faccende se ne frega!!! E che vive con la bestia Uomo per la trippa e qualche coccola! Ed in cambio lo libera dai sorci!!! (A proposito: il  titolo di riserva di questo libro è: CALCI NEGLI STINCHI che potrebbe andare bene per tutti i miei libri … però!!!

    Gli scarsi  ricordi dei miei primi cinque anni di vita si concludono con l’arrivo degli Americani a Roma. Dovevo avere cinque anni quando andavo con le mie cugine più grandi Wanda e Lidia a raccattare gomme americane, saponette Camay, caramelle col buco ecc.  lanciate dai soldati Americani dall’alto degli enormi carri armati che circolavano per viale Trastevere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


LO SCOLARO

 

   A sei anni ci fu un evento, tra i più importanti della mia vita; l’ingresso nella scuola dell’obbligo dei preti Carissimi di Viale Trastevere. A quel tempo le scuole elementari non erano obbligatorie come oggi, infatti l’Italia era piena di analfabeti: tuttavia fui obbligato ad andarci dai miei genitori in ragione della mia riluttanza! Ma insomma alla fine mi adeguai all’incombenza e mi subii due anni di torture dei preti Carissimi consistenti in bacchettate sulle mani gelate, sollevamento da terra con dita a pinza sulle orecchie, raschiamento del cuoio capelluto, ginocchi sui ceci, pugni con le nocche sulla testa. In più dovevi imparare tutto a memoria, e questa è una cosa che proprio non mi riusciva. In ogni modo, c’è da dire che questi sistemi educativi consistenti in premio e punizione, infatti non c’erano solo le punizioni ma anche la caramellina se facevi bene; e di caramelle ne ho vinte pochissime, infondo ti educavano a sopportare il dolore, che nella vita è un fatto fondamentale per sopravvivere! Sono problemi! Sta di fatto che nella mia vita se non avessi sopportato il dolore sia fisico che psichico, oggi non starei qui a raccontarlo! E quindi devo ringraziare i preti!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 Il dott. Troili

 

 

   Stavo pensando, che prima di proseguire nella mia autobiografia, forse sarebbe bene inserire la biografia del fondatore dell’azienda, che poi è stato Vincenzo Valzani; mio padre. Visto anche che questa biografia è pubblicata sul sito della pasticceria … che è diventata “storica” con delibera del comune di Roma. Ed a tal proposito vorrei fare una piccola polemica con i burocrati del Comune di Roma. Di fatto la “Storicità” riconosciuta dalle istituzioni non è per la famiglia ma per  “L’anzianità del Punto vendita” (Sic!) … che sarebbe un po’ come dire che la storia dei Francesi, dei Romani, degli Italiani non è quella che hanno fatto Napoleone, Cesare o Mussolini ecc. nel bene o nel male con l’aiuto della burocrazia, ma del “punto storico” dell’azienda Italia o dell’azienda Francia … non dando in tal modo alcuna importanza agli uomini che la storia hanno fatto!!! (Quintupli sic!!!)

   In ogni modo visto che la burocrazia sul piedistallo della storia, come detto sopra, ci mette solo pupazzi … va bene così!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


  

    Di mio padre Vincenzo; o meglio del Cavalier Vincenzo Valzani, non posso dire molto. Tutto ciò che so è che mio padre è stato un grande lavoratore: un autentico “capitano coraggioso”, che ha mandato avanti la sua azienda pur passando enormi traversie, senza mai arrendersi e ricominciando sempre daccapo: sino a fare dell’ azienda che aveva creato una delle più apprezzate e rinomate del suo settore. Di mio padre posso dire che pur avendo una cultura limitata, aveva fatto soltanto la terza elementare: e diceva sempre, scherzando, che a scuola era “ un capoccione”. Viceversa da ragazzo aveva una grande passione per la pasticceria che lo ha portato a diventare un maestro nel suo campo. Di lui conservo ancora tutti i quaderni dove usava prendere degli appunti  scrivere le dosi ed i procedimenti riguardanti il suo lavoro. Del cavalier Vincenzo Valzani si potrebbero dire molte cose, ma ovviamente questa non è la sua biografia ma quella di suo figlio; che poi sarei io. Siccome papà forse da solo non ne sarebbe stato capace, ma non ne avrebbe avuto neanche la voglia né l'interesse: e quindi sarebbe giusto che suo figlio, che è un po' più istruito di lui … ma non troppo … anche se l’itagliano quando andebbi a scola fubbe … hem! ebbe stata la materia nella cui andebbi … hem! fui andato più migliormente … una volta prendetti … hem! avetti prenduto un voto altissimo … quasi sei … cioè 5++!!!, si accolli l'incombenza.

 

   Ovviamente mi limiterò a fare degli accenni che non riguardano la sua vita privata ma esclusivamente in relazione alla sua attività lavorativa e magari al suo rapporto con il sottoscritto. C'è da dire che il nostro rapporto è stato sempre abbastanza conflittuale: sta di fatto che avendo sempre lavorato con lui non passava giorno in cui non ci fossero delle discussioni relative al lavoro: ma credo che questo ha sempre portato a soluzioni positive. È capitato anche che sono andato via per andare a lavorare in altre pasticcerie... cosa che tutto sommato ha rafforzato la mia esperienza.

 

   Mio padre aveva un carattere abbastanza socievole e scherzoso: posso ben dire che nell'azienda era sicuramente il capocomico! Ha sempre trattato bene i suoi dipendenti con i quali è sempre restato in ottimi rapporti. Molti dei suoi apprendisti sono diventati degli bravi pasticcieri ed hanno aperto delle attività in proprio. A sua volta anche lui passò da apprendista ad operaio e quindi si mise in proprio: dopo aver collezionato ed immagazzinato una discreta quantità di macchine usate acquistate con i pochi soldi che guadagnava. Insomma mio padre era un uomo che ha dedicato la sua intera esistenza al lavoro... non aveva vizi, non fumava, non beveva, non si interessava di sport eccetera. Mio padre aveva due soli interessi il lavoro e la famiglia.

 

   Nel lontano 1930 ha aperto la sua pasticceria a Trastevere in via del Moro che all'epoca era la periferia di Roma, diciamo un po' a malincuore ma non poteva permettersi di meglio. La sua ambizione sarebbe stata di aprire un attività nel centro di Roma, magari a Via Veneto o al Corso o a piazza Navona, dove era sempre vissuto. Sta di fatto che commise il suo primo errore commerciale in ragione della sua scarsa esperienza. Quando ha aperto la pasticceria mise in pratica tutta la sua abilità di bravo pasticciere; facendo il meglio: lui che veniva da rinomate pasticcerie del centro storico, pensò di realizzare le stesse cose confezionando la migliore pasticceria possibile. Purtroppo però a quel tempo Trastevere era un quartiere povero e popolare che non poteva permettersi di acquistare delle specialità raffinate e costose. Insomma per farla breve non fallì, ma come lui sempre raccontava, gli sequestrarono tutto … sta a dire tutte le macchine usate che aveva acquistato con grandi sacrifici, e rimase con il forno a legna ed una fornacella  che essendo in muratura non potevano essere sequestrati! A questo punto  imparò la lezione … “abbassò un poco il suo alto cappello” ed un po’ più umilmente  cominciò a produrre ciò che nel quartiere poteva essere venduto: e quindi cominciò a fabbricare bignè giganti, maritozzi, cornetti, castagnaccio, bocconotti... insomma tutto ciò che gli veniva richiesto mettendo da parte l’orgoglio del mestiere, che un tempo era molto sviluppato: i pasticceri che producevano la bassa pasticceria suddetta nell’ambiente erano chiamati “bocconottari”:.pur non trascurando di realizzare il meglio... ed anche di più; tipo torte monumentali ed altri capolavori in zucchero, marzapane e cioccolato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


                                                                                       

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 


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      Ho volutamente inserito le foto di alcuni dei suoi migliori lavori, ed anche dei miei, tanto per far vedere che ho imparato il mestiere da mio padre … anche se spesso, con un po’ di presunzione, mi piace dire che sono stato io il maestro di mio padre! In realtà considero mio padre il mio unico vero maestro forse non di Italiano, matematica, storia, algebra ecc. ma di cose molto più importanti sta a dire la VERA cultura che è quella del fare più che del dire, la cultura della Vita, l’onestà commerciale e dei sentimenti, il rispetto per chi lavora, l’abnegazione al lavoro ecc. ecc. E la definizione di “Padre Esemplare” gli si addice in tutto! Dicevo, che ho inserito le foto di alcune opere, quasi artistiche che, secondo me, esprimono molto meglio di qualsiasi parola. Ma, ovviamente, la nostra azienda non ha prodotto soltanto delle, tutto sommato, divertenti opere d’arte ma anche e soprattutto migliaia e migliaia di prodotti, monotoni e ripetitivi che, giorno dopo giorno, hanno rallegrato i palati di migliaia di persone, nelle feste, nelle colazioni, nei pranzi, nei matrimoni, a natale, a pasqua, nelle ricorrenze, nei compleanni, negli onomastici, nelle cene al ristorante o semplicemente ai viandanti in cerca di sollievo.

    Ho detto che mi piace definirmi il maestro di mio padre … la verità è che il mestiere del pasticcere è molto vario e certi procedimenti, dosi, modi di esecuzione possono essere variati, aggiornati o addirittura inventati … pur nel rispetto di regole fondamentali. E quindi con mio padre applicavo un po’ della mia indiscussa fantasia e creatività: non che lui non la possedesse, alcune sue opere, tipo il circo massimo, lo dimostrano ed un occhio esperto può sicuramente coglierne la genialità. E francamente lo invidio per averlo realizzato. Se il paragone regge, potrei definire mio padre il De Chirico dei pasticceri! Chissà? Forse non è un caso che il più grande artista “moderno” Mario Schifano è stato un suo allievo.   Dicevo che i procedimenti, le dosi ecc. in pasticceria sono molto vari e variabili, quindi è relativamente facile, per chi conosce il mestiere, attuare dei cambiamenti o applicare delle diverse modalità di esecuzione. Il fatto è che, almeno una volta, esistevano moltissime e diverse scuole: ad esempio, la scuola Siciliana, la scuola Francese, la scuola Piemontese, la scuola Toscana eccetera. Anzi si può ben dire che ogni regione ha la sua scuola: almeno una volta! Perché oggi con l'avvento della scolarizzazione dei mestieri si è attuata una massificazione che di fatto elimina quasi tutte le differenze. Ma lasciamo stare questo argomento che ho espresso in un mio articolo pubblicato sul sito dal titolo: “artigianato ed apprendistato”.

 

    Come ho detto mio padre ha dedicato la sua intera esistenza alla sua azienda. Per molti anni il negozio è rimasto aperto 365 giorni all'anno... fino all'avvento della chiusura settimanale obbligatoria. Negli anni la pasticceria ha passato diversi periodi con profondi cambiamenti: come detto fu aperta da mio padre, all’ incirca, nel 1930 come pasticceria classica. Poi iniziò il periodo della pasticceria a buon mercato e produceva anche il gelato. Fu proprio nel periodo anteguerra che conobbe mia madre... grazie al gelato: sta di fatto che conobbe mia madre che era la nipote del signor Spadoni, che all'epoca era chiamato il re del sale: materia prima indispensabile per la fabbricazione del gelato: attività che in seguito scomparve perché soppiantata dall'invenzione del frigorifero: infatti una volta per fare il gelato  erano necessari ghiaccio e sale. Durante il periodo della guerra ciò che andava era una pasticceria che poteva essere confezionata esclusivamente con le poche materie prime a disposizione: tra le quali c'era la farina di castagne e la cosiddetta vegetina, che era una sorta di farina fatta con vari vegetali: con la quale venivano confezionati dolci a poco prezzo. Come detto il castagnaccio andava per la maggiore ed era più che un genere voluttuario un'autentica necessità. Subito dopo la guerra fu il periodo, del cosiddetto, pizzone: che era una sorta di panettone con uva passa che veniva fornito a negozi di alimentari e bar per essere venduto a taglio. All'epoca io ero molto piccolo e ne ho un vago ricordo: era il periodo che, come detto, prendevo a calci gli stinchi dei pasticceri! A sette o otto anni nel mentre che frequentavo la scuola sino a 13 anni mio padre mi insegnava a decorare le torte. Per l'azienda fu un periodo di rinascita e quando a 14 anni entrai definitivamente nell'azienda come apprendista il lavoro era molto ed oltre al normale andamento della pasticceria mio padre si ingegnava di ingrandire l'azienda; servendo anche altri negozi di alimentari bar e ristoranti. Fu in quel periodo che mio padre ebbe l'idea di mettersi a fabbricare tra l'altro delle pinolate, da vendere nelle osterie. Sta di fatto che benché avessi solo 14 anni, cercavo di contribuire al buon andamento dell'azienda improvvisandomi rappresentante: ed andavo in giro per le osterie, che a quel tempo a Roma erano moltissime, per vendere il nuovo prodotto confezionato in una grossa scatola verde. Francamente la faccenda non ebbe molto successo ma nel contempo si avviò un ottimo lavoro servendo torte alla maggioranza dei ristoranti di Trastevere. Nel 1960, anno delle Olimpiadi a Roma, pensammo di ideare una torta che avrebbe dovuto essere chiamata Olimpico. Era una torta fatta a forma di cerchio che  simboleggiava i cerchi olimpici. Ma fu in quel periodo che ci fu un fatto che all'epoca fece scalpore:  il famoso spogliarello di Nanà al ristorante rugantino di Trastevere. Fu così che il dolce olimpico cambiò nome e divenne la torta Nanà: che ebbe un grosso successo per molti anni. Ed era in special modo apprezzata dai ristoranti: tra i quali il più famoso e conosciuto era la sora Lella dalla quale andavo praticamente ogni giorno a portare la torta Nanà. La grande sora Lella che trovavo sempre a sfaccendare in cucina: grande donna e grande cuoca di irresistibile simpatia. Nel 1968 si cominciava ad intravvedere un calo del lavoro per il fatto che Trastevere stava subendo un profondo cambiamento. Molti Trasteverini andavano via dal quartiere per abitare nei nuovi quartieri di viale Marconi, portuense o Monte verde nuovo. Si stava quindi pensando di aprire una nuova pasticceria a viale Marconi: dove si era trasferita la maggioranza degli abitanti di Trastevere. Ma si rinunciò all'idea e si attuò un diverso piano: sta a dire, e questa volta l'idea fu mia, di organizzare un lavoro all'ingrosso per la produzione delle specialità Romane e delle uova pasquali. Tanto che ho aperto una attività contigua a mio nome. Dal 1968 al 1975 tutto sembrava filare liscio anche se tra mille difficoltà, un grande lavoro ed un impegno non indifferente. Nel 1976 ci fu un ottimo aiuto dello Stato che per aiutare il pluripremiato giovane imprenditore, pensò bene di mandare una visita della finanza che fece degli accertamenti che a distanza, oramai, di 35 anni non ne ho ancora compreso le finalità. Il fatto è che fui multato per svariati milioni per non aver registrato sul registro dei corrispettivi, che all'epoca era un qualcosa di nuovo, fu infatti il periodo in cui si passò dal regime ige a quello dell'Iva, le uscite. Queste uscite erano i pagamenti degli stipendi e delle pigioni che ammontavano a vari milioni. Malgrado ci fossero tutte, le cosiddette, pezze di appoggio, un simpatico ufficiale della finanza, che tra l'altro mi disse di considerare lo Stato come un socio in affari, avrei voluto dirgli che all'indomani avrebbe alzato la saracinesca lui... ma non lo dissi! Mi mise davanti agli occhi un articolo di legge il quale imponeva che in caso di mancata registrazione sul registro dei corrispettivi non era ammessa documentazione a discarico. Francamente all'epoca non ci capivo granché, malgrado avessi fatto degli studi di ragioneria durante il servizio militare. Questo registro dei corrispettivi non era insegnato nelle scuole: e rappresentava per me una novità assoluta. Comunque la faccenda passò e non mi occupai più del caso. Anche se da quel fatto compresi chi erano i veri padroni... altro che soci. Anzi dirò di più, solo da poco tempo mi sono informato circa il significato autentico del registro dei corrispettivi. Ebbene registro dei corrispettivi significa esattamente registro delle entrate, dove andrebbero segnate come partite fuori Iva le entrate provenienti da incassi dell'azienda del tipo pigioni attive o altro... non le uscite di cassa. Francamente è una faccenda che non ho mai digerito e potrei dire molto di più ma non è il caso di farlo in questo scritto... diciamo per ragioni di sicurezza. In ogni modo non fu questa la ragione fondamentale che mi indusse a desistere. Continuai a lavorare fino al 1988: anno in cui decisi di smettere, senza fallire,  la produzione all'ingrosso per dedicarmi esclusivamente al lavoro del negozio. Il fatto è che, come mio padre, all'inizio della mia attività ho commesso, anche io, un errore: cioè quello di voler produrre delle specialità regionali che il mercato dimostra essere una cosa che non è mai riuscita quasi a nessuno tranne Motta e Sapori: ma anche loro hanno avuto delle gravi crisi. Semplicemente perché i prodotti stagionali natalizi e pasquali con il calo delle tradizioni e andato via via scemando. Ho quindi rinunciato definitivamente all'ambizione di fare l'industriale per essere, credo, un ottimo artigiano: ed al momento posso dire di aver avuto ragione. E l'azienda sta andando abbastanza bene anche se proviene da un brutto periodo. Infatti nel 1991 il proprietario dell'immobile, dove risiede l'azienda da più di 80 anni, ha pensato bene di sfrattarci. C'è da dire che il proprietario dell'immobile, guarda caso, è ancora una volta lo stato. Che ci ha dato lo sfratto senza una valida ragione: che sarebbe troppo lungo dire in questa autobiografia. In ogni modo dopo varie peripezie la causa è stata vinta e da circa cinque anni hanno rinnovato il contratto, con un fitto altissimo... tanto per dare una mano agli artigiani, e tutto sembra procedere per il meglio.

 

    Stavo parlando di mio padre, ma si sa la lingua batte dove il dente duole. Mio padre è morto nel 1983 il 7 gennaio all’età di 78 anni. Lavorò praticamente fino alla fine. Passato il Natale dell'82 ebbe un blocco intestinale, forse per aver mangiato un'abbondante quantità di fettuccine all'uovo, fu quindi ricoverato all'ospedale di Manciano dove era primario un nostro parente: cosa che decise lui, sta di fatto che forse sarebbe stato molto meglio, data l'urgenza dell'intervento, ricoverarsi in un ospedale romano. Rammento, che restai a Roma per il giorno della Befana, che è un giorno di molto lavoro, e partii subito il giorno seguente, cioè il 7 gennaio per Manciano. Quando arrivai era già stato operato e parlai con Mario, che era il chirurgo che lo aveva operato. Mario mi rassicurò che tutto era andato bene e che papà avrebbe potuto ancora vivere a lungo. Ancora non si era svegliato dopo l'operazione, c'erano i primi segni di risveglio. Quando arrivò un infermiere, maldestro che avrebbe dovuto intubare mio padre con una cannula per l'ossigeno. Sta di fatto che l'operazione sembrava non riuscire e provò e riprovò varie volte: facendo cadere tra l'altro attrezzi e bacinelle, di cui non dimenticherò mai il frastuono. Fummo quindi invitati ad uscire urgentemente dalla camera, con un gran movimento di infermieri. Stando fuori dalla camera mi accorsi che un lungo tubicino di silicone che avrebbe dovuto portare l'ossigeno all'interno della camera di mio padre era staccato e quindi mio padre era stato intubato senza ossigeno e non solo; giaceva nel letto con i tubi nel naso da diverse ore che non emettevano ossigeno! Non lo so; istintivamente piuttosto che chiamare qualcuno riallacciai immediatamente il tubo staccato. Dopo poco ci annunciarono che papà era morto. Una triste storia di malasanità. Il fatto è che con l'annuncio della morte mi dimenticai completamente del tubo staccato ed anche dopo non reclamai per l'accaduto: semplicemente perché era una questione insolvibile. Oramai mio padre era morto e a nulla valeva reclamare. Credo che certe questioni possa risolverle solo il Padreterno. Il fatto è che la faccenda può essere attribuita a varie cause molto difficili da accertare, se non impossibili. Credo che potrebbe nascondersi addirittura un giallo. Francamente il dubbio rimane. Racconterò ancora nella mia autobiografia tutte le storie di malasanità che ho sperimentato.

 

    Comunque ancora vedo mio padre sul suo letto di morte, con la segatura sotto le suole, che all'epoca era molto usata per pulire il laboratorio. E nel mentre io ero davanti a lui rattristato e piangente, non dimenticherò mai il fare disinvolto e quasi allegro di mio cognato che si aggirava nei dintorni discutendo e scherzando. Ma parlerò ancora di mio cognato come di tanti altri personaggi incontrati nella mia esistenza … “tanto di tutto, tanto di niente … il ricordo di tanta gente … tante facce nella memoria” o qualcosa di simile; per dirla con la grande Gabriella Ferri.

 

    Dopo questo doveroso intermezzo continuo con la mia autobiografia.

 

    Durante il periodo delle scuole elementari, che va dai sei anni ai 10, durante l'estate andavamo in vacanza  a Barbarano e a Cura di Vetralla. Tra i miei passatempi preferiti c'era la raccolta di carbone lungo la ferrovia che vendevo per racimolare qualche spicciolo. Poi c'erano le feste che si fanno in tutti i paesi, tipo l'albero della cuccagna, la corsa con i sacchi ecc. Le feste nella balera del paese, che attiravano molta gente.

 

    La prima e la seconda elementare, come detto, fui mandato dai  Carissimi. La terza e la quarta elementare l'ho fatta al Francesco Crispi di Monte verde vecchio. Fu infatti in quel periodo che i miei genitori mi mandarono a stare con la signora Giardinieri: che era una conoscente di mio padre che mi tenne con lei per circa due anni. E fu lei che curò la mia frequenza scolastica, anche se non è che stavo con lei tutto il tempo; anche perché la mia casa di via Parini era abbastanza vicina alla casa dell'anziana signora. I miei genitori credo che presero questa decisione in quanto purtroppo erano aberrati di lavoro e non potevano curarmi come avrebbero voluto: anche perché in quel periodo c’era mia sorella Gabriella nata da poco tempo. Con la signora Giardinieri viveva anche  sua sorella Jole e Nella, che più che una domestica era una sorta di perpetua. In quanto alla sorella della signora Giardinieri era purtroppo una handicappata anziana che la signora curava con grande affetto. Tuttavia c'è da dire che l'ambiente era tutt'altro che allegro; anche se la signora Giardinieri faceva del tutto per trattarmi bene. Come detto, frequentai   la terza e la quarta in una classe di orfani e, come si può vedere nella fotografia che ho accluso, in quella classe ero l'unico a portare il fiocco. Il maestro era il signor Procopio, che abitava vicino e che mi impartiva anche delle lezioni private. La signora Giardinieri vedova Mancinelli, aveva una quantità infinita di monete in argento e d'oro intarsiate da suo marito che a suo modo era una sorta di Benvenuto Cellini, sta a dire un incisore veramente provetto. Per il resto non rammento molto: le uniche cose che mi sono rimaste impresse nella memoria sono due. La prima è il fatto che quando c'era vento e le persiane della sua casa provocavano un sibilo, ebbene questo, a parere della signora Giardinieri, era il lamento delle anime del Purgatorio. Benché  piccolo di età non credo che bevessi la faccenda più di tanto e la prendevo con una certa ironia. L’altra cosa che rammento e che per qualche verso ha un po segnato la mia vita è quella che la sig.ra Giardinieri ripeteva sempre una frase insegnamento a mo di consiglio; che pronunciava con tono bonario e con una punta di disillusa e rassegnazione … diceva sempre:- “ Heee!  Figlio mio imparati a parlare …” Aveva ragione la sig.ra Giardinieri! All’epoca non è che la capissi fino in fondo e non ho seguito il suo consiglio perché ho scelto il fare più che il dire! E francamente non me ne sono pentito … se avessi seguito il suo consiglio è probabile che sarei diventato un burocrate! Dio ci salvi! La carriera di “ciarlatano” è l’ultima cosa che nella vita avrei fatto.

 

    Passato il periodo degli spiriti mi iscrissero alla scuola statale Virgilio dove frequentai la quinta elementare. Tutto ciò che rammento di questa esperienza è che fu la prima classe mista, dove c'erano due ragazze. L'Albini e la Gruber che venivano usate per la masturbazione a vista di un mio compagno di banco che era un certo Apolloni. All'inizio non ci capivo molto, vedevo solo un'agitazione nei pantaloni del compagno di banco. Quando ho capito cosa stava facendo feci del mio meglio per cambiare banco... semplicemente perché se lo avessi fatto anche io il banco decollava. Per carità di Dio, non che fossi scevro da certe faccende... figuriamoci che dovevo andare ogni giorno a confessare quante volte lo avevo fatto: tuttavia non mi sembrava una cosa da potersi fare in pubblico: ebbene, lo confesso, io l'Albini e la Gruber le pensavo la sera. In ogni modo dell'esperienza scolastica alle elementari, per quanto riguarda i maestri non rammento moltissimo. L'unico maestro che rammento è Procopio: fumava come un turco e le sue dita della mano destra erano completamente ricoperte di nicotina: il fatto è che il poveretto non visse molto a lungo.

    Durante il periodo delle elementari ci furono degli eventi per me abbastanza importanti: tra i quali il taglio delle tonsille, la circoncisione (che secondo me non andavano fatti), la prima comunione, per la quale mi mandarono a fare gli esercizi spirituali a ponte rotto, dove per diversi giorni sperimentai una sorta di vita monastica e durante la quale mi venne perfino la vocazione di diventare prete. Durante questi esercizi spirituali ci fu addirittura l'apparizione della Madonna: in verità si trattava di una cappella nascosta che conteneva l'immagine della Madonna... fatta comparire improvvisamente... aprendo una grande porta!

 

    Sempre in questo periodo andavo spesso all'oratorio di Santa Maria in Trastevere dove servivo messa ed altre funzioni religiose come chierichetto. Purtroppo ci fu un fatto spiacevole, che francamente non ho mai detto neanche ai miei genitori. Sta di fatto che un giorno un ragazzo molto più grande di me, almeno il doppio, con fare garbato mi portò nella toilette e  tirò fuori quello che aveva tra le gambe! Non gli diedi neanche il tempo di fare alcunché: rammento solo che pronunciai  una frase in romanesco:-“A brutto  fijo de nà mignotta.” e mi misi a correre all'impazzata, traversando tutta la cattedrale fino ad arrivare alla pasticceria che è a circa 100 m. Da quella volta non frequentai più l'oratorio. E mi passò perfino la vocazione di farmi prete. Comunque a tal proposito c’è da dire che si parla molto della pedofilia ai danni di femminucce ma quasi mai di quella sui maschietti! Mi chiedo il perché. Fortunatamente non ho mai subito vere violenze in questo senso; fatto salvo lo scampato pericolo dove mi hanno salvato riflessi e gambe! Viceversa mi capitava spesso, quando mio padre mi dava le cento lire per andare al cinema Induno, che a Trastevere si chiamava “Er pidocchietto”, che un pederasta seduto vicino a me allungasse la mano tra le mie gambe … e dovevo alzarmi e finire la visione del film in piedi!

 

    Per quanto riguarda i divertimenti, all'epoca non è che ci fossero molte cose: ci si divertiva tra ragazzi con la nizza e quindi bastava un bastone ed un pezzo di legno appuntito per giocare. Poi c'erano i carrettini che fabbricavamo da soli con pochi pezzi di legno e dei cuscinetti a sfere: e con questi si scorrazzava per le strade di Monte verde vecchio specialmente allo scapicollo di via Francesco dall'Ongaro. C’erano anche le biglie colorate, giocare a palline era il mio divertimento preferito e ne avevo sempre le tasche piene. Erano proprio altri tempi, ed anzi noi stavamo molto meglio dei nostri genitori. Mio padre raccontava sempre del furto della paperella... infatti quando era molto piccolo un giorno andò con il padre a Villa Borghese e rubò una paperella ad un bambino, di quelle che galleggiavano nell'acqua, ed il padre non solo gliela fece restituire ma lo condannò anche a stare tre giorni a pane ed acqua legato alla gamba di un tavolo!

 

    Del periodo che va dal 1945 al 1950, sta a dire il tempo delle scuole elementari, ho dei ricordi  frammentari. Ricordo ad esempio Domenico Assogna che era un ragazzo che lavorava come apprendista nel laboratorio. Mi accompagnava spesso a scuola con una grossa Harley Davidson. Lo chiamavano l'americano... sta di fatto che emigrò veramente negli Stati Uniti e li è vissuto per tutta la sua vita. Dopo una vita piuttosto movimentata. Realizzò il suo sogno: rammento perfettamente quando partì per l'Australia dove andò per fare il boxeur ed in vero riuscì nell'intento diventando campione australiano dei mediomassimi e guadagnando discrete cifre durante la sua carriera. Dopo di ciò si recò negli Stati Uniti in California dove ha aperto una pasticceria mettendo in pratica gli insegnamenti di mio padre... di tanto in tanto veniva a trovarci e spesso mio padre gli inviava dosi e procedimenti. Pochi anni or sono è stata l'ultima volta che è venuto a trovarci … purtroppo.  Quando è arrivato è voluto andare nel laboratorio per vedere l'inferriata di una finestra dove una volta gettò delle piume di pollo tolte da un cuscino per far vedere a tutti che anche lui mangiava il pollo! Domenico era un tipo piuttosto vivace e dagli operai le prendeva spesso di santa ragione: grande e grosso quale era non si ribellava. Successe un giorno che delle donne che abitavano nello stabile, si misero a gridare cercando di difendere il povero ragazzo che spesso veniva malmenato. Al che Domenico si aggrappò a quell'inferriata gridando:

-“ Fateve li cazzi vostri... che chi me fa piagne da piccolo me fa ride da grande!”

   Da quel giorno Domenico non prese più botte! Ed ha veramente riso: facendo fortuna: in California ha aperto quattro pasticcerie, si è fatto una famiglia ed i suoi figli sono tutti laureati... purtroppo: non so chi manderà avanti le pasticcerie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    Un altro evento per me importante di questo periodo fu la nascita di mia sorella Gabriella nel 1947. (Foto sopra.) A Gabriella ho dato il nome, infatti i miei genitori  esaudirono il mio desiderio che era per l'appunto di chiamare la nuova sorellina Gabriella. Credo che fu per questo  fatto che i miei genitori mi mandarono a stare con la signora Giardinieri, cioè per avere più tempo, giustamente, da dedicare a lei.

 

    Un altro mio ricordo di questo periodo è che andavo spesso dal dottor Troili, che abitava in una grandissima casa a piazza Santi Apostoli e spesso andavo a passeggio con sua figlia Fiorella a Piazza Venezia e al Colosseo. Una faccenda che mi è rimasta molto impressa nella mente è il fatto che quando per la prima volta passammo davanti al monumento al milite ignoto di piazza Venezia; chiesi a Fiorella cosa fosse questo grande monumento e lei mi rispose:- “E’ il monumento al milite ignoto”. E francamente, un po' da piccolo cretino, non riuscivo a comprendere per quale motivo avessero innalzato un monumento ad una persona che in quanto ignota non poteva essere conosciuta. Cioè un monumento ad uno sconosciuto... insomma non arrivavo a capire la questione. Fiorella faceva del suo meglio per spiegarmelo: ma non mi entrava proprio nel cervello... ed insistevo fino alla nausea sul fatto che non era possibile fare un monumento ad uno che non si conosce. Ora questo sarebbe niente: il problema è che arrivato a 70 anni ancora non ho capito per quale motivo hanno eretto un monumento ad uno sconosciuto... chissà, faccio un'ipotesi, forse per mettersi la coscienza in pace dopo aver sparato alle spalle dei soldati che nelle trincee del 15 18 non avanzavano di fronte al nemico e restavano lì morti e senza nome con la sola colpa di aver seguito i loro pupazzi, succitati, in una guerra che non gli apparteneva e diventando poi un solo grande pupazzo che li rappresenta nel monumento al milite ignoto... non so, sono ipotesi!

 

     Bene, quelli esposti sono i ricordi più salienti di questo periodo ovviamente ce ne sono molti altri che renderebbero troppo prolisso il racconto. Che so, posso solo fare qualche accenno. Ad esempio andavo spesso con mio nonno Umberto in giro con il suo tassì. Ed ho imparato a guidare alla tassìnara imparando trucchi e trucchetti del mestiere, tanto che poi a 18 anni pensai anche alla possibilità di intraprendere questo lavoro. Ho dato anche gli esami per prendere la patente di piazza... ma fortunatamente fui bocciato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capitolo secondo

 

ANNI 50

 

SUL MONUMENTO AL MILITE IGNOTO

 
fino a 20 anni.

 

L’APPRENDISTA PASTICCIERE

L’ATLETA.

 

 

 

 

    Nel 1950 i miei genitori cambiarono casa: lasciarono la casa di via Parini in affitto per andare in un appartamento in proprietà sito in via Crescenzio. Una bella casa di 100 m² con vista su Castel Sant'Angelo. Dal quarto piano dove abitavamo si vedeva benissimo il grande angelo bronzeo che domina Castel Sant'Angelo che avevo davanti agli occhi ogni volta che mi affacciavo alla finestra.

 

    Il cambio di casa coincise però con l'iscrizione alla scuola dei Salesiani come interno, nel senso che dormivo nel collegio dei Salesiani per tutto il periodo scolastico della prima media.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    Dai Salesiani feci anche la seconda media: ma come esterno, nel senso che andavo a scuola ogni giorno e dormivo a casa, anche se la scuola era molto distante dalla mia casa e quindi per andarci prendevo ogni giorno quattro autobus. I Salesiani erano un po' come i Carissimi che avevo frequentato alla scuola elementare... educavano con bastone e caramella. Con l'aggiunta di torture psicologiche del tipo passare l'ora di ricreazione in colonna e con le mani sulla testa, invece di giocare. E francamente preferivo le bacchettate sulle mani. Quello che mi è rimasto impresso è un prete di cui non rammento il nome ma solamente il soprannome  sta a dire lo chiamavamo il “cinese”, che è quello con la freccia sulla testa nella fotografia: il soprannome se lo era guadagnato grazie alle sue sofisticate torture, per l'appunto cinesi. Ma insomma: non ci hanno mai ammazzato, né lasciato segni e tutto sommato per i piccoli delinquenti che eravamo un po' di botte ce le meritavamo. Ripeto ci hanno insegnato a sopportare il dolore: che come ho detto è un fatto fondamentale nella vita ed in questa realtà. Quindi... grazie al cinese. Ma comunque dai Salesiani non c'erano solo torture ma anche un'ottima scuola. C'era una grande quantità di laboratori che insegnavano i mestieri... in pratica, nel senso che i ragazzi apprendisti dei vari mestieri lavoravano concretamente producendo con i preti artigiani: come tipografi, come falegnami, come cuochi, come orafi, come sarti ecc. intendo dire che apprendevano lavorando in modo concreto piuttosto che esclusivamente scolastico come di fatto sta attuando lo Stato al giorno d'oggi... che insegna i mestieri con metodi scolastici teorici pretendendo poi che gli artigiani li assumano, pagando, per il praticantato!!!

 

    Dai Salesiani o passato una infinità di ore in colonna; mentre gli altri bambini giocavano: all'epoca era una cosa che non digerivo ma francamente, ripensandoci, mi ha dato modo di meditare su molte cose e piuttosto che giocare ho imparato che la vita non è solo gioco ma anche, e forse soprattutto, responsabilità e  lavoro. Perché in fondo non si può sempre giocare: come tutto sommato vorrebbero i ragazzi; un po' di sofferenza aiuta sicuramente a maturare. E quindi ancora una volta evviva il cinese! Che mi ha insegnato a trovare la giusta misura tra gioco e lavoro!

 

    Come detto durante il secondo anno dai Salesiani andavo ogni giorno in autobus a scuola. E francamente lo preferivo al fatto di dover dormire in collegio: in quanto avevo la possibilità di uscire dal collegio: ogni giorno sull'autobus vedevo un sacco di gente: e la cosa mi piaceva moltissimo. In più quando uscivo dal collegio a piazza Santa Maria Ausiliatrice c'era un bar con il calcetto e con i compagni di scuola si passava qualche tempo a giocare. Poi si potevano  vedere le prime televisioni esposte nei negozi; dove c'era sempre un capannello di gente a guardare la nuova invenzione. Spesso mi fermavo alla sala  flipper di via Orazio per pochi minuti in quanto dovevo passare lì davanti per andare a casa, più per guardare che per giocare: non è che avessi molti soldi in tasca. Rammento che un giorno che stavo appunto in questa, tutto sommato innocente, sala di filipper,  che in quel periodo era molto in voga, successe una cosa che non dimenticherò mai. Ci fu un'irruzione della polizia: diciamo una retata. C'è da specificare che questo negozio dove erano i biliardini era aperto e il flipper che stavo guardando era collocato quasi fuori dalla porta: intendo dire che non era sicuramente una bisca clandestina. Sta di fatto che quando arrivarono questi poliziotti la maggior parte dei ragazzi, che erano lì, sono scappati ed io che francamente non ci avevo capito nulla: restai lì a guardare come un broccolo. Insomma fui caricato su una camionetta della polizia: il cosiddetto cellulare: dentro il quale, tra gli altri, cerano prostitute, ladri ecc. fui condotto come un pericoloso delinquente a San Vitale, cioè alla questura centrale. Lì fui fotografato con tanto di numero di fronte e di profilo. Mi presero le impronte digitali. E restai lì diverse ore piangente ad invocare la mamma. Ovviamente non so chi condusse questa brillante operazione: che mise i miei genitori in seria apprensione per diverse ore. Comunque, per carità, niente di grave; ne possono succedere di molto peggio. In fondo si è trattato solamente di un “legittimo accertamento”... su un broccolo che non è scappato al momento giusto. Questa è stata una esperienza, la prima del genere, ma nella mia vita in seguito, come racconterò, di queste esperienze, ma molto peggio, ce ne sono state altre. Questa è stata solamente una faccenda che mi ha messo la pulce nell'orecchio... anche se non ci capivo nulla. C'è un fatto: che questi signori hanno avuto il potere di arrestare un bambino di soli 10 anni, ovviamente privo di documenti, ed invece di avvertire subito i genitori come ho immediatamente chiesto di fare, piuttosto che metterli in seria agitazione, mi hanno letteralmente arrestato come un delinquente. Ho detto che questa faccenda non è stata molto grave: ma per me è molto importante perché è stato uno dei primi abusi di potere commesso dagli esponenti delle istituzioni nei miei confronti.

 

 

    La terza media la feci all'istituto Tozzi di Monte verde nuovo. Ed anche questa scuola era abbastanza lontana da dove abitavo però c'era il vantaggio che l'istituto Tozzi aveva un pullman che passava a prendere tutti i ragazzi ogni mattina alle loro abitazioni. Sul pullman  ogni mattina tra gli altri cerano Danila e Giampiero, che salivano prima di me, infatti Danila abitava a piazzale degli Eroi e Giampiero a via Cola di Rienzo. Insomma, per farla breve, c'è da dire che eravamo entrambi innamorati di Danila: sta di fatto che una volta a causa di Danila abbiamo litigato, e quel giorno abbiamo addirittura organizzato un duello a singolar tenzone! Infatti scesi dall'auto una fermata dopo perché avremmo dovuto batterci... per la conquista della giovine donzella... roba da matti! Sta di fatto che dal momento che non avevamo scelto l'arma del duello avremmo dovuto fare a pugni. Ci mettemmo in posa da boxeur, ma nessuno dei due accennava a dare dei colpi... eravamo tutte e due sulla difensiva: sta di fatto che ad un certo punto ci venne da ridere e da quel momento siamo rimasti amici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    Quando frequentai il Tozzi avevo 13 anni e fu il mio ultimo anno di scuola obbligatoria... da parte dei miei genitori: infatti in seguito, durante il servizio militare, ho fatto anche una scuola volontaria prendendo... “quasi” il diploma di ragioniere. Del periodo in cui andavo al Tozzi rammento bene tre professori. Di uno rammento il nome e cioè il professor Nicolai. Degli altri due non rammento il nome ma uno è quello nella foto di gruppo con la freccia bianca sulla testa e l'altro non è nella foto. Il fatto saliente che mi è rimasto impresso nella mente è che il professore con la freccia bianca era molto educato e dava del lei a tutti i ragazzi, e quando lui era in classe non volava una mosca: le piccole carogne erano tutte attente e rispettose. Viceversa quando era in aula l'altro professore la classe si trasformava in una sorta di bordello dove tutti giocavano, parlavano, lanciavano palline, si toccavano il sedere, fumavano, facevano scherzi ecc. letteralmente fregandosene del professore che subiva addirittura ingiurie e sberleffi. Quanto al professor Nicolai, c'è da dire che non insegnava nella nostra classe però io, Giampiero e Agostino andavamo spesso da lui perché ci offriva le sigarette...  Serraglio e quindi presi il vizio del fumo a 13 anni. Capitava spesso che si marinava la scuola per andare un po' a zonzo per la città. Insomma Giampiero, Agostino ed io... nell'ordine eravamo gli ultimi della classe ovviamente io battevo tutti ed ero di gran lunga l'ultimo assoluto... tanto che con la mia pagella mettendo una X. al posto di tre ci si poteva fare la schedina del totocalcio! Però passai a giugno! Infatti quando si approssimavano gli esami di terza media: negli ultimi 15 o 20 giorni mi misi a leggere tutti i libri che non avevo mai aperto. Ed all'esame risposi non dico a tutto, ma abbastanza da prendere sei di media e addirittura otto nel tema d'Italiano. Tanto che il professore gentiluomo, quello che ci dava del lei, rimase stupito e mi chiese:-“ Ma Valzani lei come ha fatto ad imparare tutte queste cose?” Risposi...-“ Ma non so professore ho semplicemente letto i libri!”… Ovviamente ho detto una bugia: perché sapevo già tutto dalla nascita e la lettura è stato solo un ripasso!

 

    Terminata la scuola media si pose il problema se avessi dovuto continuare gli studi o meno. Per la verità non ci pensai molto: era un periodo in cui nell'azienda c'era qualche problema economico e non me la sentivo di seguitare a studiare con i miei genitori che lavoravano dalla mattina alla sera, almeno 14 ore al giorno. E così tutte le mattine alle sei andavo con mio padre a lavorare nella pasticceria con il tram 23. E comunque non è che avessi una grande passione per lo studio! Quando andavo a scuola c'era una nenia che i miei genitori ascoltavano sempre dai maestri:-“ E’ intelligente ma non si applica!” Che è una cosa che per qualche verso sollevava i miei genitori: infatti sarebbe stato peggio se gli dicevano che mi applicavo ma ero scemo! Sta di fatto che la verità è che giudicavo ciò che mi insegnavano troppo elementare... (troppo elementare non si potrebbe dire ma lo dico lo stesso.) avrebbero dovuto mandarmi direttamente all'università! Ma siccome ciò non è possibile ho preferito lavorare. Ho quindi preferito l'università della vita e della strada. Infatti la pasticceria è sulla strada... ed in 60 anni ne ho viste!... Ed alcune le racconterò. Insomma, diciamolo chiaramente, la mia sensibilità era tale che a studiare, sfruttando i miei genitori, avrei fatto schifo a me stesso... strano ma è così: non so, forse sbagliavo, ma è ciò che ancora penso: e di quella decisione non me ne sono mai pentito.

 

    Il lavoro era molto e si stava nel negozio dalle sette del mattino alle nove di sera, senza interruzione: infatti le pasticcerie non hanno mai fatto la chiusura pomeridiana come le altre attività. C'era sempre una pausa per il pranzo e mia madre cucinava per tutti: sia per noi che per gli operai e si mangiava tutti insieme specialmente durante le festività natalizie e pasquali: quando cioè il lavoro era molto ed il personale doveva fare gli straordinari: che a quel tempo gli operai potevano fare a loro volontà. La cosa era abbastanza divertente. Di operai e apprendisti in quel periodo ce ne sono stati molti ed alcuni li rammento in modo particolare: c'è stato il sor Dante che in onore al nome sapeva la divina commedia a memoria e spesso ne citava i passi. Il sor Carlo che aveva una grossa pancia che usava per arrotolare i dolci. Nella pasticceria hanno lavorato anche alcuni parenti e figli di amici di mio padre: Sandro e Nanni, miei cugini. Italo fratello di mia madre. Carlo figlio di un caro amico e collega di mio padre che poi  si trasferirono in una nota pasticceria del centro a piazza del popolo dove il padre di Carlo, soprannominato “er piagnone”, perché  era molto meticoloso ed aveva sempre qualcosa da ridire sul lavoro degli operai, era capo laboratorio. Carlo Salustri venne a lavorare come apprendista insieme a Mario Schifano di cui era amico. Ed entrambi avevano delle ambizioni artistiche. Infatti Mario Schifano diventò il grande artista che è stato e Carlo Salustri diventò comunque un ottimo primo pasticcere che aveva un particolare talento nella decorazione delle torte e si dedicava anche alla pittura. Realizzava degli ottimi dipinti di carattere religioso e francamente, per quanto posso capire, sarebbe stato molto meglio se Carlo avesse fatto il pittore e Mario il pasticciere! Comunque è andata come è andata. Quanto ai miei cugini Sandro e Nanni: Nanni fece l'apprendista per poco tempo e poi cambiò strada. Sandro diventò un bravo pasticciere che ha lavorato per tutta la sua vita con Carlo a piazza del Popolo. Sandro da piccolo aveva lavorato con il padre Ercole come apprendista tipografo ma purtroppo ebbe un grave incidente sul lavoro che gli ridusse la mano sinistra in poltiglia. Dopo varie operazioni recuperò in qualche modo la sua mano che però aveva dei movimenti limitati che non gli permisero di fare il mestiere del padre e quindi venne a lavorare nella pasticceria dove, grazie alla sua volontà, riuscì ad imparare bene il mestiere e lavorare con buona abilità. Mio zio Italo imparò il mestiere, poi andò a lavorare con Carlo ma lasciò per impiegarsi nello stato.

 

    Quanto al mio lavoro di apprendista che svolgevo nell'azienda nei primi due o tre anni mio padre mi ha fatto fare la classica gavetta, giustamente, e quindi facevo la fontana rigorosamente con acqua fredda. Pulivo le telie a montagne, scopavo per terra, lavavo i pavimenti, pulivo le macchine, andavo a fare le consegne in bicicletta; cosa che mi piaceva particolarmente in quanto oltre ad uscire dal laboratorio potevo fare un po' di mance, e poi aiutavo anche nel lavoro in tanti piccoli lavoretti adatti ad un apprendista del tipo: mettere nelle telie i dolci, impastare, battere la panna, mettere le ciliegine: insomma tutto quello che un apprendista può fare... e quindi collaborare attivamente al lavoro nel mentre si impara il mestiere.

 

    Le consegne delle torte le facevo parte in bicicletta e parte a piedi. Ovviamente a quelle più lontano ci andavo con la bicicletta tipo Monte verde nuovo o Monte verde vecchio. Le consegne a Trastevere le facevo a piedi ma sempre di corsa... tanto che un giorno il sor Quattrucci che era un signore che stava sempre da Mario il ciclista: dal quale andavo spesso per riparare la bicicletta mi disse:-“ Hao! ma vai sempre de corsa... ma perché non vieni a core co noi?” infatti il sor Quattrucci gestiva una squadra di atletica leggera, in vero piuttosto sgangherata: la Quattrucci sport, che si dedicava all'atletica leggera ed alle corse ciclistiche. Gli risposi che non potevo perché avevo sempre da lavorare e siccome le gare di atletica si svolgevano perlopiù la domenica giorno che per noi era di più lavoro la faccenda era assolutamente impossibile. Però cominciai a pensarci... cioè a sognare di diventare un campione sportivo... addirittura la notte sognavo di salire sul podio delle Olimpiadi! Chissà: forse mi avrebbero soprannominato il pasticciere volante! Comunque da lì a qualche anno, a circa 17 anni ottenni il permesso di mio padre di frequentare degli allenamenti presso l'associazione sportiva Roma. In vero la frequentai per poco tempo perché essendo molto distante, il Foro Italico, mi impegnava troppo: infatti dovevo essere lì almeno tre volte la settimana e sottraeva troppo tempo al mio lavoro. D'altro canto non è che agli allenamenti andavano troppo bene: secondo l'allenatore c'era qualcosa che non andava; mi diceva:-“Ma possibile che uno con il tuo fisico...” per farla breve decisi di non andarci più. Però mi aggregai alla Quattrucci Sport e spesso il sabato e la domenica, dopo il lavoro e dopo aver litigato con mio padre, andavo qualche ora esclusivamente a fare le gare... cioè senza allenarmi: infatti l'allenamento lo facevo consegnando le torte! In ogni modo la faccenda mi divertiva molto, ed era un'occasione per scappare dal laboratorio di tanto in tanto. Mi divertivo a fare tutte le specialità: la corsa, il disco, il lancio del peso, il lancio del giavellotto, il salto in alto, il lungo, il triplo ecc. facevo il decathlon, il salto con l'asta: insomma tutto... ma non andavo un granché in niente. L'unica specialità in cui me la cavavo con i migliori risultati erano i 400 m. In ogni modo il miglior risultato che ottenni era un misero 59 secondi e qualcosa... che non era proprio alla portata di tutti ma insomma si può ben dire che ero una mezza cartuccia e siccome la cosa non mi garbava molto lo feci per un paio d’anni e poi lasciai stare per dedicarmi a tempo perso ad uno sport che mi garbava di più: la caccia alle ragazze! Comunque la faccenda mi fu abbastanza utile allorché ho fatto il servizio militare ai Granatieri di Sardegna mi misero nella squadra di atletica dove facevo esclusivamente i quattrocento metri: e grazie agli allenamenti, che li si facevano ogni giorno, ottenni anche dei discreti risultati ed un notevole progresso: infatti facevo i quattrocento in circa 51 secondi... evidentemente l'allenamento costante era molto meglio della corsa con le torte. Lo sport durante il servizio militare mi impegnò a tempo pieno... nel senso che non è che si lavorasse molto: te la cavavi con un paio di ore di allenamento, avevamo dei privilegi del tipo circolare in caserma con la tuta, doppia razione di carne, e libera uscita pomeridiana. Infatti visto che non avevo molto da fare mi iscrissi alle scuole serali per fare ragioneria. Di modo che ero libero anche la sera fino a mezzanotte ed oltre. Feci tre anni in uno all'istituto Ferraris di piazza di Spagna. Conseguendo il diploma di computista commerciale in un anno. Poi dopo il militare feci due anni in uno per il conseguimento del diploma di ragioniere lo terminai ma non diedi mai l'esame per motivi che spiegherò in seguito. Insomma misi a frutto un periodo che giudicavo tempo perso... in tutti i sensi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    A quel tempo l'importante dello sport era partecipare e non vincere come oggi: tuttavia per me non è stato mai importante ne partecipare ne vincere: per il sottoscritto l'importante era l'auto superamento. Non a caso facevo tutte le specialità anche se non andavo molto bene nei confronti degli altri atleti io ero contentissimo quando facevo un secondo in meno o 1 cm in più di quanto avessi fatto prima. Insomma gareggiavo non contro gli altri ma contro me stesso! Ciò che pensavo ed ancora penso è che ognuno di noi ha dei limiti insuperabili e nello sport come nella vita a nulla serve combattere contro gli altri: viceversa è importantissimo combattere contro se stessi ed i propri limiti. Quindi nella vita io ho sempre combattuto ed ancora combatto contro me stesso... se poi qualcuno viene sconfitto è per puro caso! Questo è ciò che lo sport mi ha insegnato. Non mi risulta che la stessa cosa sia stata insegnata a molti altri! Ne nessuno me lo ha insegnato e quindi ho dovuto impararlo da solo.

 

    Durante questo periodo in cui ho fatto il burocrate impiegato dello Stato, sta a dire il militare... infatti venivo pagato con soldi pubblici L. 99 al giorno corrispondenti ad un pacchetto di sigarette Alfa, ho compreso come funzionano gli impieghi pubblici! Sta a dire che funzionano poco o niente! Quando arrivai al reggimento Granatieri di Sardegna, anche io raccomandato di ferro, dopo un po' mi fecero caporale con una raccomandazione, poi divenni caporalmaggiore... e stavolta senza raccomandazione o meglio con l'auto raccomandazione. Infatti siccome stavo in fureria dove lavoravo una decina di minuti al giorno, posto che mi aveva lasciato un mio amico commilitone un certo Tommasi, più anziano di me, quando si era congedato; arrivò una circolare dove si chiedeva di segnalare i nominativi dei nuovi caporalmaggiori. Incombenza che doveva toccare al capitano della compagnia... ma siccome il capitano non c'era mai ed anzi ne conoscevo la firma ma in diversi mesi non avevo mai avuto il piacere di conoscerlo personalmente: ci misi il mio nominativo e quello di un paio di amici!... In quanto di  “nipoti” in caserma non ne avevo. Poi siccome  non avevo nulla da fare a parte le due ore di allenamento della mattina e i dieci minuti in fureria: visto che non c'era nessuno a cui chiederlo; mi chiesi il permesso di frequentare la scuola serale su carta semplice: e me lo rilasciai in pochi minuti. Come ho detto mi iscrissi al Ferraris: pagando una discreta cifra per l'epoca di circa L. 300.000. E quindi tutte le sere andavo a scuola dalle 20 alle 24. Inutile dire che studiavo molto intensamente e volentieri: non che la ragioneria mi appassionasse più di tanto ma ero convinto, credo a ragione, che fosse indispensabile alla conduzione dell'azienda. Circa i professori del Ferraris posso dire che erano delle ottime persone in particolare rammento il professor Carpaneto persona molto colta che insegnava storia e Italiano. Le sue lezioni erano molto interessanti. Il professor Carpaneto mi chiamava ironicamente generale: di lui rammento un insegnamento che mi diede quando commentò un tema che avevo fatto: il mio tema iniziava con questa frase:-“In ragione della mia scarsa cultura in merito al tema posso dire...”il professor Carpaneto mi disse:-“Valzani lei sbaglia si può scrivere un libro anche senza una base culturale...” ed infatti ecco il libro: lo sto scrivendo. Stranamente non rammento più il professore di ragioneria né quello di economia e viceversa rammento benissimo il professore di chimica... non rammento il nome ma il soprannome che gli avevo affibbiato cioè “Prof. Freccia” : sta di fatto che quando scriveva le sue formule sulla lavagna faceva sempre una freccia nel mentre che la enunciava... stà a dire gridava:-“Frecciaaaaaa!!!” Comunque la chimica non mi interessava più di tanto e quando c'erano le sue lezioni io seguivo con un orecchio nel mentre che  leggevo il libro di ragioneria sotto il banco... tanto che una volta il professor freccia mi disse:-“ Ma Valzani lei non segue? Venga alla lavagna e mi ripeta cosa stavo dicendo.” Andai alla lavagna e gli feci la formula richiesta. Come al solito la sapevo dalla nascita! C'è da dire anche che molti professori quando entravano in classe la prima cosa che facevano era il commento della politica del giorno: approfittandone per fare una sorta di indottrinamento politico. Che io non seguivo mai: così mentre gli altri parlavano di politica io mi leggevo il solito libro di ragioneria. Una volta un professore, credo fosse quello di ragioneria, mi redarguì dicendo:-“ Ma Valzani lei non segue? Mi alzai in piedi e gli dissi:-“ Professore io pago per apprendere la sua materia che non mi risulta essere la politica quindi se gentilmente dalla politica vuole passare alla ragioneria io la seguo: viceversa seguito a leggere il libro di ragioneria. La politica non mi interessa: se volessi interessarmi di politica andrei in qualche partito... ma non voglio!” Da quel giorno, grazie a Dio, non si parlò più molto di politica. Superfluo dire che il professore in questione era un Comunista!

 

    Quello che stavo raccontando non si colloca perfettamente nell'ambito di questo capitolo, perché è successo quando avevo circa 21 anni; ma insomma da un punto di vista cronologico non mi è facile collocare gli eventi quindi molti fatti  li anticiperò ed altri li dirò in ritardo rispetto all'effettiva cronologia: ma non credo ciò abbia molta importanza. Stavo parlando di politica, facendo un passo indietro, all'età di circa 14 16 anni oltre ad essere un appassionato della Roma, che “apparentemente” con la politica non c'entra nulla, durante le elezioni mi andavo a sentire i comizi di tutti i partiti: semplicemente perché in ragione della mia giovane età, con molto scrupolo, dovevo scegliere un partito, un'ideologia, insomma una visione sociale un modo, un metodo sociale... che all'epoca ritenevo molto importante. E così, stavo dicendo che mi andavo a sentire tutti i comizi dei vari partiti: comunisti, movimento sociale, democrazia cristiana, uomo qualunque, repubblicani, liberali, socialisti, ecc. ecc. il grosso problema fu che dopo averli ascoltati... avevano tutti ragione... alla fine del discorso l’evviva l'Italia era lo stesso per tutti i partiti e mi entusiasmavo e battevo le mani a tutti indistintamente... perché mi avevano convinto!  Quindi allorché compiuto il 18º anno di età mi fu richiesto di mettere una croce su un modulo... di croci ne misi tante quanti erano i partiti! All'epoca del servizio militare avevo definitivamente smesso di pensare alla politica! Ed ero interessato esclusivamente al mio lavoro ed alla vita!

 

    Ma facciamo un passo indietro: quando entrai nell'azienda di mio padre come apprendista, erano appunto gli anni 50: Trastevere era in continuo sviluppo ed era un quartiere molto vivo, pieno di bambini, di artigiani, di negozi, di ristoranti... ed alcuni onesti ladri: infatti, malgrado la nomea di quartiere malfamato, a Trastevere di delinquenti non ce n'erano tutto sommato molti e quei pochi in fondo non disturbavano più di tanto. Infatti non abbiamo mai  subito autentici furti, ad eccezione delle pastarelle che alcuni bambini poveri si prendevano da soli senza pagare. Ma non sono mai stati redarguiti più di tanto! Ed anzi molto più tardi quando questi ragazzi erano cresciuti a mio padre gli dicevano scherzando:-“Ha sor Vincè… sapessivo le paste che v’avemo fregato!”... E mio padre... èh! lo so... lo so. In verità in quel periodo subimmo un solo furto: infatti tre bambini allargarono con il cric di un'automobile le famose sbarre della famosa inferriata, che come detto, ci si affacciava Domenico. Da quel tempo quelle sbarre sono rimaste allargate, mio padre ci fece mettere un'altra sbarra per ostruire l'apertura e risolse il problema con poca spesa. Insomma quei bambini entrarono nella pasticceria e fecero bisboccia: mangiando tutto quello che potevano, presero alcuni dolci, dei pupazzi di peluche, una bottiglia di spumante e furono quindi catturati per la strada con la refurtiva in mano, in una brillante operazione della polizia, (che somiglia tanto a quella su descritta che è capitata a me) che ci restituì pupazzi e dolci... anche se noi avevamo proposto di lasciarglieli... in fondo quei bambini avevano realizzato il sogno di molti bambini; sta a dire quello di fare gozzoviglia in una pasticceria. Molto francamente non catalogherei un'azione simile come  furto... i furti sono altri: sono quelli che vengono chiamati dazioni, peculati, crisi morale, questione etica, mazzette, finanza creativa... ecc. ecc. sta a dire: i veri furti effettuati con destrezza ed abuso di potere! Che dovrebbero costituire una aggravante rispetto agli altri furti sia semplici che con scasso o a mano armata. Per non parlare poi dei furti che oltre all'aggravante della destrezza e dell'abuso di potere includono anche una super aggravante costituita dalla speculazione sulle disgrazie altrui tipo; speculazioni sulla sanità, sulla giustizia, sui terremoti, sulle alluvioni, sulle guerre ecc. ecc. Ma stavo dicendo che malgrado la nomea di quartiere malfamato la verità è, che per quanto posso ricordare, in quel periodo di fattacci non ne sono mai successi... eccezione fatta per il famoso fattaccio dell'800 citato nell'omonima poesia del poeta Amerigo Giuliani: che successe proprio nel portone che sta davanti alla pasticceria. Trastevere era il quartiere delle matrone! A via del moro in molti negozi    c'erano delle donne. Davanti alla pasticceria c'era la sora Filomena... la tripparola che vendeva le frattaglie; molto usate dai Romani: che so: per fare la paiata, la trippa alla romana, l'ossobuco, le animelle, ecc. nella pasticceria c'era la sora Virginia, cioè mia madre. Poi c'era la sora Norina la tabbaccara. La sora Concetta la pastallovara. La scarfarottara che vendeva le pantofole. La mercantina. Lili la parrucchiera. Ma poi, nell'ordine, al numero 36 c'era il ghiacciarolo che vendeva le colonne di ghiaccio che servivano per fare il gelato e per rinfrescare le ghiacciaie: a quel tempo i frigoriferi non erano molto usati. Il ghiacciarolo era molto comodo perché stava accanto al nostro locale e tutte le mattine ci passava le colonne di ghiaccio che occorrevano per il nostro lavoro. Al numero 37a c'era il macellaro. Al numero 37b c'era, ed ancora c'è la nostra pasticceria. Ai numeri 37c e d c'era Ferreri il lattoniere che produceva ogni sorta di pentole in alluminio, di latta e d'acciaio. Quando Ferreri lasciò nel 1968 il locale lo presi io per aprire una attività di fabbricazione di specialità romane, pangialli, panpepati, torroni, uova pasquali ecc. nel 90 lo lasciai: dopo di ciò in 20 anni in quel locale sono passate almeno una dozzina di tentativi commerciali di vario genere ma maggiormente sale da tè e caffetterie tutte regolarmente fallite: attualmente è chiuso. Al numero 39 c'era Giovanni con il suo bar latteria che ha gestito per anni: era un bar normale, che sulla porta aveva ed ancora ha un'insegna dipinta che raffigura dei soldati, e tre nere. Il bar come detto è ancora lì ed è uno storico bar che attualmente è diventato molto più antico di prima. La verità è che l'antico caffè del moro non era in quel “punto vendita” ma bensì nel negozio di fronte, dove per anni poi c'è stato il carbonaro: e non era affatto un caffè con stigliature antiche, raffinate ed eleganti: cioè non era un bar di lusso, come il caffè Greco che è il primo bar storico di Roma, ma l'antico caffè del moro era quasi una stalla: infatti ci si faceva il caffè con  l’antica caffettiera napoletana, quella che quando l'acqua bolle si toglie dal fuoco e si capovolge... insomma era quello che a Roma era chiamato un “gricio” che vendeva un po' di tutto... questa è la vera storia dell'antico caffè del moro nel povero quartiere di Trastevere... altro che il finto antico dell'attuale bar.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


                                                                              GIOACCHINO CHIOVINI

 

 

    Dopo il bar al numero 40 c'erano  i cosiddetti “Cacchioni”: che era una famiglia di poveri, l'unica di Via del Moro, che abitava in un basso; dove una volta c'era una stalla con le mucche che forniva il latte al Caffè del Moro. Di questi non so molto: rammento solamente che l'ultimo rimasto della famiglia, era un po' il matto del villaggio. E andava in giro gridando in continuazione dalla mattina alla sera:- “Fatte vede Nazzarè”. A via del Moro di matto del villaggio ce ne stava anche un altro: Salvatore che si vantava con tutti di essere un ladro!... Più onesto di così! Cioè l'onestà intellettuale di dire la verità anche a discapito della propria reputazione! Lo fecero vedere anche al telegiornale: dove davanti al giudice affermava e si vantava di essere un vero ladro, il povero Salvatore. Anche lui negli ultimi tempi della sua vita andava in giro gridando varie  frasi tra le quali: “Li dottori so tutti assassini.” “Hanno rotto er culo a tutte le donne.” ecc. Di Salvatore rammento che una volta rubò un cane; che una nostra cliente aveva legato fuori dalla porta. Era un cane di razza e la signora rientrò nella pasticceria trafelata reclamando il furto del cane. Pensai subito che era stato Salvatore; infatti lo vidi aggirarsi nei paraggi. Gli dissi semplicemente:-“A Sarvatò aridamme er cane!” E dopo pochi secondi la signora riebbe il suo cane! Di personaggi caratteristici a via del Moro ce n'erano anche altri: ad esempio il padre di cinque figli che abitavano nel portone del fattaccio. Era un alcolizzato che tutte le sere rientrando ubriaco si metteva aggrappato ad un'inferriata gridando in continuazione: è una vergogna... ripetendolo all'infinito. Poi c'era Chiovini che era un poeta, anche lui dedito all'alcol, che andava in giro per vendere i libri delle sue poesie. E veniva spesso nella nostra pasticceria per scambiare le sue poesie con dei dolci. Scrisse anche una poesia che è rimasta un po' il simbolo della pasticceria e che ancora usiamo sui nostri volantini. Chiovini era un vecchio anarchico con il quale spesso mio padre bisticciava. E con lui ho spesso avuto delle discussioni di carattere politico. Sta di fatto che non ero affatto d'accordo con la sua anarchia... anche se non è che di politica me ne intendessi molto.

 

    Dopo il basso dei Cacchioni al numero 41 c'era ed ancora c'è, tra i pochi rimasti, la tabaccheria della sora Norina. Più avanti c'era Babbanini lo stracciarolo che faceva una sorta di riciclaggio acquistando stracci, carta, vetro, metalli ecc. ed io andavo lì spesso a vendere carta, cartoni e metalli vari. Il riciclaggio lo facevano anche molte vecchiette che andavano in giro a raccogliere cartone per venderlo a Babbanini. Poi c'era uno dei tre barbieri che stavano a via del moro. (Quello che mi tagliò i boccoli!) Di seguito c'era il banco del lotto. Il ristorante  detto “er buiaccaro” dove si poteva mangiare abbastanza bene ma a poco prezzo. E lì andavano molti Trasteverini. Poi negli anni 60 er buiaccaro cambiò nome, diciamo un nome più international diventando il ristorante da Marios’ Che è frequentato da molti stranieri in quanto si mangia bene e non si spende troppo. Dopo Marios' c'era Lilli la parrucchiera. Appresso Pirisi er coloraro che vendeva vernici ed era amico di mio padre ed ottimo cliente: un commerciante in gamba che in seguito ha aperto una fabbrica di vernici a Pomezia. E poi di seguito c'era un laboratorio di pasticceria che faceva le forniture ai bar di cornetti e maritozzi il quale lavorava di notte, che mio padre chiamava er bocconottaro. Appresso c'era Bardone il norcino e Graziosi er pizzicarolo che erano amici della famiglia di mia madre che abitava lì di fronte. Dopo Graziosi c'era la mercantina ed appresso l'osteria Tre Scalini. Che prendeva il nome dai tre scalini che si dovevano salire per entrarci. Infatti una volta quasi tutti i negozi di Trastevere avevano degli scalini semplicemente perché anticamente, quando non c'erano i muraglioni del Tevere, Trastevere si allagava spesso. Tornando indietro sul lato opposto; c'era un antico forno, Lunadei, che faceva il pane. Questo forno aveva una finestra che dava sulla scala che portava alla casa di mia madre: e da quella finestra si potevano vedere i panettieri al lavoro. Come si può vedere su un dipinto, allorchè era gestito dalla famiglia della famosa Fornarina che fu l’amante e musa ispiratrice di Raffaello. Questo forno esisteva già nel 1500. Ed era gestito da Francesco Luti da Siena padre di Margherita Luti detta la Fornarina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 Più avanti un altro barbiere ed appresso c'era Clementi l’abbacchiaro. Poi c'era Giulio il fabbro, un uomo che ha lavorato Dio sa quanto e che ha fatto tutti i lavori in ferro della nostra pasticceria incluse le inferriate, i banconi, i banchi del laboratorio ecc. che ancora ci sono. Di seguito c'era lo stampista che faceva stampi per ogni uso in gesso... stucchi, stampi per la pasticceria, ecc. poi c'era la “Scarfarottara” che vendeva le pantofole. L'officina che riparava le motociclette. Un altro forno, gestito da Anastasio Alimenti, che faceva pagnotte caserecce per ristoranti ed alimentari ed era noto tra i bambini di Trastevere perché regalava a tutti pizza e prosciutto, il figlio del quale è diventato un noto giornalista. Un ciabattino che riparava le scarpe. All'angolo c'era Ponteggi che era un negozio di alimentari. Poi il carbonaro; che era il negozio dove in precedenza stava l'antico caffè del moro. Di seguito un altro ciabattino. Appresso c'era la sora Concetta che faceva la pasta all'uovo. Poi c'era Camilloni che vendeva il vino  sfuso di Frascati. La sora Filomena che vendeva le frattaglie. E poi un altro barbiere, Raniero. Di tutti questi negozi non c'è rimasto nulla: fatta eccezione per la nostra pasticceria, il tabaccaio, e l'ex carbonaro. Allo stato attuale in molti negozi non so neanche cosa c'è; semplicemente perché il giorno sono chiusi ed aprono di notte... ed io alle otto chiudo il negozio. Infatti sono aperto dalle 10.00 del mattino alle otto di sera e 10 ore sono anche troppe.... Per la mia età!

 

    Insomma per chiudere con la descrizione delle attività di Trastevere: si può dire che sino agli anni 60 Trastevere era pieno di artigiani e di negozi. C'erano molti falegnami, c'erano molte stalle per le carrozzelle che portavano i turisti in giro per la città. Insomma era un quartiere vivo, che produceva un'infinità di cose. Per le strade e i vicoli di Trastevere trovavi di tutto: c'erano Berni ed Acerno che facevano i callarari, c'erano vetrai, c'erano quelli che facevano le insegne luminose, frigoristi, biscottifici ecc. A via della Luce c'era anche la tipografia di mio zio Ercole. Di tutto ciò al giorno d'oggi con rare eccezioni non c'è rimasto nulla. I Trasteverini sono andati via tutti o quasi ed il quartiere si è popolato di stranieri che non ci sono quasi mai oppure di facoltosi signori che hanno acquistato gli appartamenti di Trastevere, che una volta erano considerati delle topaie, a prezzi esagerati. Infatti Trastevere dal quartiere popolare che era è diventato oggi un quartiere abitato da persone della elite politica e burocratica... e quindi gli onesti ladri di una volta non ci sono più! Siccome non tutti i mali vengono per nuocere la nostra pasticceria è tornata agli inizi... cioè ciò che mio padre desiderava: una produzione destinata ad una elite di specialità raffinate ed uniche... ma all'occorrenza sono sempre pronto a rifare i bocconotti!... L'importante è che se magna! La nostra pasticceria lavora per tutti: belli, brutti, ricchi, poveri, ladri e onesti, della Roma e della Lazio, della Roma bene e della Roma male: e per dirla con la poesia di Chiovini:

 

 

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Ortre de’ li Romani,

li Russi co’ l’Ingresi,

Francesi, Australiani,

persino li Cinesi!

Vanno tranquilli co’ l’Americani,

sempre a gustà li dorci de Valzani.

‘Na vorta tanto so tutti d’accordo

E de Valzani cianno un bel ricordo!

Nun badanno troppo all’intenzioni

Puro li Diavoletti so addiventatibboni!

 

     Non so se questo atteggiamento ecumenico mi si addice: ma questo è il mio carattere ed ovviamente non posso cambiarlo... per fortuna. La nostra missione, per quanto possibile, è quella di addolcire la bocca a tutti!

 

    Ma a Trastevere non c'erano solo negozi ed artigiani ovviamente. Le attività commerciali ed artigiane in un quartiere sono quelle più esposte... quelle che vivono nella strada e che tutti conoscono. Ma poi ci sono molte più persone che abitano nelle case e che tutto sommato sono meno conosciute: delle quali è difficile sapere qualcosa: anche perché per quanto mi riguarda non è mio costume impicciarmi negli affari degli altri. E quindi, per qualche verso, vanno a formare un'anonima massa che frequenta le varie attività del quartiere. Sta di fatto che la maggior parte dei clienti della nostra pasticceria li conosci di vista, non sai né chi sono ne cosa fanno... direi all'80%. Magari li conosci da anni ma non sai né il nome né la professione. E francamente appartengo alla categoria di commercianti che usa la massima discrezione. E l'attuale legge sulla privacy per quanto mi riguarda è superflua... perché la applico da sempre. Questa faccenda vale per tutti tranne che per i personaggi pubblici: persone che sono talmente conosciute sì da saperne nome cognome attività ecc. di personaggi famosi nella pasticceria ne sono passati tanti: artisti, giornalisti, attori, politici, cantanti ecc. ma non credo sia giusto citarne i nomi... anche per non essere citato!. Ciò che posso dire, per la mia esperienza, è che più le persone valgono ed anno vero talento... e meno si danno arie, e sono spesso simpatiche e cordiali: pronte al dialogo, all'ascolto... e sono tutto sommato più umili, più spontanei e meno montati. Trattano bene chi lavora e ringraziano sempre. Viceversa ci sono delle persone, per fortuna non molte, che maltrattano le commesse, gli operai ed anche il negoziante: questi provengono quasi sempre dalla classe dei burocrati che spesso sono dei presuntuosi, arroganti ed intolleranti. E quando capitano nel mio negozio, gli sfortunati, l'antico adagio commerciale che il cliente ha sempre ragione; va a farsi friggere. E di questi clienti cacciati dal negozio, sia da me che dai miei genitori, in malo modo ne ho un'intera collezione. Detto fra noi i cosiddetti delinquenti sono tutto sommato più umani, meno arroganti, meno presuntuosi e più tolleranti.

 

    Ma facciamo un passo indietro, per restare nel tema di questo capitolo. Entrato nell'azienda, come detto, all'età di 14 anni verso i 17 anni ero già abbastanza abile da passare pasticciere e quindi aiutavo concretamente nella produzione. Nel 1957, si può dire, che cominciavano ad affacciarsi gli anni 60 che sono quelli in cui Trastevere ha raggiunto il suo massimo sviluppo. Molti ristoranti aprivano, molte delle antiche  osterie cominciavano a trasformarsi in ristoranti ed erano frequentati oltre che dai Romani e da personaggi famosi anche da molti turisti. Nel 1959 ci fu il famoso spogliarello di Nanà al ristorante rugantino: che secondo me si può considerare il prologo degli anni 60, e nacque, come detto, la torta Nanà.

 

 

 

 

 

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    Nel ritaglio di giornale del 1959 che ho inserito c'è una piccola incongruenza giornalistica: infatti non era affatto nostra intenzione lanciare i dolci Romani con il nome di Nanà! In realtà la torta Nanà è quella sullo sfondo contrassegnata da una freccia rossa: comunque transeat. Sta di fatto che il giorno dopo la pubblicazione di quell'articolo sul giornale Il Paese Sera ci fu una richiesta insolita di torta Nanà, e  cominciò il successo di questa torta che è durato per tutti gli anni 60 ed oltre. In seguito Nanà ha aperto un locale in via della Scala dove si esibiva con le sue danze esotiche e veniva ogni giorno a mangiare una pasta al cioccolato... ed io offrivo un “turchetto” al suo “cane lupo!” Ci si può chiedere cosa sono i turchetti... tutti i Trasteverini sanno cosa sono i turchetti del sor Vincenzo. Di turchetti ne abbiamo fatti a milioni: era un dolcetto fatto con la cosiddetta buzzurra, sta a dire tutti i rimasugli della pasticceria, le paste e tutta la pasticceria in genere del giorno prima, i rifili ecc. costava un terzo di una pasta normale e forse era più buona e nutriente. Sta di fatto che c'è ancora chi li rimpiange, ma purtroppo in ragione del radicale cambiamento della produzione odierna non è più possibile farli. Ne sarebbe conveniente in quanto i ragazzini da Trastevere sono spariti. E quelli che a volte li richiedono sono oramai degli anziani signori che, tornando a Trastevere, rimpiangono i sapori di una volta.... Oltre a rimpiangere i tempi che furono! C'è da dire che attualmente i vecchi Trasteverini sono i migliori clienti... non che spendono molto; ma sono sicuramente i più simpatici e ben accetti! Ed a volte, specialmente mia madre, si può fare una sorta di rimpatriata ricordando questo o quell'altro, il tale o il tal altro: su Trastevere scomparsa! Ma per fortuna i veri Romani, che sono rimasti pochi, sono tolleranti e tutto sommato se ne fregano! E questo, contrariamente a ciò che pensano molti, è la vera grandezza ed il vero pregio del carattere dei Romani!

 

    Alla fine degli anni 50 oltre a me, mio padre e mia madre che facevamo praticamente per nove! C'erano anche Martino, Antonio, Gelfrido e un paio di ragazze. Tutti bravi pasticcieri che hanno appreso il mestiere ed in seguito hanno aperto delle pasticcerie in proprio. Ma andiamo avanti con la mia autobiografia: che altrimenti questa diventa esclusivamente la storia della pasticceria Valzani più che la mia! Anche se tutto sommato la storia della Valzani è anche e soprattutto la mia storia.

 

    Fino a 18 anni oltre al lavoro e qualche scappatella per le gare di atletica della domenica pomeriggio, non c'era altro: infatti fino a 18 anni mio padre non mi ha mai dato il permesso di uscire la sera... erano proprio altri tempi! A 18 anni, raggiunta la maggiore età, cominciai ad essere un po' più libero ed a pensare alle ragazze. Non che prima non ci pensassi anzi c'era solo il pensiero!... Lo sanno bene i preti che mi confessavano. È per questo che era mio desiderio mettere in pratica i miei pensieri. A questo punto ci si aspetterebbe che io comincio a raccontare la storia delle mie imprese con il gentil sesso! Ma francamente non intendo mettere in piazza gli affari miei più di tanto! E ne farò un semplice compendio.

 

Il mio primo amore è stato..., primo mettendo da parte la vita, che è il mio vero primo grande amore: il quale fa passare tutti gli altri in secondo piano, primo cioè in senso cronologico, cioè il numero uno. Dicevo, il mio primo amore è stato quello che ho amato di meno e stento a rammentarlo. Una storia banale che non vale la pena neanche di raccontare... come tutte le altre, l’unica cosa degna di nota per i fini di questo libro è il tradimento. Mi tradì infatti, ma non con un uomo ma con un gruppo! Non so se fosse una cooperativa, un gruppo musicale, una S.R.L o che. In altre parole, corna multiple in unica soluzione, che non è cosa di tutti i giorni, ed è per questo che gli ho fatto un monumento... se lo meritava per aver creato l’uomo più cornuto del mondo... cioè io!... si chiamava Maria Pia

 

 

 

 

 

 

 

 


   Il mio secondo amore è stato il mio primo grande amore, l’unico della mia vita che non è finito con il tradimento semplicemente perché non è mai iniziato!.. e quindi non posso neanche raccontarlo… si chiamava Rita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


   Il mio terzo amore è simile al primo con la sola differenza che mi ha tradito con il mio peggior amico. Ed ho avuto due anni di reclusione. (Ci dovevamo sposare.) Si chiamava Maria Antonietta

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 Il mio quarto amore è simile al terzo con la differenza che ho avuto soltanto sei mesi di libertà vigilata. Si chiamava Kirsten.

 

 

 

 


 

 

 

 

 

KIRSTEN

 
 

 

 


Il mio quinto amore (Vedi 1, 2, 3, 4) Un anno di arresti domiciliari con recidiva di tre mesi alla Guyana, tipo Papiion. Emigrai in Australia per sfuggire alla comunista Sandra di lei non ho documenti.... Chi vuole li richieda al KGB..

   Il sesto amore (Vedi art. 2) con la differenza che è stato il secondo. Un anno di libertà vigilata e ammenda di quindicimilioniottocentoquarantasettemilaseicentododici. (Ho tenuto il conto di quello che mi ha fatto spendere.) Partì da Roma e finì in Australia dove avevo assicurata una brillante carriera di cowboy e taglia legna sull'immenso terreno del padre.  Si chiamava Jill.

 

 

 

 

 

 

 

 


   Dal settimo al centesimo vedi art. 1, 2, 3, 4, 5, 6. Da uno a due mesi con la condizionale... in altre parole o me la dai o scenni! Praticamente sono sempre scese quasi tutte! Di quelle che non sono scese accludo foto … o caricature in onore alla memoria!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


   Dal numero cento al cinquemila ammenda Centomila e dieci minuti di lavori forzati! Al suono di:-“Sbrighete morè che devo lavorà!”

   Ecco fatto. Aoh! Lo stile giudiziario è miracoloso... in poche righe ho raccontato addirittura la storia della mia vita amorosa!... Che forse sarebbe meglio chiamare vita sessuale! Che tutto sommato dovrebbe essere un fatto personale... ma l'ho inserita per aumentare l'audience.

    Da quanto esposto sopra si potrebbe pensare che il sottoscritto è il solito vitellone figlio di papà che con i soldi di quest'ultimo si diverte! Ma non è proprio così. Ho detto all'inizio che questa autobiografia è mirata al racconto degli abusi di potere e uno degli abusi di potere perpetrati ai danni dell'uomo è messo in atto, non sempre ma spesso, proprio dalle donne. Ma parlerò di questo. Stavo dicendo che fino a 18 anni ho esclusivamente lavorato. Poi iniziò un periodo in cui cominciai a pensare di trovarmi una donna, lo fanno tutti... ed io non faccio eccezione. All'epoca si organizzavano delle feste in casa: fu così, ad una festa in casa, che conobbi Silvio Felici. Erano feste occasionali per compleanni, onomastici ecc. queste feste per circa tre anni si intensificarono, tanto da creare seri problemi con mio padre in quanto si svolgevano perlopiù di sabato o di domenica... che sono i giorni di massimo lavoro per la pasticceria. Erano sempre delle feste che iniziavano alle cinque del pomeriggio e finivano verso le 21... e quindi ci andavo dopo il lavoro ed al massimo alle 22 ero a casa. C'è da dire che io ero all'epoca un ragazzo molto timido ed introverso e quindi il rapporto con le ragazze era molto difficile. Ma in questo per qualche verso mi aiutò Silvio: il quale mi trascinò... diciamo verso nuovi orizzonti. Sta di fatto che con Silvio cercavamo di organizzare delle feste per attrarre il gentil sesso. Avevamo addirittura approntato una sorta di night-club nella cantina del suo stabile... in vero una stanza piuttosto angusta e malandata che avevamo addobbato con quadri ed aggeggi vari, c'era un grammofono per i dischi e la domenica si organizzava la festa... il più delle volte senza donne: infatti io di donne non ne conoscevo da invitare alla festa... avrebbe dovuto pensare a tutto Silvio, ma quando io arrivavo nella sua cantina, dopo il lavoro, dove c'era un forte odore di muffa, di donne non ce n'era neanche l'ombra! C'erano solamente alcuni suoi amici tra i quali un certo Cristofani che si vantava di essere nei servizi segreti dello Stato!... Che evidentemente tanto segreti non erano! In ogni modo ad una delle ultime feste senza donne il Cristofani ebbe un'idea geniale per risolvere il problema delle donne: ci disse:-“ Qui con le italiane non si combina niente. Sapete cosa dovete fare? andare a straniere. È facile! anche se non sapete le lingue basta fermare una turista e gli dite: I know you! Dou you remember me? (che letteralmente significa: io ti conosco! Ti ricordi di me?) Personalmente ero un po' scettico sull'efficacia di questa soluzione. Con  Silvio comunque pensammo di mettere in pratica il consiglio. E alcune volte siamo andati a fontana di Trevi che pullula di straniere... ma al massimo prendevamo qualche borsettata in faccia, qualche insulto, qualche “Live me alon”, Go awei ecc. ma Silvio non si arrendeva e così pensammo di andare a caccia all'arrivo del treno proveniente dal Brennero... che era pieno di tedesche! Ma anche di Svedesi che all'epoca erano quelle che la davano di più!... Almeno così si diceva! E così ci improvvisiamo portabagagli... abbiamo rimediato diverse mance; ma della cosa che odora di rosa... neanche l'ombra! La faccenda era tutto sommato abbastanza divertente e la sera, dopo il lavoro, andavo spesso con lui a cercare di rimorchiare! E dopo un po' fatta, diciamo, la gavetta! Abbiamo cominciato a raccogliere alcuni frutti. E spesso conoscevamo delle Americane, che si chiamavano tutte Yudj e Carol... molto simpatiche ma che non tenevano in gran conto gli Italiani, che erano puritane, e che ci prendevano esclusivamente per farci fare i ciceroni. E quindi gli organizzavamo il tour della città per vedere i musei vaticani e tutti gli altri musei, San Pietro, la cupola di San Pietro, San Pietro dal buco all’Aventino, la scopata del Bernini a San Piero... che pochi conoscono... ma credo che non capissero la metafora, villa borghese, le fontane di Tivoli, Rom bye night... e dopo avergli pagato la pizza le accompagnavamo in albergo... insomma ad un certo punto pensammo che forse avremmo dovuto chiedere lo stipendio al comune di Roma in qualità di promotori turistici! Fu così che a breve lasciamo stare le americane!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    Bene, forse è il caso di spendere due parole per descrivere Silvio Felici: Silvio era figlio di due professori di Segni, che è un paese vicino a Frosinone, nipote del cardinale Felici; anche lui di Segni e amico niente popò di meno che di Giulio Andreotti anche lui di Segni, amico di famiglia del padre che spesso andava a pranzo a casa sua. Francamente io Andreotti a casa sua non l'ho mai incontrato, però ho avuto modo di conoscere il cardinale Felici... che è stato un alto grado della gerarchia ecclesiastica... per intenderci quello che usciva sul terrazzo di San Pietro per dire “Abemus Papam”. Chiaramente una persona di alta cultura e detto fra noi Silvio era un nipote che lo faceva disperare! Silvio era uno studente che studiava legge, ma di libri ne apriva ben pochi, ed in ciò eravamo abbastanza simili. Era quasi sempre senza una lira; tanto che per fare un po' di soldi una volta mi indusse a rispondere ad un annuncio sul giornale per vendere delle bamboline di panno lenci. Francamente io avevo il mio lavoro e non avevo bisogno, anche se mio padre non è che mi desse molti soldi. Abbiamo venduto queste bamboline per due giorni. Ne vendevamo nei bar e nelle pasticcerie. Sta di fatto che siccome io avevo una certa esperienza di vendita, ho raccontato di quando a 14 anni andavo in giro a vendere le pinolate, ne vendemmo una discreta quantità e la sera Silvio volle in deposito tutto l'incasso per farlo vedere al padre... non so per quale motivo ma penso che lo volesse fare per dimostrare al padre il suo valore.... Ma! Vallo a capire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    Comunque, tutto sommato io Silvio non è che lo vedessi molto, in quanto avevo molto da lavorare. A volte mi telefonava dicendomi:- “ Corri che ciò due straniere!” Ed io correvo! Ma non è che si concludesse un granché, sta di fatto che quasi tutte le turiste delle foto le ho trovate per conto mio. Ma non in questo periodo ma dopo i 20 anni: quando con Silvio avevo già chiuso il rapporto. Infatti l'ultima volta che vidi Silvio fu a Riccione dove eravamo andati per fare una vacanza ad agosto circa 15 giorni in campeggio. Io avevo messo l'automobile, una 850 spider, una macchina che costava poco ed era “fichissima” per usare un termine in voga a quei tempi e lui mise la tenda. A Riccione ci divertimmo abbastanza ed abbiamo conosciuto anche qualche straniera, oramai eravamo un po' più esperti... ma non troppo: tanto che per rimorchiare avevamo ideato, o meglio Silvio ha ideato, uno stratagemma in vero strano. Ha fatto un cartello con scritto “Latin Lover”... quello sul muso del cavallo nella fotografia. E sul molo di Riccione invitavamo le turiste a farsi la fotografia con il Latin Lover... faccenda ironica che faceva ridere le ragazze e per qualche verso ha funzionato... in allegria. Evidentemente tutto sommato Silvio la sapeva lunga come dimostra la foto del cavallo.... Poi spiegherò perché. Insomma il 31 agosto per me erano terminate le vacanze e dovevo tornare al lavoro. Ma Silvio non ne voleva sapere, voleva restare li  anche a settembre: e così il 31 sera che lui era andato con una preda ed io ero restato in tenda come un broccolo... In quanto  aveva fatto in modo di impedirmi di uscire con Daniel una francesina molto carina che però aveva un’amica, invero non bellissima che stava con Silvio ; per farla breve litigò con la sua e Daniel non venne … Il fatto è che Silvio cercava sempre di prendersi la più bella … e spesso non gli riusciva e, come si suol dire “ci andava in puzza!”:comunque dal momento che il 1 settembre dovevo essere al lavoro andai via e lo lasciai solo con la sua tenda. Sta di fatto che dopo un giorno anche lui era a Roma ed andò da mio padre, trafelato, per reclamare quella che secondo lui era stata una brutta azione. Si presentò quindi alle otto del mattino in casa mia reclamando... e lo buttai fuori dicendogli che mi aveva stancato e che la vita che lui intendeva fare non era la mia. Per molti anni non l'ho più visto... circa 10 anni. Poi un giorno si presentò nel mio negozio con l'aspetto del pazzo. Trafelato rosso in volto, e mi disse:-“ Movimento?” riferendosi evidentemente al movimento femminile. Gli risposi:- “Niente movimento … Ora et labora...” facendo riferimento in modo ironico allo zio cardinale! Insomma per un periodo abbastanza lungo Silvio ha frequentato via del Moro entrando di tanto in tanto nel negozio per mangiare una pasta. Ed andava in giro per le osterie a bere. E pagava da bere e da mangiare a molti degli accattoni che circolavano per Trastevere. Aveva infatti ereditato una discreta somma alla morte del nonno, che era una famiglia benestante che aveva delle terre a Segni.. Insomma si era dato all'alcol e un giorno venne da me sua madre per parlarmi e mi chiese se potevo fare qualcosa per far cambiare strada a Silvio. Gli risposi che mi dispiaceva molto ma con Silvio non c'era proprio nulla da fare: è una sua scelta e non so proprio cosa farci. Le dissi:- “ Signora mia: Silvio ha un carattere che non posso essere io a portarlo sulla buona strada; ma semmai è lui che vuole portarti  a bere e drogarsi. “ Perché Silvio aveva le sue idee che voleva imporre a me, e da ragazzi abbiamo avuto delle discussioni a non finire specialmente in materia di legge, di giustizia ecc. ed eravamo in disaccordo su tutto ed a volte abbiamo litigato... di brutto, non siamo mai arrivati alle mani ma c'è mancato poco. Il suo scopo nella vita, lo ripeteva sempre, era quello di vivere un giorno da leone! Ed io viceversa da leone preferisco viverne 100 di anni! Si badi bene non da pecora! E credo di esserci quasi riuscito. Viceversa il povero Silvio, negli ultimi tempi che lo vidi, aveva lo stomaco gonfio e purtroppo è morto ad una quarantina d'anni di cirrosi epatica a causa dell'alcol. E se lo avessi seguito è probabile che a quest'ora sarei stato a fargli compagnia.... E non avrei potuto scrivere questa autobiografia. Francamente mi è difficile comprenderlo né voglio giudicarlo. Avevamo sicuramente due caratteri completamente differenti, Silvio tra l'altro era un violento. E mi ha coinvolto diverse volte in delle risse. Era il tipo che per un nonnulla litigava … magari con uno sconosciuto automobilista, scendeva dall'auto e menava. Sta di fatto che ho dovuto portarlo all'ospedale varie volte. In particolare una volta litigò con un vetturino a via Veneto perché aveva fatto una carezza al cavallo... francamente non è che avesse tutti i torti. Il fatto è che il vetturino redarguì Silvio dicendo:- “Hao! Tu er cavallo mio non lo tocchi!” Silvio cadde malamente su uno scalino e finimmo al pronto soccorso. Un'altra volta mentre guidavo, non avevo capito neanche cosa fosse successo, mi disse di seguire una automobile perché aveva fatto non so che cosa... sta di fatto che arrivati in cima a via Veneto questi si sono fermati siamo scesi dall'auto e senza neanche dire “a” uno dei due è partito con una ginocchiata violentissima che intendeva prendere i miei carissimi... e Se ci fosse riuscito probabilmente avrei cambiato voce! Al che grazie alla mia prontezza di riflessi lo schivai e lui andò lungo per terra. Forse si sarebbe meritato il medesimo trattamento e per un attimo ci ho pensato; ma siccome sono un gentiluomo leale o atteso che si rialzasse. Non ho capito bene perché; appena si è rialzato è intervenuto Silvio e se le sono date di santa ragione. Insieme a questo tizio c'era un altro, almeno 20 cm più alto di me, che mi prese per i polsi e francamente era talmente forzuto che non riuscivo più a muovermi. Io continuavo a dirgli di dividerli che si ammazzano: ma lui niente: però non mi ha menato mi ha solo trattenuto.... Francamente strana faccenda. Sta di fatto che questa volta Silvio non finì al pronto soccorso e dopo la scazzottata non aveva segni visibili. In realtà si sono scambiati una sorta di sventole a mano socchiusa che facevano molto rumore ma non facevano male. Infatti al momento avevo pensato che lo aveva fatto per difendere me. Ma a distanza di tempo sono arciconvinto che lo fece per difendere l'altro... c'è un fatto ed è, sulla base della mia ormai lunga esperienza, che Silvio non andava a caccia di ragazze ma di ragazzi! Ho detto che non ho più visto Silvio per 10 anni in realtà lo rividi una volta di sfuggita a Riccione dove passai e mi fermai per un giorno al famoso campeggio. Ero con Ludmilla, durante le ferie di agosto, una ragazza cecoslovacca con la quale ero diretto a Praga. Lo vidi per un attimo di sfuggita e di sfuggita lo salutai! Era insieme ad un ragazzo che stranamente mi somigliava. Evidentemente erano lì per fare la stessa cosa che avevamo fatto noi anni addietro. Comunque ho proseguito per Praga con Ludmilla. Ludmilla era una ragazza che studiava chimica. E rammento che nel laboratorio dove lavorava aveva una sorta di incubatrice che avrebbe dovuto servire per gli esperimenti chimici ed in vece delle provette ci tenevano delle uova da dove sarebbero nati dei pulcini: che più che per gli esperimenti chimici servivano per quelli alimentari! Insomma a quei tempi nei paesi comunisti erano costretti ad arrangiarsi per rimediare qualcosa da mangiare. Con Ludmilla avevo delle discussioni senza fine circa il socialismo, il comunismo ecc. in effetti in quel periodo ero molto interessato a cercare di comprendere cosa il comunismo fosse. C'è da dire che queste discussioni erano fatte con il mio scarso Inglese... appreso per strada: comunque me la cavavo abbastanza bene. Rammento che partii da Praga il 19 agosto. Sta di fatto che il 20 agosto arrivarono i carri armati russi che iniziarono la repressione della storica primavera di Praga. Mi salvai per un pelo in quanto il giorno 20 furono chiuse le frontiere e chissà quanto tempo avrei dovuto rimanere lì: con grave discapito per il mio lavoro. Comunque fu una esperienza interessante che con quella che ho fatto durante un viaggio in Russia mi fece prendere coscienza dello sfacelo comunista.

 

    Ma stavo raccontando la storia della mia vita sentimentale. Nella quale Silvio in qualche modo si è infilato. Infatti quando ero fidanzato con Maria Antonietta, una volta ho scoperto che Maria Antonietta era uscita con Silvio senza dirmi niente. Li presi sul fatto e invece di menare a Silvio lasciai  Maria Antonietta e rimasi amico di Silvio. Sembra strano; ma ciò che pensavo è che tutto sommato Maria Antonietta era una donna dal tradimento facile: in fondo Silvio mi aveva dato modo di rivelare il suo carattere. Infatti con Maria Antonietta eravamo fidanzati a casa con tanto di anello e festa di fidanzamento. Però, Maria Antonietta era molto preoccupata dal fatto che non c'era il divorzio... che a quel tempo non era ancora stato approvato in Parlamento. E su questi presupposti cosa vuoi giurati eterno amore e fedeltà nel bene e nel male! Maria Antonietta la conobbi quando facevo il servizio militare a Roma. Ed andavo a scuola di ragioneria. Lei studiava da maestra. E quando veniva nella pasticceria aveva una gran paura di sporcarsi i vestiti di crema o cioccolato. Il suo scopo con me era quello di farmi prendere il diploma di ragioniere per poi impiegarmi nello stato al ministero della marina dove aveva delle conoscenze. E siccome io non avevo alcuna intenzione di fare il burocrate... giuro che è l'ultima cosa al mondo che avrei voluto fare e gli studi di ragioneria li ho fatti esclusivamente per mandare avanti l'azienda. Quando giunse il momento degli esami non mi presentai semplicemente perché il titolo di ragioniere, che oltretutto mi faceva anche un po' schifo; perché preferisco quello di signore, non mi serviva a nulla  l’importante era conoscere la ragioneria. Quindi al di là del tradimento c'erano anche delle questioni ideologiche e vitali. E di averla lasciata non me ne sono pentito neanche un po'. Sta di fatto che pochi anni or sono, praticamente dopo circa 40 e passa anni mi ha telefonato dicendomi:-Ma che eri tu quello con quella rover rossa a viale Trastevere! E io: non lo so di rover ce ne sono tante probabilmente si. Mi ha detto che aveva fatto carriera ed era diventata direttrice della scuola. E che aveva divorziato... come volevasi dimostrare! Bhè, va bene... che fai?… quando vai in pensione?, tua sorella come sta?, grazie per la telefonata... avrei voluto dirgli “salutame a soreta” e arrivederci.... Ma non l'ho detto.

 

   Quello che ho detto sopra, forse andava detto nel prossimo capitolo visto che ho diviso la mia autobiografia per decenni. Ma non fa niente. Per restare in questo capitolo, come ho detto la prima donna che ho conosciuto è stata Maria Pia al mare a San Benedetto del Tronto. Il primo anno ci passai alcuni giorni... e ricevetti dalla medesima alcune lezioni di sesso in quanto in materia ero di una ignoranza stratosferica.... È qualcosa ho imparato. L'anno seguente sempre durante il periodo di ferie scopersi il tradimento multiplo e fini li. Infatti conobbi altre due ragazze, diciamo amori da vacanza Silvana e Paola entrambi Milanesi, cioè … quasi straniere, delle quali o occluso foto nell'album.

 

   Sempre a 18 anni, d'inverno, Martino, che era un operaio che lavorava con noi, mi fece conoscere Rita. Della quale mi sono veramente innamorato. E quindi questo è il mio vero primo grande amore... però tra noi c'è stata solo amicizia. Anche se ad un certo punto stava quasi per nascere qualcosa. Gli ho fatto anche un quadro. Ed una sera che l'avevo accompagnata a casa, infatti andavo spesso a prenderla sul lavoro, avevamo fermato la macchina in un posto appartato e francamente, dopo mesi di corteggiamento ero seriamente intenzionato ad andare al dunque. Sta di fatto che Rita cominciò a parlare di malattie. Ed insinuò di essere tubercolosa. La prima intenzione era quella di baciarla per la prima volta... ma mi ha praticamente congelato. E dopo aver parlato per un po' l'ho riaccompagnata a casa come al solito. In seguito mi sono chiesto come mai fosse tubercolosa, la piccola, dal momento che da anni la tubercolosi in Italia è scomparsa. Ma a distanza di tempo penso che deve aver visto un film, non rammento il titolo, dove lei era tubercolosa e lui si innamora perdutamente cercando di salvarla.... A me ha fatto l'effetto contrario! Sta di fatto che Rita, come si può ben vedere nella sua foto somigliava moltissimo a Brigitte Bardot che a quel tempo era il mio ideale femminile. Viceversa lei era una fan di Sergio Fantoni che era un attore che all'epoca era l'idolo di molte ragazze … ed io a Fantoni non somigliavo affatto! In seguito con Rita siamo rimasti amici, quando io ero fidanzato con Maria Antonietta e qualche volta l’ò invitata a delle  feste in casa mia. Dove lei veniva con un ragazzo che definirei la brutta copia di Sergio Fantoni. Comunque colgo l'occasione per ringraziare Sergio Fantoni.... Che altrimenti avrei passato la mia vita a combattere con queste imbecillità! Insomma quello con Rita lo definirei un amore cinematografico... cioè fuori dalla realtà; morto sul nascere. Grazie a Dio … a noi ci ha rovinato il cinema: perché Rita che faceva la sarta ed era figlia di un murattore sarebbe stata … ne sono convinto, una brava moglie.

 

   Dopo Rita c'è stata Ada, con la quale ancora stavo quando iniziai il servizio militare. Ada era un aspirante mannequin molto scic che si dava un po’ di arie, conosciuta in una festa in casa... e francamente non rammento neanche come è finita. Forse per disattenzione o per mancanza di interesse reciproco. Infatti l'ho completamente dimenticata quando ho conosciuto Maria Antonietta … Che aveva il nonno paterno che faceva il fornaio. Il forno del nonno era a Sesto San Giovanni a Milano. E quindi come classe sociale eravamo molto vicini … ma le sue ambizioni erano molto lontano! Difetto comune a molti Italiani dell’epoca.

    Ma vorrei fare una digressione per restare sul tema di questo libro che è l’abuso di potere. Nella fattispecie l’abuso di potere perpetrato dalle donne sugli uomini di questo mondo... visto che siamo in tema di donne. Credo di aver detto che l’intolleranza e l’abuso di potere sono i peggiori mali di questo mondo. Attribuire un abuso di potere alle istituzioni è fin troppo facile. Come è facile condannare l'intolleranza sia religiosa che politica ma anche razziale, ma anche culturale. Viceversa accusare le donne di abuso di potere nei confronti dell'uomo è un po' più difficile... se non quasi impossibile. Eppure ciò che è certo è che la donna detiene sull'uomo il più grande potere in assoluto:  che è quello della vita. Potere legittimo in quanto dato dalla natura. E non è un caso che uno dei comandamenti divini impone di non desiderare la donna d’altri. Dei comandamenti di Dio quello di non desiderare la donna d’altri è il più negletto... e mi pare poco considerato perfino dalla Chiesa. Viceversa facendo un'analisi forse un po' approfondita: e magari chiedendosi quale è il vero significato di questo comandamento magari si potrebbe arrivare alle vere intenzioni del Padreterno. Questo è sicuramente un argomento molto difficile, più adatto per un prete che per me. Ma cercherò di svolgerlo in qualche modo. La vita nasce ovviamente da un uomo e da una donna... anche se oggi si sta facendo del tutto per stravolgere questo fatto naturale. Uomo e donna si può ben dire che da un punto di vista vitale sono interdipendenti ed abusi di potere perpetrati dall'uno o dall'altra sono ricorrenti in tutta la storia dell'uomo. Ed è una faccenda veramente importante che ha causato e causa milioni di delitti e tragedie. Innanzitutto il comandamento non desiderare la donna d’altri pone la donna non come un oggetto ma come proprietà... secondo questo comandamento è chiaro che Dio ha dato all'uomo la donna come proprietà... ma ovviamente non si tratta di una proprietà intesa come possesso o acquisto di un bene immobile o di un terreno o di una automobile... se c'è bisogno di specificarlo. Ma la parola proprietà, secondo me, va intesa come un suggello dell'amore e dell'attrazione fisica che deve esserci tra un uomo ed una donna che non rappresenti un gretto desiderio di sopraffazione e potere. Se c'è una parola che esprime chiaramente la proprietà volontaria di una persona è la parola tuo o tua: infatti una volta sulle lettere che si scrivevano gli innamorati era molto in uso alla fine della lettera scrivere: tuo Giovanni, tua Maria ecc. sta a dire che ci si dichiarava proprietà dell'altro. Negli ultimi tempi il motto delle femministe era ed è “io sono mia!” Che poi non è altro che la negazione del comandamento divino. Chiaramente in questo rapporto c'è da interpretare delle situazioni sociali che non sono le stesse del giorno d'oggi. Quando Mosé scese dal monte Sinai con la tavola dei comandamenti divini l'uomo poteva avere più mogli... che erano di sua proprietà. Insomma la Bibbia legittima la proprietà della donna da parte dell'uomo. Sarà giusto! Sarà sbagliato! Non lo so... la Chiesa ancora oggi conferma che la donna è proprietà dell'uomo. Allora c'è da chiedersi: ma perché Dio consente questa che può sembrare una ingiustizia... quasi un sopruso. C'è un fatto: che la donna liberata da questo apparente sopruso diventa la padrona del proprio corpo cosa che la pone in una posizione di superiorità assoluta nei confronti dell'uomo.... Perché è lei, e solo lei a decidere se un uomo debba riprodursi o meno. Dal momento che il fondamentale istinto di tutti gli animali, uomo compreso, è quello della riproduzione: senza il quale la vita non esisterebbe, la libertà della donna, da un punto di vista sessuale, produce nell'uomo un regresso alla bestialità. Sta di fatto che negli animali non esiste la proprietà della femmina ed è un fatto certo che i maschi di tutte le specie combattono tra loro per avere il diritto alla riproduzione. Ma poi sono le femmine che accettano o meno il maschio. Ebbene forse non siamo ancora giunti a questo ma ho l'impressione che negli ultimi tempi c'è un'escalation di delitti compiuti da uomini ai danni delle donne; effettuati con modalità che sono diverse da quelle di una volta. Infatti una volta c'era il delitto d'onore faccenda quasi scomparsa... per fortuna. Viceversa sono in aumento gli stupri e gli omicidi perpetrati da uomini frustrati da un rifiuto sessuale. Rifiuto che viene interpretato come una sorta di abuso di potere della donna che non gli consente di sopravvivere attraverso i figli. Il ragionamento è semplice ed è: tu non vuoi darmi la vita ed io te la tolgo! Ma non solo: è in aumento anche l'uccisione dei figli da parte delle donne per fare un dispetto all'uomo. Per fortuna sono casi rari ma emblematici. Credo sia degli ultimi tempi la notizia di una donna che ha ucciso i figli per non darli al marito commettendo oltre che un omicidio anche un abuso di potere  estremo ai danni dell'uomo.

 

    Insomma, le problematiche inerenti il sesso sono pressoché infinite ed è un argomento che interessa tutti... tanto è vero che quando alla televisione non sanno cosa dire... parlano di sesso per fare ascolto! L'argomento sesso è chiaramente di importanza vitale ed è molto importante. Purtroppo al giorno d'oggi si sta cercando di stravolgere tutto. Intendo dire che si cerca di stravolgere tutte le antiche convinzioni relative sia al sesso che al rapporto uomo donna. Non è possibile dire o prevedere quali saranno i risultati a lungo termine. Non so, ad esempio una volta l'uomo cercava una donna più giovane per un fatto puramente animalesco: semplicemente perché una donna giovane è più adatta a procreare... è un istinto bestiale e l'uomo tende ad allontanarsi dalla bestialità ma in ciò credo sia importante trovare la giusta misura. L'allontanamento dalla bestialità porta ad esempio a far procreare addirittura delle vecchie dopo la menopausa o all'inseminazione artificiale attraverso la quale l'uomo più che allontanarsi dalla bestialità sta diventando una sorta di salmone che invece di accoppiarsi con la femmina cosparge di seme le sue uova a distanza! Per allontanarsi dalla bestialità ad esempio si sta affermando l'amore virtuale fatto per telefono o con Internet. Tutte cose che gli animali non hanno mai fatto né mai potranno fare! Ad eccezione dei salmoni!

 

    Quella di sopravvivere attraverso i figli è una mera illusione. Certo l'uomo vuole la salvezza... è un argomento ben studiato da religioni e stati… (che se invece di studiare la salvezza … e le sue strumentalizzazioni studiassero l’abuso di potere… forse sarebbe meglio!) Ma sono convinto che il volere dei figli per sopravvivere è un'illusione... oltre che una imbecillità! Passo al lettore una mia riflessione: che ho fatto da molto tempo. Un figlio non ha nel sangue solo i tuoi geni, ma anche quelli della madre: quindi in teoria dovrebbe far sopravvivere due persone... ma non è proprio così perché la faccenda si allarga in modo esponenziale se ci mettiamo i quattro nonni dei quali, lo si voglia o no, il figlio porta i geni. Ed in due sole generazioni siamo già a sei sopravvissuti! Mettendoci i genitori dei nonni in tre generazioni si arriva a 14 sopravvissuti, in quattro generazioni; devo cominciare a fare ricorso alla calcolatrice ed il risultato è, mi pare, 30 e poi 60... 120... 240... 480... 1000... 2000... 4000... 8000... 16.000... 32.000... 64.000... 130.000... 300.000... 600.000... 1.500.000... 3 milioni... 6 milioni... 12 milioni... 25, 50, 100, 200, 400, 800 milioni, 1 miliardo e mezzo, 3 miliardi ecc. insomma in 30 generazioni nel nostro sangue ci sono i geni dell'intera umanità. Considerando che il ciclo riproduttivo dura nell'uomo al massimo 30 anni: in 100 anni ci sono più di 3/4 generazioni ciò significa che in circa ottocento anni le generazioni sono più o meno 30... quante generazioni ci sono alle nostre spalle?... migliaia: ed in migliaia di anni noi portiamo i geni di miliardi di persone. Insomma ogni uomo porta in sé i geni di tutti i suoi antenati ed i suoi antenati sono l'umanità intera... quindi personalmente sono certo di sopravvivere anche se non ho i miei figli! Comunque... Vade retro!!! Perché questo filosofume matematico si sa dove inizia... ma non si sa dove può finire! Magari conduce alla massificazione sociale scientifico materialista comunista Cinese e porta, dritto dritto, alla salvezza collettiva! Dove l'individuo non conta nulla! Dio ci salvi! Di tutto ciò... “Francamente me ne infischio!!!” Io sono io e me ne infischio di sapere da dove provengo e di chi sono i miei geni... l'eventuale mio figlio non sono io che sopravvivo ma è lui... cioè  un altro essere! Che porta in se i geni dell'intera umanità... ma è lui individuo irripetibile figlio dell'intera umanità!... Non mio! Ma suo... con il suo essere e la sua anima; che non è mia … e fanno bene le femministe a dire io sono mia... hanno fatto la scoperta dell'America perché la proprietà del proprio corpo è di tutti ma resta il libero arbitrio di essere anche di qualcun altro! Ciò che sopravvive nei figli è il corpo ed i nostri geni ma non l’essere che è individuale ed irripetibile! Questo io penso e … “Domani è un altro giorno!”

   Mi sto rendendo conto che ho iniziato un ragionamento che mi dà la sensazione di camminare sulle sabbie mobili e seguitando a camminare, se non trovo un ramo a cui appigliarmi, potrei sprofondare.... Al momento non vedo rami ma la sabbia mi arriva solamente alle caviglie e quindi proseguiamo.... Sperando che la buca non sia troppo profonda! Ho detto che l'uomo può riprodursi solo se la donna lo vuole: e una donna in proprietà garantisce all'uomo la riproduzione e quindi la sopravvivenza della sua specie: che come ho detto è illusoria. Ed è per qualche verso una situazione che tranquillizza falsamente l'uomo da un punto di vista vitale. In mancanza di questa proprietà l'uomo si trova a dover reclamare per affermare il suo istinto alla procreazione e spesso degenera in atti bestiali. Quindi da questo punto di vista la proprietà della donna costituisce un importante fondamento alla umanizzazione e alla civiltà. Ovviamente la mancanza di questa proprietà non può giustificare i comportamenti violenti sulla donna. Ne d'altro canto è possibile giustificare certi comportamenti delle donne che si vendicano sull'uomo uccidendo i suoi figli.... Oppure non facendoli nascere! Sto dicendo questo per non incorrere in quello che potrebbe sembrare una apologia di reato! Figuriamoci se avessi dovuto uccidere tutte le donne che mi hanno tradito o che non mi hanno concesso il diritto alla riproduzione... sarebbe stata una strage... parliamoci chiaro: l'omicidio è sempre e comunque il più grande degli abusi di potere e non può, non deve avere giustificazione... ciò non toglie che per arrivare alla verità è necessario analizzare certi comportamenti. C'è solo una cosa che può salvare il rapporto tra uomo e donna, e credo di aver trovato il ramo a cui appigliarmi, ed è l'amore, la tolleranza e il rispetto. Laddove si instaura tra uomo e donna una contesa ed un desiderio di potere sull'altro purtroppo non c'è rimedio. L'abuso di potere il più delle volte è reciproco. Purtroppo l'essere umano abusa del potere in tutte le sue manifestazioni e la sessualità non fa eccezione e quindi forse il Padreterno ha solo cercato di mitigare questa tendenza demoniaca... dando la donna in proprietà. E tutto sommato, a ben vedere, ci è in parte riuscito.

 

    Parliamo chiaro: la donna ha sempre visto nell'uomo un mezzo di sopravvivenza ed ha quasi sempre scelto o un uomo di potere... per mettere su una sorta di associazione a delinquere per sopraffare il prossimo maggiormente da un punto di vista economico oppure ha scelto un somaro! E da questo punto di vista posso portare ad esempio un aneddoto che riguarda la mia famiglia. Mio padre raccontava sempre di  suo nonno paterno, l'omonimo Vincenzo Valzani che sposò una proprietaria terriera della provincia di Velletri; coltivatrice di uva e produttrice di vini. Vincenzo Valzani era un romagnolo combattente con Garibaldi non so se fosse un fante o che ma era sicuramente lesto... perché si è comportato da lestofante. Capitato chissà come a Velletri ed aveva conosciuto la signorina Scoppetti... la sposò. Ed il giorno delle nozze, la vignarola, appena infilato l'anello e pronunciato il fatidico sì disse:-“ Haa! Me so accatta lu somaro infino che campo!!!” Dopo aver procreato tre figli maschi Vincenzo, che non era affatto disposto a fargli da somaro, se ne andò da Velletri ed “emigrò” a Roma... ignoro se portò con lui anche un po' di capitale della Scoppetti... sul passaporto risulta essere di professione: benestante! Ma è certo che venne a Roma e procreò un po' di figli con altre donne. Lo so con certezza perché tra i documenti di famiglia c'è un suo passaporto da Velletri a Roma, e due documenti che testimoniano il lascito di due bambini alla sacra rota uno ed allo stato l'altro. Insomma: lo somaro è scappato e la Scoppetti è rimasta con un palmo di naso! Avrà fatto bene. Avrà fatto male... non sta a me giudicare; anche perché non so i fatti fino in fondo. Ho raccontato questa faccenda semplicemente come prova che è una verità il fatto che molte donne cercano nell'uomo un somaro da far lavorare usando una sorta di abuso di potere sessuale.... legato alla riproduzione. E molti uomini si sposano con donne perché benestanti. Penso sia un caso di reciproco abuso di potere.... Che non può che finire male!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    Ma terminiamo questo argomento, un po' scivoloso, sull'abuso di potere sessuale. Purtroppo quella della sessualità è una questione, che secondo me, non rientra nella politica ed è pressoché insolvibile. Il problema del sesso è un fatto personale e risolverlo spetta alla sensibilità dell'individuo. Il Padreterno ha lasciato il libero arbitrio... figuriamoci se posso negarlo io! (E con questa ho trovato un altro ramo... anche più robusto per uscire dalle sabbie mobili!) Molte donne gridano io sono mia! Ma chi le vuole! Ad una femminista del 68, una certa Rossella, che mi disse questa frase cioè: io sono mia! Gli risposi che per quanto mi riguarda non ho proprio problemi e che poteva andare e fare quello che voleva a patto che stesse molto lontano da me... salvo in quei momenti! Per quanto mi riguarda, cercavo una donna in proprietà privata... e non in comproprietà! Perlomeno una volta... a 70 anni la faccenda non mi interessa più... ne ho più intenzione di riprodurmi... che tanto al mondo c’è anche troppa gente. E per questo problema vale la mia filosofia matematica! Per il resto mi trovo benissimo con la lavastoviglie, la lava panni, l’asciuga panni, l’aspirapolvere e tutti gli altri elettrodomestici di mia proprietà.

 

   Ho detto, e ripeto, che il sesso è un problema personale... talmente vario e variabile che ognuno dovrebbe risolverlo per proprio conto. Il problema riproduttivo è talmente forte nell'uomo che perfino gli omosessuali reclamano il diritto al matrimonio e quello ad allevare dei figli. Sono problemi più grandi di me. Ognuno ha le sue idee in proposito, i suoi desideri, le sue manie... chi è omosessuale, chi si vende, chi si attacca a questo o a quello, Marazzo si attacca alla sua rima, molti preti sono pedofili: infatti la televisione parla continuamente dello scandalo dei pedofili, molti altri preti mangiano la banana... come diceva il dottor Troili; che in quanto primario sanitario del Vaticano se ne intendeva: ma evidentemente, visto che la televisione non ne parla, mangiare la banana giustamente non fa scandalo! Evidentemente il Padreterno proibì la mela mica la banana!, a Berlusconi gli piacciono le ragazzine, c'è chi si accontenta della fantasia, c'è chi ammazza chi non gliela dà, chi la vuole a tutti i costi, chi gli piace la pecora, chi la somara, chi ne abusa, chi lo usa, chi lo prende, chi lo dà, chi è puro, chi è impuro,... ma insomma lasciamo stare questo argomento che tutto sommato non è possibile far rientrare neanche negli abusi di potere ma solo nella infinita stupidità degli esseri umani.... Me compreso visto che come si può capire da questo scritto non ci capisco niente! E francamente non voglio capirci niente: perché è una questione personale, ripeto, che non rientra in problematiche politiche. Ma solo umane, esistenziali, che come mi pare di aver detto ognuno deve risolvere da solo. Il vero abuso di potere sulla sessualità è la strumentalizzazione politica di cui si fa largo uso... ma questo è un altro discorso.

 

    Per terminare questo capitolo relativo al mio secondo decennio di vita inserisco alcune cose per me abbastanza importanti. A circa 17 anni ho avuto il mio primo incidente sul lavoro. Mentre ero andato a ritirare delle merci con la mia rondinella, che era una motocicletta a tre ruote con cassone, dal tettino rosso in pelle, per le merci scoperta sul davanti. Ero fermo ad un semaforo aspettando che scattasse il verde ed un motociclista pazzo mi investì in pieno e mi ritrovai all'ospedale San Giovanni privo di conoscenza. Per fortuna poco dopo passarono sul luogo dell'incidente il dottor Troili e mio nonno Umberto. Videro la rondinella fracassata, che era l'unica a circolare per Roma, e corsero al San Giovanni. Dopo circa un paio di ore, fortunatamente, mi risvegliai e sono stato circa un mese all'ospedale. Perché ho raccontato questo?... Ma per dire che anche i pasticcieri corrono dei rischi... mica solo i soldati in guerra, o i poliziotti... la differenza è nel fatto che ai pasticcieri non danno medaglie al valore... no niente … è una semplice constatazione. E questo, non è stato l'unico incidente né il più grave. Per carità di Dio è il mio lavoro e tutti i lavori comportano dei rischi... a prendere la medaglia al valore mi vergognerei! Se si dovesse dare la medaglia d'oro al valore a tutti i morti ed agli incidentati sul lavoro... allo stato non basterebbero le riserve auree!

 

   In merito alle mie attività sportive ho dimenticato di dire che a circa 13 anni ho cominciato ad appassionarmi allo sci; che facevo per puro divertimento. A quei tempi andare a sciare era veramente un'impresa. Ti dovevi alzare alle tre del mattino. Aspettare il pullman organizzato dalla scuola ti dovevi fare tre ore di viaggio, magari cantando, alle sette eri al Terminillo, pronto ad arrotolarti sulla neve. Mettevi su i vecchi scarponi da sci... spacca caviglie... non so quante storte ho preso! E poi con il manuale del perfetto sciatore in mano, cominciavo la mia lezione da autodidatta. Questa storia è durata fino ai 18 anni: poi quando presi la patente tutto diventò più facile e tre o quattro giorni all'anno andavo a sciare dopo le feste di Natale. E’ una passione che ho sempre avuto e ancora ho. Non ho mai preso lezioni di sci, fino a circa trent'anni sono stato un autodidatta e francamente me la cavavo, ma non è che sciassi molto bene... cadevo spesso e mi sono fatto male diverse volte. Però era divertente. Dopo i trent'anni ho preso delle lezioni di sci ed ho fatto dei notevoli progressi. Andavo a sciare molto spesso ad Ovindoli di martedì... che era il mio giorno di riposo: per fortuna lavoravo di domenica!. E mi è capitato molte volte di incontrare Giovanni Paolo II. Che era lì praticamente in incognito... intendo dire non in modo ufficiale. Il quale sciava sicuramente meglio di me. A quei tempi Ovindoli di martedì non era molto frequentato e quindi si sciava benissimo... a sciare ci saranno state si è no una ventina di persone tra le quali c'ero io e Giovanni Paolo II. Che sciava diverse ore facendo su e giù ininterrottamente sullo ski-lift. Non gli ho mai detto nulla... ma francamente è un ricordo molto bello e indimenticabile. Sciava con il suo completo da sci grigio chiaro e a volte grigio scuro. E ciò che colpiva era la sua semplicità... voglio dire non sembrava un Papa ma una persona semplice con il suo volto di polacco in fondo non molto diverso da molti polacchi che in Italia lavorano. Cosa dire? Un grande Papa!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Capitolo Terzo

 

ANNI 60

 

fino a 30 anni.

 

Il Lat Lover

Il Pittore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    A 20 anni, come per tutti a quei tempi, c'è stato il servizio militare. Per raccontare la mia esperienza in merito al servizio militare forse non basterebbe un libro! Quindi mi limiterò ad esporre i fatti salienti. Se dovessi rinascere farei l'obiettore di coscienza... ma a 20 anni non la pensavo così. Sta di fatto che quando ho fatto i tre mesi di CAR ad Orvieto, che sono stati i più duri del servizio militare, la cosa che più ricordo è stato quando il comandante del reggimento ha fatto un discorso per scegliere quelli che avrebbero dovuto fare la guardia alla caserma. Fu un discorso pieno di retorica dove parlava di patria, famiglia, onore, gloria, coraggio ecc. Insomma l'ultima frase fu... chi vuole assumersi l'alto onore di fare la guardia alla caserma faccia un passo avanti. Ed io sono stato uno dei fresconi che ha fatto il passo avanti. Grazie a Dio era tempo di pace... se fosse stato di guerra sarei stato tra quelli che andavano nella missione impossibile! Per farla breve mi sono fatto tre mesi di guardie notte e giorno, marcando visita per i raffreddori... facendo collezione di supposte di chinino... che non ho mai usato! Perché preferivo l'aspirina.

 

   Dopo il Car fui mandato al reggimento Granatieri di Sardegna di Roma... cioè quasi a casa! Ho fatto un corso di goniometrista. Ci sono state le grandi manovre a Montalto di Castro dove stavo nel plotone mortaisti... quelli che sparano da dietro le montagne. E li successe anche un incidente: infatti un goniometrista di un altro plotone diede le coordinate sbagliate e la bomba cadde sulla postazione del generale che assisteva alle esercitazioni... per fortuna erano bombe innocue! Ma non troppo perché un militare durante il recupero delle bombe inesplose ci rimise una mano.

 

   Dopo le esercitazioni abbiamo fatto il campeggio estivo nelle montagne del Molise. È stato un periodo abbastanza tranquillo dove andavo tutto il giorno a cercare fragole. C'era una sola incombenza che era quella della guardia all'armeria. E mi è capitato di fare il capoposto durante la guardia. Infatti a quel tempo ero già caporale. Uno dei fatti più strani che mi sono successi è stato questo: una notte che ero di capoposto, il capoposto è quello che non fa la guardia materialmente ma porta i soldati al loro posto di guardia... è quindi un lavoro abbastanza comodo, me ne stavo in branda sonnecchiando quando sento una voce che diceva:- “ Capoposto! Capopostoo! Capopostooo!” Ma non era un grido bensì una flebile voce che sembrava provenire dall'oltretomba... e francamente non riuscivo ad individuare la provenienza. Esco dalla tenda, tendendo bene le orecchie e mi indirizzo verso questa flebile voce che continuava a dire capoposto. Trovai quasi subito uno dei soldati che erano di guardia... gli dissi... che c'è? E lui non mi risponde, se ne stava dritto in piedi praticamente paralizzato dalla paura. Non riusciva proprio a muoversi... ed oltre tutto aveva i pantaloni tra le gambe completamente inzuppati... insomma se l'era fatta sotto dalla paura. Lo scossi un po' e piano piano; passetto dopo passetto lo accompagnai nella tenda dove, dopo avergli dato qualcosa da bere, molto lentamente si è ripreso. Della faccenda gli altri soldati ne fecero materia di sfottò nei riguardi di questo povero Cristo. Ed un pochino per qualche verso ironizzavo anche io. Evidentemente il poveretto trovandosi solo, di notte, tra le montagne del Molise ha avvertito non so quali pericoli e gli è venuto un attacco di panico. C'è un fatto, e cioè che dopo molti anni in una circostanza che poi racconterò; anche io ho sperimentato questo blocco motorio causato dalla paura... che non è esattamente un attacco di panico ma proprio un blocco motorio. Ora avere un blocco motorio in una situazione tutto sommato tranquilla con pericoli che erano solo immaginari è credo una cosa rara. Ma immaginiamo dei soldati che sono in una trincea con il nemico di fronte dove uscire da quella buca significa quasi una morte certa: il blocco motorio è inevitabile per molti. Ignoro quale sia la percentuale: sono faccende che gli studiosi del settore dovrebbero sapere, specialmente medici e psicologi. Perché ho raccontato questa faccenda?... Ma per giustificare uno dei fatti storici che esaltano l'amor di patria, il coraggio, l'abnegazione ed il sacrificio della propria vita per il bene comune e la conquista della libertà  e della democrazia, sacrificando la propria vita per gli alti valori, e per l'amor di patria, le donne, i bambini, la verità ed il bene dell'intera comunità!. Bene hanno fatto a sparare alle spalle di quelli che non avanzavano verso la battaglia... durante la guerra del 15/18, questi ignobili codardi hanno meritato di essere ammazzati dai propri stessi compatrioti, che giustamente non potevano sopportare che dei vigliacchi compromettessero le sorti della guerra... riflessione!... Non si trattò di un abuso di potere, e di una barbarie commessa dalle istituzioni... ma di una giusta punizione. Tutto sommato questi codardi non possono lamentarsi perché hanno avuto il loro monumento al milite ignoto. Amen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


     Quando ero nella squadra sportiva nei Granatieri un giorno che eravamo al Car di Orvieto per una campestre ho incontrato Cristofani, quello di cui ho raccontato che mi aveva avviato alla carriera di latin lover. Che era lì per il Car … evidentemente si era dimesso dai servizi segreti! Ci siamo fatti una foto insieme... che ho messo nell'album... in omaggio all'uomo... che mi ha fatto perdere un sacco di tempo appresso alle straniere! Mi ha reso un bel servizio... non troppo segreto!

 

    Altri fatti salienti ce ne sarebbero da raccontare: tipo la morte di un mio compagno di squadra che fu praticamente ucciso da una iniezione di penicillina, scaduta, in vena fatta per una banale influenza. Alla caserma di pietralata, dove erano i Granatieri, era pressoché normale, per coloro che avevano fatto tardi; quando erano in libera uscita, rientrare da un buco dietro la caserma... per non prendere delle punizioni, che spesso consistevano in cinque giorni di consegna, sta a dire che per cinque giorni non potevano andare in libera uscita. Una sera un imbecille che era di guardia intimò l'alt ad un commilitone che rientrava dal buco... questo non gli ha risposto, probabilmente avrà subito un blocco motorio per la paura... e gli ha sparato mandandolo all'ospedale, per fortuna è sopravvissuto. Insomma questo cretino ha abusato del suo potere sparando ad un compagno: infliggendo la pena di morte ad uno che se rientrava dalla porta avrebbe preso solamente cinque giorni di consegna! Ma basta... non voglio raccontare altro, qualcosa ho già detto nel capitolo precedente. Di abusi di potere durante il servizio militare se ne subiscono un'infinità... maggiormente da parte di quelli che ai miei tempi si chiamavano nonni, c'erano le gavette, i gavettoni, i bidoni di acqua e di merda... io fortunatamente non ne ho mai presi ne fatti. Come caporale avrei dovuto comandare le pulizie della caserma ma non l’ho mai fatto! Nel senso che le pulizie le dirigevo pulendo materialmente insieme agli altri invece di guardare: come facevano tutti gli altri caporali e sergenti! Ciò che rammento è che la fine del servizio militare fu una liberazione.... Dall'impiego di burocrate forzato che ho fatto contro la mia volontà e mi sono riproposto che mai avrei intrapreso nella vita un'attività statale, e che non avrei sicuramente campato con soldi pubblici.... Comunque ringrazio lo Stato per avermi pagato con un pacchetto di Alfa al giorno... che se mi avesse dato di più mi sarei sentito un ladro.

 

     Terminato il servizio militare ripresi il lavoro, anche se di tanto in tanto durante il servizio militare, quando potevo, andavo a dare una mano. In quel periodo cambiammo casa, per andare ad abitare in un appartamento che era più vicino al negozio e quindi più comodo. Era un appartamento abbastanza grande con le finestre sul lungotevere, per ristrutturare il quale mio padre vendette la tenuta di Barbarano. Fu un periodo di lavoro molto intenso. Via del Moro era quella di sempre: ancora c'erano gli artigiani e moltissimi Trasteverini giovani si sposavano. Infatti in quel periodo si incrementò la vendita di bomboniere e confetti nonché torte nuziali per i matrimoni oltre al resto del lavoro. E tutti i sabati e le domeniche era un correre per fare e consegnare le torte nuziali che se ne facevano a decine. Tutte le sere c'era la consegna della torta Nanà ai ristoranti che in quel periodo, per quasi tutti gli anni 60, lavoravano a pieno ritmo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


                                                                                                 

    Dal 62 al 64 c'è stato un intenso periodo di lavoro: durante il quale pensavo di mettere su famiglia con Maria Antonietta. Ma nel 64 il rapporto terminò e nell'estate del 1965 andai in vacanza a Riccione per le ferie, da solo. E lì trovai un chiodo... quello che scaccia l'altro chiodo! Si chiamava Gudrun una tedesca di Dusseldorf che conobbi il 1 agosto. Dopo tre o quattro giorni la tedescona doveva tornare in patria: e così, anche perché mi interessava vedere la Germania, andai con lei a Dusseldorf. Però avevo un problema di soldi e quindi Gudrun mi trovò un lavoro... il primo giorno che sono arrivato... un'efficienza dell'ufficio  collocamento sconosciuta in Italia! E così presi servizio presso la Enry Shultz che era una sorta di grande magazzino che vendeva ogni sorta di trafilati di ferro, acciaio, alluminio ecc. C'era anche il vantaggio che potevo dormire lì. E così iniziai questa esperienza lavorativa in Germania. Mi diedero una cameretta dove dormivamo in quattro su dei letti a castello: che somigliava a una prigione! O peggio, era talmente angusta che quando scendevi dal letto a malapena potevi muoverti. Per terra c'erano a dir poco 2 cm di sporcizia, c'era un fornelletto e qualche pentola dell'anteguerra. Comunque diedi una bella ripulita e cominciai il mio lavoro che consisteva nello scaricare, dai vagoni ferroviari che entravano nel capannone, ogni sorta di trafilati, manicotti, lamiere ecc. poi il tutto andava messo in ordine nei vari scaffali. La più parte degli operai erano o turchi, o marocchini ecc. di Italiani eravamo solo in due. Cercavo di svolgere il mio lavoro con solerzia mettendo spesso tutte le barre al loro posto, e poi aspettavo nuovi ordini. C'è da dire che tutti gli operai che lavoravano lì cercavano di fare più straordinari possibile... gli straordinari erano a discernimento: cioè chi voleva poteva lavorare dalle sei del mattino a mezzanotte! Ma siccome io non ero interessato in quanto tenevo ad essere un po' libero facevo le mie sette ore e basta. Viceversa gli altri che dovevano tirarla per le lunghe mettevano le barre nella loro sede molto lentamente o meglio guardavano continuamente il capo reparto, e appena si girava invece di infilare la barra facevano un pezzetto indietro! Poi quando Copricham, il capo, li guardava andavano avanti velocemente. Viceversa il capo reparto redarguiva me perché non lavoravo! In realtà io avevo già finito da un pezzo ed attendevo nuovi ordini. Comunque Copricham, che era un reduce dell'ultima guerra mondiale evidentemente ce l'aveva un po' con gli Italiani per via del tradimento! La mattina arrivava con una cassa di birra e quando era l'ora del pranzo le aveva terminate tutte... una spugna! A me, forse giustamente, in quanto recluta mi faceva fare la gavetta e mi mandava sempre a prendere il rancio... infatti il pranzo consisteva in un minestrone che andavo a prendere con un grosso pentolone e quindi lo versavo in una sorta di gavetta agli altri operai. La faccenda è andata avanti per una ventina di giorni e a fine mese, un giorno, al comando di andare a prendere il rancio, con il mio tedesco storpiato gli dissi:-“ No! Oggi non mi va; mandaci qualcun altro.” La risposta fu perentoria:-“RAUS!” Che in Italiano significa fuori. Aho! Proprio  tedesco! Insomma mi ha cacciato in tronco. Chiaramente io non avevo nessun interesse a restare lì perché alla fine del mese sarei comunque andato via. Ma mettiamo che fosse stato uno che aveva necessità di lavorare... l'abuso di potere mi pare evidente: perché per una sciocchezza simile non si può togliere il lavoro ad una persona. Sta di fatto che il mio lavoro lo svolgevo più che bene ed il fatto di andare a prendere la minestra non rientrava nei miei compiti. Comunque mi voltai senza replicare e me ne sono andato... sono andato negli uffici dove mi hanno liquidato e mi hanno detto che per quella notte potevo ancora dormire nel loro albergo! Così la sera come al solito verso le 23 sono tornato per andare a dormire e per prendere la valigia. Al cancello come al solito c'era un portiere tedesco! Anche lui quasi sempre ubbriaco, con il volto paffuto e le guance rosse che nella penombra potevi scambiarlo per un “porco”. Il quale non voleva farmi entrare... ed io cercavo di spiegargli che dovrò prendere comunque le valigie... ma niente, mi dice quasi gridando:- “Do bist ine swine!!!” Ma francamente non capivo cosa stesse dicendo e continuavo, molto gentilmente, a cercare di spiegargli le mie ragioni. Sono passati pochi secondi ed all'improvviso, da dietro le mie spalle sono stato aggredito da cinque o sei poliziotti che mi hanno malmenato per un periodo di tempo che non finiva mai: e c'è da dire che ho avuto la forza di non reagire cercando di accartocciarmi con le braccia sulla testa. Dopo un po', visto che non reagivo, se ne sono andati, senza spiegarmi alcunché, intendo dire senza dirmi un motivo di questo pestaggio, lasciandomi a terra pieno di lividi. Lentamente mi sono rialzato ed ho passato la notte nella mia cinquecento a leccarmi le ferite. Insomma ho pensato a lungo inseguito a questa faccenda per me inspiegabile. In un primo tempo ho pensato che fosse stata una punizione per aver fatto una sorta di alzata di testa.... Inaccettabile da parte degli emissari dei veri padroni cioè la burocrazia  evidentemente considerano chi lavora come una sorta di schiavo che quando alza la testa si frusta! Non so io credevo di essere un lavoratore, oltretutto in prova, che ha il diritto di andarsene se il lavoro non lo soddisfa, se è maltrattato ecc. Sta di fatto che la fabbrica in cui lavoravo era un'azienda apparentemente privata. Insomma ho fatto tante ipotesi ma non ne sono mai venuto a capo! A distanza di tempo la frase detta dal porco e cioè: Do bist ine swaine, che significa: “sei un porco”... al tempo me l'aveva tradotta Gudrun e francamente ero restato con un punto interrogativo sulla testa! Un porco ubriacone che dice a te porco francamente, all'epoca mi faceva sorridere! Oggi mi fa sorridere un po' meno perché sotto quella frase c'è un intero sistema sociale, che poi forse spiegherò. Ma non credo ce ne sia bisogno perché è stato spiegato a sufficienza da un mio “conoscente”, il mio pseudonimo Leonida Alidonna che ha sritto il libro “Le pile del Diavolo” che è pubblicato sul sito della pasticceria.

    Vale la pena di soffermarsi ancora un po' per analizzare questo grave abuso di potere commesso dagli esponenti delle istituzioni ai miei danni... si è vero non ero in Italia... ma in seguito, come racconterò, ne ho subite anche di peggiori in Italia... quindi su certe faccende la legge è la stessa ovunque. La faccenda dei soprusi di questo genere è nota in tutto il mondo. Di ragazzi, vigliaccamente, malmenati da un branco di poliziotti ce ne sono tanti e documentati... il mio non è stato documentato ma, ne sono certo che è una faccenda molto diffusa. C'è da dire che all'epoca avevo 25 anni ed ero rispettoso delle istituzioni, consideravo la polizia i tutori dell'ordine, indispensabili e rispettabili. E francamente la faccenda, da questo punto di vista, mi ha un po' sconvolto. A parte il fatto che certi comportamenti non si debbono applicare neanche ad un vero delinquente perché anche se fossi stato un delinquente essere malmenato addirittura da sei individui contro i quali evidentemente non è possibile fare alcunché: perché se mi fossi ribellato mi avrebbero accusato di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale ed io le leggi le conoscevo già abbastanza bene. Quindi una doppia vigliaccata ed abuso di potere. Tuttavia ancora attendo che qualcuno mi spieghi i veri motivi di questi comportamenti ripetuti ai danni di ragazzi indifesi. Quello che è certo è che su queste faccende c'è una diffusa omertà.... E quindi la responsabilità ricade sull'intera società omertosa.

 

    Quindi dopo i preti a menarmi ci sono stati i poliziotti. Questo è un fatto... un altro fatto è che nella mia vita ad eccezione di queste due categorie non mi ha mai menato nessuno... neanche mio padre e mia madre: da mio padre non ho mai preso neanche uno scappellotto. Per quanto riguarda i preti, come ho detto, l'ho presa in modo bonario: ed ho interpretato la faccenda come un intento educativo teso al mio bene. Cosa che ancora penso. Quella dei poliziotti è una faccenda un po' più difficile da interpretare... lo avranno fatto per il mio bene? Lo faranno a fin di bene con tutti i ragazzi che picchiano? Oppure c'è un motivo di sopraffazione, sopruso e magari schiavismo? Forse la risposta è nella fotografia fatta da Silvio al cavallo con la scritta latin lover! Ai “posteriori” l'ardua sentenza!!!

 

    Il sottoscritto ha un carattere che cerca di comprendere sempre tutto e tutti. Non è mio costume fare di tutte le erbe un fascio! E quindi forse potrei pensare di essermi imbattuto in dei degenerati... intendo dire la classica eccezione che conferma la regola: il bene ed il male è in tutte le categorie perfino quella dei pasticcieri! Anche nella polizia possono esserci dei delinquenti tipo quelli della uno bianca! Ma quando si ripete l'eccezione può diventare una regola! Basta, raccontato questo grave abuso di potere: che se non fosse tragico sarebbe ridicolo passiamo oltre.

 

     Faccio una parentesi: come si può vedere la mia autobiografia si svolge maggiormente durante le ferie, perché per il resto la mia vita è quella che ho descritto nel preambolo sta a dire la routin lavorativa di tutti i giorni. Durante le vacanze estive del 1966 ho organizzato un viaggio in Europa con la mia cinquecento. In un mese ho visitato la maggior parte dei paesi dell'Europa occidentale. Austria, Germania ovest, Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Inghilterra, Francia... e Padania! Un viaggio abbastanza piacevole, che ho fatto dormendo in tenda o nella macchina... con pochi soldi.... Tanto che a Londra ero restato senza una lira o meglio senza una sterlina! Ed ho sperimentato la vita dell'accattone... non che chiedessi l'elemosina ma mi andavo a raccattare i soldi caduti dalle tasche di quelli che si stendevano sui prati dei parchi pubblici. In attesa che mi arrivasse un vaglia da casa. Questa volta non sono andato a lavorare... vista l'esperienza che ho fatto in Germania! Non avevo intenzione di ripeterla. Al di là di tutte le bellezze che ho visto nella vecchia Europa: oltre a quella descritta c'è stata l'esperienza della roulette alla quale ho perso gli ultimi soldi che mi erano rimasti sul traghetto che andava in Inghilterra... circa L. 30.000! Che non sarebbero comunque bastate e quindi le ho investite sperando di evitare il lavoro! Quella è stata la prima ed ultima volta che mi sono dato al gioco d'azzardo. Quando ho attraversato la Francia il tratto da Calè a Parigi l'ho fatto con la 500 rotta: infatti si era rotto un mozzo della ruota posteriore e praticamente ho fatto tutto il percorso circa cinquecento chilometri scendendo dalla macchina per inserire il mozzo ogni 200 metri! In pratica con un rapido conto mi sono infilato sotto la macchina circa 5000 volte! Ma ce l'ho fatta. A Parigi ho fatto riparare la macchina e sono arrivato a Roma facendo l'autostop agli autostoppisti. Nel senso che non avendo più neanche una lira per la benzina, disponevo solo di un po di scatolette e biscotti, a quelli che mi facevano l'autostop gli chiedevo i soldi della benzina e condividevo le mie scatolette: ne ho caricati tre e sono arrivato a Roma. Dopotutto sono un Italiano, un Italiano vero e quindi l'arte di arrangiarsi ce l'ho nel sangue!

 

    Nel 1967  invece di andare in ferie … sono andato in Danimarca per sposarmi con tanto di smoching e garofano bianco! Infatti dovevo sposarmi con Kirsten a causa di una frittata che  avevamo mangiato insieme tre mesi prima. Raccontare questa squallida storia sarebbe un po deprimente per me e per chi la legge. Posso soltanto dire che la frittata mi ha causato un indigestione durata diversi anni. Era talmente indigesta che a distanza di anni se ci penso mi viene da rigurgitare! Kirsten aveva una caratteristica essenziale in comune con molte delle donne che ho conosciuto … era una aspirante Burocrate, studiava psicologia e per lei ero una sorta di cavia per esperimenti psicologici! Ed è stata lei a mettermi nel cervello l'interesse per la psicologia che poi mi ha portato alla lettura di Reich. E da questo punto di vista la debbo ringraziare perché se uno i libri non li legge... non si ha l'opportunità di buttarli nel cesso! Allo stesso modo che nel cesso ho buttato tutti i suoi colleghi Freud, From ecc. in special modo Freud, c'è chi dice che Freud, questo psicopatico drogato, è un criminale di pace... e su questo sono pienamente d'accordo!

 

    Nell’ autunno del 1967, quando tornai a Roma, con la frittata sullo stomaco, ho iniziato il lavoro all'ingrosso delle uova pasquali decorate a mano nel laboratorio di mio padre. Tra l'altro feci un uovo decorato con un pulcino dentro. Il pulcino lo facevamo noi. E ci fu quindi un notevole lavoro. Sono andato personalmente a vendere le uova di Pasqua nei negozi e ho fatto un discreto numero di clienti dai quali sono partito con un lavoro che è durato circa 20 anni. Il pulcino suscitava un notevole interesse e lo usai a mo di ariete per fare i nuovi clienti ai quali vendevo anche le uova di Pasqua incluse delle uova giganti. In seguito divennero clienti anche per le nostre specialità romane: il pangiallo, il panpepato, il torrone romano, i mostaccioli romani ecc. prodotti che inserii nel campionario l'anno seguente. E quindi ci fu un grosso lavoro organizzativo, durante il quale ho acquistato nuovi macchinari, e mi sono trasferito nei locali adiacenti la pasticceria prendendo una nuova licenza a mio nome. Il lavoro all'ingrosso presentava delle problematiche molto diverse da quello al dettaglio. Ed in ciò mi diede dei consigli anche uno dei primi clienti che era un grossista di dolciumi: il noto Piperno al ghetto; il quale mi consigliò di non uscire con il mio nome, per quanto riguarda i prodotti al cioccolato, e di trovare un nome che avesse qualcosa di Svizzero... in quanto a quei tempi i prodotti specialmente del centro sud non erano molto ben visti. Infatti a Roma c'erano delle fabbriche di cioccolato che usavano dei nomi dal suono svizzero tipo Zurich o Misar fu così che sulla carta geografica ho trovato una cittadina vicino Zurigo che si chiama Lyss e quindi feci stampare delle etichette con scritto Lyss extra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    Ripensandoci, a distanza di tanti anni sono convinto che questo lavoro non avrei mai dovuto iniziarlo... e chissà forse in ciò il Padreterno ha cercato di darmi una mano... Ma non c'è riuscito in ragione della mia caparbietà! Sta di fatto che nell'anno 1968 ho avuto un grave incidente che avrebbe potuto mandare all'aria tutta la preparazione che avevo fatto per iniziare la produzione. Infatti ho sperimentato un'altra faccenda di malasanità … che nella mia vita sono state la più parte delle esperienze che ho avuto con la sanità. Ad ottobre del 68 un giorno che sono salito con la scala su un soppalco, per prendere dei campioni, sono caduto all'indietro da circa 5 m di altezza sfiorando con la testa lo spigolo di un tavolo di marmo, quasi un miracolo, ma battendo con il sedere a terra. Fui accompagnato al pronto soccorso da mio padre, che era presente. Mi fecero delle lastre dove constatarono uno schiacciamento di tre vertebre... che però si trattava di una vecchia lesione e quindi non c'era da preoccuparsi. Mi dimisero in fretta e andai via con le gambe tremanti per il fatto che il midollo spinale era leggermente leso. Francamente posso ritenermi un miracolato: perché c'è chi cadendo all'indietro rimane su una sedia a rotelle. Comunque per circa cinque o sei giorni, benché dolorante e sorreggendomi con i muscoli dorsali, ho seguitato a lavorare; ma il dolore aumentava. Così decisi di andare per una visita ortopedica al Cto di Roma. Dove mi fecero delle nuove lastre e quando il medico le vide disse:-“ Ma chi è quel criminale che lo ha rimandato a casa?” Insomma constatò la frattura dell'osso sacro e lo schiacciamento di tre vertebre. E come detto mi è andata bene. Però mi disse che era necessaria una ingessatura di tutto il busto. Che effettuai all'ospedale del Fatebenefratelli. Fui tirato per il collo ed ingessato. La notte ho pernottato in corsia dove la faccenda della malasanità si è raddoppiata. Infatti durante la notte il dolore alla spina dorsale posso ben dire che era atroce. Tuttavia riuscivo a stare in piedi grazie all'ingessatura; ed anzi in posizione eretta il dolore era un po' meno. E quindi siccome c'erano molti malati che suonavano il campanello per chiamare l'infermiere; che non arrivava: mi sono ingegnato di portare acqua, sistemare coperte eccetera ai malati che avevano bisogno. Poi ad un certo punto il dolore è diventato irresistibile ed anche io ho cercato di chiamare l'infermiere... suono, risuono... ma nulla. Allora decido di andare in infermeria: busso e niente, quindi apro la porta che era socchiusa guardo in giro e vedo l'infermiere che ronfava beato nel suo letto addirittura con il pigiama!. Mi avvicino lo scuoto e lui si sveglia seccato! Gli dico:-“Scusa ma io avrei bisogno di un analgesico perché non gliela faccio più.” Al che si alza un po' controvoglia e prepara una iniezione, non so di cosa, e invece di prendere la natica colpisce l'osso... e l’ago era diventato una fisarmonica! Al che cerca di cambiare ago... ma a questo punto non ci ho visto più: l'ho preso per il bavero e gli ho detto:-“ Brutto figlio di puttana, non solo dormi mentre i malati crepano, ma non sei capace neanche di fare un'iniezione!” Lo ho rilasciato subito e me ne sono andato senza fare l'iniezione: infatti in quel momento ho ripensato al mio compagno di squadra quando facevo il militare morto per un'iniezione malfatta! Ed ho preferito sopportare il dolore. Avrei dovuto restare in osservazione altri tre o quattro giorni... ma il mattino seguente ho firmato e me ne sono andato.

 

     Per circa sei mesi sono rimasto ingessato e con un dolore che non mi lasciava mai: non riuscivo a dormire perché in posizione distesa il dolore aumentava... se avessi lasciato il lavoro tutto sarebbe andato perso e quindi ho lavorato egualmente per tutta la stagione di Natale e di Pasqua aiutato da alcune ragazze, e un paio di rappresentanti. Ad aprile ho tolto l'ingessatura ed ho cominciato a stare meglio, e a dormire un po': tanto che ho organizzato il viaggio a Praga con Ludmilla per il periodo delle ferie. Il viaggio a Praga è stato molto interessante, in quanto c'era un fermento dovuto alla famosa primavera di Praga: terminata con l'arrivo dei carri armati russi il 20 agosto del 1968 e, come ho raccontato, il 19 agosto sono partito da Praga che è stata l'unica fortuna di un brutto anno come il 68.

 

    C'è da dire che nel 68, come è ovvio, gli anni 60 erano al termine e a Trastevere cominciava l'esodo dei Trasteverini e si cominciavano ad annunciare i più bui anni 70: e come credo di aver detto, si cominciava a pensare di aprire una pasticceria a viale Marconi... forse sarebbe stato un “discapito per la storia!”... Infatti il locale è diventato storico e così non sarebbe stato se fossimo andati via, forse.... Perché se qualcuno si fosse accattato, cosa improbabile, questa azienda la storicità del “punto vendita” sarebbe rimasta. Nel 68 c'è stato un altro triste evento: è morto Gianni Valzani… il lat lover! Ma per fortuna c'è stato un altro evento meno triste e cioè la nascita, o meglio il ritorno, di Gianni Zala! Che è lo pseudonimo che ho scelto quando nel 68 mi sono improvvisato pittore; in verità Gianni Zala già c’era ma non aveva nome!. Attività che ho iniziato durante alcune notti del 68 dopo il lavoro ed ho terminato divertendomi a pieno ritmo tra il maggio del 69 ed il luglio dello stesso anno, per circa tre mesi: nel contempo che andavo organizzando il lavoro per la stagione successiva, infatti il lavoro era stagionale ma era necessaria una precoce organizzazione, ideazione, viaggi alle fiere per acquistare varie merci ecc. ecc. perlopiù dipingevo la notte.

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    E importante dire che il fatto di mettermi a dipingere non è nato da una passione per la pittura... e francamente lo facevo con una certa riluttanza! Ma è nato bensì dal desiderio di esprimere delle idee che erano maturate in me da varie esperienze. Tanto è vero che l'ho fatto per pochi mesi, finché cioè ho avuto delle idee, e poi ho lasciato perdere per molto tempo fino al 1983.... anno in cui ho avuto altre idee. Dal momento che non ero d'accordo con i famosi sessantottini... oltre che con tutto il resto!... e per me non essere d'accordo è abbastanza facile semplicemente perché a volte non sono d'accordo neanche con me stesso... figuriamoci con gli altri. Ma è anche importante dire che non sono un bastian contrario perché credo di saper riconoscere le ragioni degli altri.... Forse troppo!

 

    Nel 68 c'è stato un altro evento, per me, importante:  l'incontro con i libri di Reich... suggeriti da Kirsten; è proprio vero ciò che dice Marzullo: leggere ti cambia la vita... in peggio! Sta di fatto che per un periodo mi sono quasi bevuto le frescacce che ha detto Reich. Mi sono letto una buona parte dei suoi libri: tra i quali “Ascolta piccolo uomo”, “L'assassinio di Cristo “ e tutte le sue teorie sull'orgone. Tanto che ho fatto addirittura degli esperimenti sull'orgone. Per chi non sa cosa è l'orgone bisogna spiegare che secondo le teorie di Reich esiste un'energia primaria che riempie l'universo e quindi non esiste il vuoto: ma l'universo è riempito dall’orgone. Sta di fatto che Reich realizzò quello che lui chiamava l’accumulatore orgonico: che consisteva in un foglio di carta stagnola ed uno di carta cellulosa, cioè uno di metallo ed uno di materia organica, alternativamente sovrapposti fino a formare un blocco di circa due o trecento fogli. Per fare l'esperimento ho speso pochissimo perché la stagnola la uso per il cioccolato, e la carta per incartare le torte: e quindi non ho dovuto fare ricorso ai finanziamenti statali per la ricerca scientifica! Misi questo blocco sotto una pianta in quanto, a detta di Reich, l'accumulatore orgonico oltre a curare il cancro e varie altre malattie faceva crescere più in fretta e più belle le piante.  Misi un vaso di gerani per molti mesi sull’accumulatore ma francamente non ho visto alcuna differenza. Infatti per sicurezza avevo preso due piante uguali e ne avevo messa una sull’accumulatore e l'altra senza. Dopo tre mesi le due piante erano perfettamente eguali. E così smontai il marchingegno e tolti i primi e gli ultimi fogli; che erano un po' sporchi li ho usati per incartare dolci. Insomma per farla breve avevo fatto anche un abbonamento ad un giornale gestito dallo psicologo De Marchi: che era un fautore delle teorie di Reich. Tanto che una volta presi un appuntamento con il professor Zucconi, un professore della sua redazione: ma non perché avessi dei problemi psicologici ma per parlare di Reich. Parlando con Zucconi, che era un capellone travestito da Cristo: tipico di quegli anni: Zucconi mi disse che Reich era matto! Cosa che molti vociferavano. Però c'è un fatto che la sua affermazione era in pieno contrasto con quanto veniva affermato sulla rivista che mi inviavano... e che io pagavo. C'è da dire, anche, che appena giunsi nel loro ufficio, gli eminenti psicologi stavano chiacchierando e appena entrato uno di loro ha detto:-“Hai sentito di queste truffe sulle uova di cioccolato?” Ora siccome io avevo la coda di paglia, e francamente non ho mai truffato nessuno con le mie uova... anzi ci ho rimesso! Poi spiegherò perché. Ho pensato che probabilmente avevano preso informazioni sul mio conto. Ed ho cominciato, come si suol dire, a mangiare la foglia! Dopo una breve discussione salutai il professor Zucconi calcando l'accento su Zucconi. Ed iniziò la fine del periodo di Reich che ho classificato con i vari libri truffa di molti, mi dispiace dirlo ma è storia, ebrei; tra i quali Marx, Marcuse, Freud, Hitler  ecc. ecc. e non credo che Reich fosse matto ma era sicuramente un truffatore in mala fede! Come gli altri! Insomma è importante anche dire che in quegli anni c'era un movimento di sinistra, i cosiddetti sessantottini, che chissà perché ce l'avevano a morte con i produttori di uova di cioccolato: che secondo le teorie impartite dai famosi “cattivi maestri” sarebbero stati niente popò di meno che gli sfruttatori del popolo... roba da matti. Il fatto è che questi imbecilli del 68 che credevano a queste autentiche merdate: dette dai veri padroni cioè i burocrati che di queste teorie false erano gli ideatori ed i promulgatori. Non a caso i loro capi erano tutti professori e burocrati che campavano con soldi pubblici! Dicevo, questi imbecilli ce l'avevano a morte con i produttori di cioccolato... che viceversa se ne avessero mangiato un po' forse gli si sarebbe aperto il loro piccolo cervello! Infatti è oramai certo che la cioccolata ha dei benefici effetti sul cervello e sul sistema nervoso. Personalmente ho mangiato quintali di cioccolata, semplicemente perché mentre lavoro ho il vizio dello spizzico, sono arrivato a 70 anni e non ho mai avuto gravi problemi di salute. Cosa che all'epoca, parlo del 68, era completamente sconosciuta ed anzi la cioccolata a quel tempo era un po' il diavolo! Perché faceva venire i brufoli, cosa completamente falsa, e quando mangiavano la cioccolata i seguaci di Moretti e compagni dicevano “facciamoci del male!” E di questi facciamoci del male ne ho sentiti a migliaia nel mio negozio... pronunciati da questi cretini: viceversa del male glielo hanno fatto i loro cattivi maestri e professori della burocrazia.

 

    Nel 1969, quando cioè avevo già terminato la mia carriera di lat lover e Gianni Valzani era morto: Gianni Zala era un neonato; una sera una bella bionda Australiana mi chiese un passaggio... cioè lo chiese a Giovanni Valzani … e da lì è nata la storia con Jill: che è quella che è durata di più. Jill era in Europa per fare la venditrice di pentole in Germania ai militari li residenti nelle basi americane. Era a Roma in gita turistica con una sua amica: è stata pochi giorni e poi è partita per Francoforte. Ma la faccenda non è finita li come al solito in quanto l’ò rivista diverse volte durante gli anni 70 come racconterò. Il fatto è che Jill ha influito molto sulla mia vita e per un periodo ha anche lavorato nella mia azienda come segretaria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Capitolo Quarto

 

ANNI 70

 

fino a 40 anni.

 

L’imprenditore

L’esploratore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    Gli anni 70  sono stati di intenso lavoro che è andato via via crescendo, con un raddoppio di fatturato ogni anno... fino al 1976, quando ci fu la citata visita della finanza anno in cui è iniziata la discesa, per varie cause, che è durata molti anni fino al 1988 anno in cui decisi di smettere senza fallire. L'azienda che avevo aperto era contigua a quella di mio padre ed anche comunicante: in definitiva si può dire che da un punto di vista organizzativo era un'unica azienda. Mio padre e l'operaio Walter con l'aiuto di un paio di apprendisti si dedicavano alla pasticceria ed io svolgevo il lavoro esterno coadiuvato da una decina di ragazze e ragazzi non che da un autista una segretaria ed alcuni rappresentanti. All'occorrenza si aiutava in pasticceria allo stesso modo che mio padre aiutava me. È importante dire che la mia attività si basava esclusivamente sul mio lavoro. Infatti le uova decorate a mano le facevo tutte io ed in pratica gli operai senza di me non avrebbero potuto far nulla! Posso ben dire che ero un “ padrone” sfruttato dagli operai. In verità questo lavoro che si è svolto per molti anni in realtà non mi ha mai reso un gran che; da un punto di vista economico. Anche se è stato molto interessante da un punto di vista umano e lavorativo. Ho sempre pagato tutti.... Ma alla fine della stagione, esclusi i primi cinque anni durante i quali ho visto qualche soldo in più, andavo in vacanza con la tenda per risparmiare. Sono andato avanti molti anni sempre nella speranza che il lavoro si consolidasse ma purtroppo con il tempo si è via via liquefatto! Specialmente il lavoro delle famigerate uova di Pasqua era assolutamente improduttivo. Infatti, le uova di Pasqua, contrariamente a quanto pensavano i citati sessantottini, non rendevano quasi nulla ed a malapena ci pagavi le spese. Perché le uova di Pasqua sono un articolo che ha vari problemi: oltre alla difficoltà produttiva, che richiede molto tempo, c'era anche una difficoltà sui prezzi di vendita causata da una concorrenza, all'epoca, molto agguerrita e numerosa... al giorno d'oggi sono praticamente scomparsi tutti. Ma questo sarebbe stato il meno perché le uova di Pasqua sono soggette a rotture ed a mancata vendita: sta a dire che i commercianti non acquistavano se non c'era la promessa di rendere gli invenduti e i pezzi rotti che spesso erano cospicui. Ciò causava un enorme perdita di tempo e di danaro che riduceva i già esigui guadagni praticamente a zero. Un po' meglio andava con la vendita delle specialità romane che hanno in parte compensato le perdite sulle uova di cioccolato: anche se poi, in ragione dell’alta qualità di questi prodotti, i guadagni erano alquanto limitati.

 

    Ho detto, che da un punto di vista economico sarebbe stato molto meglio se non avessi mai cominciato questo lavoro... anche se tuttavia, pur non avendo realizzato grossi guadagni, diciamo che ho campato! Viceversa, come ho detto, è stata una esperienza umana molto interessante. Ho conosciuto molta gente sia nell'ambiente dei commercianti, in quello della burocrazia, dei rappresentanti e degli operai. Come al solito se dovessi raccontare tutte le esperienze non basterebbe un libro e quindi mi limiterò a quelle più significative. Andando per categorie iniziamo dai rappresentanti: con loro è stato un autentico calvario! Ho detto che ho cominciato l'attività nel 1967: ma quell'inizio è stato quello ufficiale con l'apertura della mia azienda. In realtà nel 66 avevo fatto un esperimento nel laboratorio di mio padre: infatti cominciai a fare dei clienti vendendo il pulcino e le uova decorate in tentata vendita nel periodo pasquale facendo una cinquantina di clienti tra i quali c'era il succitato Piperno. C'è anche da dire che io quelle uova decorate le facevo da sempre per la nostra pasticceria ed il lavoro cominciò spontaneo da una richiesta di Piperno. Infatti siccome io andavo spesso a comprare dolciumi: in special modo confetti, nel suo magazzino: sapendo che noi facevamo le uova decorate a mano mi chiese se potevo fornirle anche a lui. Quindi visto che c'erano delle possibilità di mercato pensai, purtroppo, di farle anche per altri.... Fu così che iniziò tutta la faccenda. Nel 67 mi aiutarono a fare i clienti due rappresentanti: che sono restati gli unici rappresentanti professionisti che ho avuto. Uno era un certo Locatelli rappresentante della Ferrero che ci forniva la cioccolata il quale mi presentò molti clienti, senza neanche pretendere la percentuale, ma con la promessa che avrei consumato il suo cioccolato. Molti clienti li ho fatti da solo, malgrado dovessi girare per i negozi con il busto di gesso ed il dolore su descritto. Molti altri clienti li fece un altro rappresentante che lavorava a percentuale un certo Bianconi che ha lavorato con me per circa tre anni poi lasciò per motivi suoi... credo abbia aperto un negozio per suo conto. Però c'è da dire che un solo rappresentante non era sufficiente a coprire tutto il mercato di Roma e dintorni per cui avevo bisogno di altre persone. Per trovare le quali mettevo degli annunci sul giornale. Vendere i nostri prodotti non era assolutamente facile ed erano più quelli che desistevano dall'impresa. Insomma dopo i due primi rappresentanti professionisti gli altri che si sono presentati erano tutti invariabilmente impiegati dello Stato che facevano il lavoro per arrotondare lo stipendio. A chi rispondeva all'annuncio, ed erano molti, davo il campionario, copia commissioni, un po' di assaggini e dopo aver chiacchierato a lungo per erudirli circa le varie problematiche inerenti i prodotti e la vendita li facevo provare. Come detto, la maggioranza non riusciva nell'impresa! Quei pochi che riuscivano gli assegnavo una zona, li segnavo all’enasarco... non loro ma le mogli, i suoceri e parenti o amici vari! Perché  loro in quanto impiegati dello Stato non potevano assumere impegni. Come si suol dire visto che non c'era altro... o mangi questa minestra... basta! Di aspiranti rappresentanti improvvisati ne ho conosciuti a centinaia e me ne hanno combinate di tutti i colori. Una delle più grosse, ad esempio, un tizio prese il campionario e dopo un paio di giorni mi portò un centinaio di ordini... chiedendomi di anticipare qualcosa (Il 50% delle percentuali!) perché non aveva più i soldi per la benzina. Gli risposi che al momento non potevo e di attendere un paio di giorni. In realtà questa straordinaria performance era per me inverosimile: sta di fatto che bisognava essere bravi per  fare due o tre ordini al giorno e per fare un cliente in media dovevi visitarne almeno 30. Insomma feci una rapida ricerca controllando i negozi che erano segnati sulle commesse e risultò che erano quasi tutti  inesistenti e gli esistenti non avevano ordinato nulla. Insomma il tizio non si fece più vivo. Un altro, anche lui impiegato statale lavorò circa tre anni e fece diversi clienti nuovi… ed un giorno venni a sapere che per fare i clienti usava il ricatto … non che li minacciasse ma gli insinuava che lui era impiegato … non diciamo dove ed i clienti intimoriti ordinavano. Il tizio fu licenziato in tronco! C'è da dire che questi clienti fatti con il ricatto furono tutti persi.... Giustamente! Ho avuto anche un rappresentante fisso stipendiato ed a percentuale che faceva anche le consegne. Il quale aveva a disposizione due auto della ditta: una per le consegne ed una per la rappresentanza. Il quale con le mie auto lavorava, di nascosto, anche per la concorrenza... cosa che in commercio si chiama tradimento! E causa quanto meno la fine del rapporto.... infatti finì. Un altro rappresentante che aveva fatto molti ordini controllati con negozi esistenti all'atto della consegna delle merci furono quasi tutte respinte... e questa è una faccenda che mi ha lasciato veramente perplesso! Sta a dire che c'era un evidente accordo tra il rappresentante ed il cliente... e qui siamo veramente negli arcani ho fatto molte ipotesi ma francamente non ne sono venuto a capo! Poi c'erano dei rappresentanti che si assumevano l'incarico promettendo mare e monti senza fare nulla e spesso sparivano con l'evidente scopo di bloccarti... e questi erano chiaramente degli inviati della concorrenza. Per quanto riguarda i rappresentanti, negli ultimi anni in cui feci questo lavoro, li ho eliminati tutti ed addirittura ho eliminato anche molti clienti perché anche con loro era lo stesso calvario. E mi tenni soltanto una cinquantina di clienti, che poi erano quelli che avevo fatto io; cioè i migliori e le commissioni le facevo per telefono. Ma il lavoro non era sufficiente a mantenere l'impresa e quindi smisi.

 

     Per quanto riguarda i clienti il problema maggiore era quello dei pagamenti e per questo avevo l'abbonamento al bollettino dei protesti e molte delle commissioni che i rappresentanti portavano venivano scartate a causa dell'inaffidabilità del cliente.

 

    Per quanto concerne gli operai e le ragazze in 20 anni  sono state moltissime e devo dire la maggior parte sono stati bravi e lavoratori... anche perché credo avessi una certa esperienza nello sceglierli. Ci sono state due sole eccezioni che rammento perfettamente. Uno era un apprendista che dovetti licenziare perché assolutamente non idoneo allo scadere del periodo di prova. Nessuno gli aveva negato nulla ma venne accompagnato dal padre il quale aveva in tasca un vistoso coltello... pretendeva questo è quello ma lo seppi prendere per il suo verso ed il coltello è rimasto nella tasca del suo posteriore dove era.

 

    Un altro fatto, questa volta molto grave, successe con una ragazza che tornò al lavoro dopo un periodo di malattia. Questa ragazza venne accompagnata dal suo ragazzo. Il quale alla richiesta della giustificazione sanitaria, che è d'obbligo per chi è stato malato per più di tre giorni, nella fattispecie la ragazza era stata assente per circa 20 giorni, dicevo, alla richiesta della giustificazione sanitaria il ragazzo disse che lui era un poliziotto addirittura della DIA e che avessi fatto attenzione se non volevo passare dei guai... questo disse invece di fornirmi la dovuta giustificazione. Al che scesi dal banco dicendogli che il fatto che lui era un poliziotto non era di mio interesse e quindi a maggior ragione doveva fornire i documenti legali. Non gli ho messo le mani addosso ma credo di averglielo detto in modo perentorio ed a distanza ravvicinata. Al che il tizio è uscito velocemente con la sua ragazza. C'è da dire che era una giornata di riposo per la pasticceria, cioè martedì e quindi la saracinesca era abbassata. Ma noi si lavorava all'interno e c'erano anche altre ragazze. Non sono passati neanche una decina di minuti e all'improvviso vedo alzare la saracinesca da sotto la quale apparivano i pantaloni di almeno una decina di poliziotti. Ho intuito subito che il tizio, ignoro con quali motivazioni, aveva chiamato i suoi colleghi. Sta di fatto che non gli ho dato il tempo neanche di tirare la saracinesca completamente in alto, infatti in quel momento mi è tornata alla mente l'esperienza fatta a 10 anni che ho raccontato ed anche quella fatta in Germania, e quindi per non ripeterle questa volta sono scappato. Non fuori dal negozio ma mi sono rifugiato nei locali adiacenti, quelli dove era la mia azienda dove c'era una porta molto robusta in ferro che serviva da divisione con i locali di mio padre. Comunque la paura è stata veramente molta... tanto che ho sperimentato il succitato blocco motorio. Per fortuna sono riuscito a chiudere la porta ma dopo poco sentendo i poliziotti che bussavano alla porta mi sono praticamente paralizzato.... Per un periodo abbastanza lungo. Ad affrontarli è rimasta mia madre alla quale non manca sicuramente la parola e gli ha spiegato l'accaduto. La sentivo parlare ma dalla mia posizione non comprendevo cosa dicesse. Sta di fatto che appena mi sono ripreso dopo alcuni minuti ho pensato bene di andarmene. Ho alzato la saracinesca dell'ultima porta e sono uscito in strada. Via del moro era piena di pantere della polizia, non so non le ho contate ma almeno cinque o sei. Neanche che ci fosse stato un pericoloso criminale della mafia. Sta di fatto che ho abbassato la saracinesca e me ne sono andato a casa. Evidentemente i poliziotti erano quasi tutti nel negozio ed il pericoloso criminale è riuscito a fuggire! Insomma per farla breve la faccenda è morta lì. Non ho avuto più notizie né della ragazza né del suo protettore. Mia madre poi mi disse che gli aveva spiegato l'accaduto e avendo capito di cosa si trattava: cioè di un abietto abuso di potere probabilmente alla centrale di polizia avevano portato lui... ma ne dubito: l'intervento è stato troppo veloce e credo che fosse preparato... per varie ragioni: prima cosa se chiami la polizia arrivano se tutto va bene almeno dopo una ventina di minuti e non arrivano sei pantere ma si è no una o due:  muoverne 6 per un intervento non preparato è pressoché impossibile; semplicemente perché le pantere della polizia non sono mai raggruppate ma girano per la città in genere con due poliziotti per macchina e non camminano tutti insieme ma ognuno ha la sua zona di perlustrazione. Se il tizio avesse chiamato la polizia dopo l'accaduto: in cinque minuti è impossibile raggruppare sei pantere semplicemente perché avrebbero dovuto venire tutte le auto in perlustrazione per i pronti soccorsi da quasi tutta Roma o quanto meno da sei quartieri perché la polizia non impiega più di un'auto per quartiere... basta guardarsi intorno! Forse adesso un po' di più ma qui stiamo parlando degli anni 70 e la polizia in quel periodo aveva ben altro da fare che andare ad arrestare un onesto imprenditore! Se io fossi rimasto lì non ci sarebbero state spiegazioni ed è molto probabile che sarebbe andata in modo molto diverso. Comunque questa assurda faccenda, quasi inspiegabile va ad aggiungersi alle altre due che ho già raccontate... poi ne racconterò altre.

 

     Ma passiamo ad argomenti più leggeri. Ho detto che nel 69 ho conosciuto Jiil. Nell’inverno del 70 accordammo per lettera una vacanza sulla neve, una settimana bianca a Davos in Svizzera. Dove sono andato con la  macchina. Lei era con un'amica ed io da solo. A Davos c'è la discesa più lunga del mondo. Ed io ero ansioso di farla. È una discesa che parte dall'alto delle montagne di Davos ed è lunga qualcosa come una ventina di kilometri... tanto che si scende dall'altro lato e per tornare è necessario prendere il treno. Insomma per farla breve il giorno dopo l'arrivo dopo aver festeggiato il Capodanno con una bella cena in albergo. Al mattino prendemmo la funivia per andare alla partenza di questa famosa discesa. C'è un fatto e cioè che avevo omesso di informarmi circa le capacità sciistiche delle due signorine dando per scontato che sapessero sciare almeno un po'. In effetti Jiil mi aveva raccontato che in Australia andava a sciare nelle montagne vicino a Sydney ed in Nuova Zelanda. Sta di fatto che abbiamo cominciato a discendere per questa famosa discesa che non è tutto sommato molto difficile: infatti ha una pendenza che è alla portata di molti sciatori anche poco esperti. Il problema è che la sua amica ma anche Jiil cadevano in continuo e spesso ero costretto a tornare indietro per aiutarle. Infatti dopo qualche minuto avrei voluto tornare al punto di partenza ma purtroppo non era possibile in quanto non ci sono impianti di risalita e tornare indietro due o 3 km affondando con i piedi nella neve sarebbe stata un'impresa massacrante. Insomma decidemmo di andare avanti piano piano e cercando di fare un po' di lezioni di sci alla sua amica. Infatti Jill malgrado non sapesse sciare benissimo se la cavava meglio. Insomma il fatto è che ad un certo punto si fece notte e incontrammo un rifugio dove ci scaldammo un po'. Perché il caso volle che quel giorno facesse un freddo assolutamente inusuale sta a dire più di 30° sotto zero. Ed eravamo quasi assiderati. Dopo esserci scaldati trovammo due svizzeri che si offrirono di portare a valle le due ragazze con le loro slitte però non potevano portare gli sci. Acconsentii e con i quattro sci delle ragazze sulle spalle mi accinsi a fare la discesa di notte al chiarore della luna. Sta di fatto che ad un certo punto ero stremato e sono caduto. Al che ho pensato di riposarmi un attimo se non che, ho sentito un rilassamento; guardavo la luna piena ed ero addirittura contento, non sentivo né stanchezza ne dolore però le gambe si sono stese per loro conto: da piegate che erano ed irrigidite con uno scatto improvviso …e mi è apparsa una donna bellissima coperta da un manto bianco che la ricopriva dalla testa ai piedi. La sua figura si stagliava davanti alla luna ed aveva un chiarore diffuso tutto intorno. Per un attimo ho pensato che fosse l’apparizione della Madonna delle nevi… ma guardando meglio mi sono accorto che il suo mantello era aperto sul davanti e sotto era completamente nuda mostrando un corpo conturbante… nel mentre che si scopriva una gamba mi ha fatto l’occhiolino e mi ha detto:-

“Io sono la morte bianca … vuoi venire con me?”

 Avrei voluto chiedergli quanto voleva ma gli ho risposto:-

“La ringrazio ma in questo periodo ho molto da fare mi creda … proprio non posso!”

E lei:-“Va bene passerò più in la!”

Dico:-“Non si disturbi… se mai mi lasci il suo numero di telefono che la chiamo io per prendere un appuntamento … ma non ci conti, mi piacerebbe; ma ho sempre così da fare! Comunque prima o poi ci vedremo … c’è tanto tempo … che fretta c’è?”

     La signora morte bianca aveva un espressione dolce e parlava con un tono cordiale ed educato: facendo trasparire una grande civiltà di modi … insomma era veramente, come si suol dire, una bella persona!

 Scherzi apparte a questo punto ho pensato che stavo tirando le quoia ... ho avuto una reazione violenta alzandomi di scatto ho gettato tutti gli sci compresi i miei ho slacciato gli scarponi e mi sono messo a correre per scaldarmi. Correre nella neve dove si affonda è molto faticoso ma scalda! Viceversa stare ritto sugli sci con scarsa pendenza non si fatica affatto e si prende un vento gelido che contribuisce a congelarti. C'è da dire che ero in un bosco ed avevo perso la pista ma per fortuna si vedevano in lontananza le luci di un villaggio e verso queste mi sono diretto. Ad un certo punto ho incontrato una slitta con due cavalli ed una persona a bordo. Ho abbracciato il cavallo per scaldarmi e chiesto al proprietario se poteva portarmi a valle... Nine! Mi ha detto in tedesco... nel Grigioni si parla tedesco. Non ho insistito ed ho continuano a correre. Dopo un tempo che non finiva mai sono arrivato al villaggio e sono entrato nella prima casa che ho incontrato, la porta era aperta e per fortuna questa volta ho incontrato delle persone più gentili che mi hanno fatto scaldare vicino al caminetto acceso ed offerto una bevanda calda. Mi hanno anche indicato dove potevo trovare le ragazze e ci hanno accompagnato al treno con la macchina a Kublis. Il giorno seguente, felici di vivere, siamo tornati a Kublis e siamo andati a prendere gli sci. La settimana bianca è terminata nel migliore dei modi … è straordinario quanto l’esser stati vicini alla morte ti rende felice. Tanto che Jill decise di venire a Roma con me dove è restata per diversi mesi dando una mano nel lavoro dell’ufficio per il periodo di Pasqua, infatti la produzione delle uova  iniziava a dicembre sta a dire prima di Natale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il lavoro era molto e spesso dovevo lavorare di notte: cosa che a Jill non garbava molto ed infatti avvolte ti piombava in piena notte mentre stavo lavorando... non so forse per controllare se veramente ero al lavoro!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    Per l'estate del 71 abbiamo programmato un viaggio veramente impegnativo intorno al Mediterraneo. Ed era nostra intenzione visitare tutti i paesi che si affacciano sul mare. Per l'occasione sostituii la mia vecchia Opel 1100 con una spyder 1500 Fiat usata, in buono stato, che avrebbe dovuto condurci in questo viaggio. Il viaggio è stato abbastanza piacevole; ma ha avuto qualche serio inconveniente. Abbiamo costeggiato la costa Italiana fino a Trieste quindi l’Istria e la Jugoslavia sino a Zara quindi nell'interno fino alla Grecia perché in Albania non era possibile entrare. Dalla Grecia siamo andati in Turchia attraverso Istanbul: ne abbiamo visitato una buona parte. In Turchia abbiamo avuto il primo incidente; perché si è rotta la macchina, ma siamo stati aiutati da un simpatico meccanico turco che ci ha riparato la macchina gratis! Aveva con sé uno stuolo di apprendisti, una decina. Mostrando a tutti le caratteristiche di questa Fiat. Al termine del lavoro non voleva i soldi e quindi avrei voluto regalare qualcosa ai ragazzi ma non ha voluto. Non dimenticherò mai gli apprendisti che tutti in fila mi salutavano. Ad Jzmir dopo aver visitato le rovine di Troia prendemmo un traghetto merci dove l'auto fu caricata con una gru e dopo una sosta ad Atene, che abbiamo visitato, siamo arrivati in due giorni a Tripoli.

Purtroppo non è stato possibile visitare i paesi intorno al Nilo, Libano, Egitto ecc. perché all'epoca era in atto la guerra del Golfo. Arrivati a Tripoli c'è stato un serio inconveniente. Infatti mentre stavano scaricando la mia macchina con la gru qualcosa come un centinaio di persone si sono messi sotto la macchina e non volevano che fosse poggiata a terra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


All'epoca ero talmente preso dal mio lavoro che non seguivo assolutamente le notizie politiche. Sta di fatto che era trascorso, come poi ho saputo, pochissimo tempo dalla cacciata degli Italiani dalla Libia … e credo che sono stato il primo a tornarci. In ogni modo ho trovato un capitano della polizia portuale che mi ha aiutato. Questo capitano era un nostalgico dei tempi fascisti. Mi disse:-“Quando c'era il duce erano bei tempi!” Per farla breve mi chiamò un taxi, che era guidato da un Italiano il quale mi ha aiutato a svolgere delle pratiche burocratiche a Tripoli per sdoganare la mia automobile. Tutta la faccenda richiese diverse ore ed al tramonto, senza guardare Tripoli, siamo partiti direttamente per la Tunisia... vista l'atmosfera non era il caso di andare in giro per la Libia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    Per entrare in Tunisia abbiamo avuto qualche problema in quanto un ufficiale della dogana non gradiva molto gli Inglesi ed ha creato dei problemi con Jill: fortunatamente aveva una certa simpatia per gli Italiani ed alla fine ha prevalso questa! Sta di fatto che anche Jill non vedeva molto di buon occhio gli Arabi e spesso mi enunciava un detto Inglese e sta a dire... “Seely like an Arab!” Che tradotto significa: “scemo come un Arabo”. Sta di fatto che Jill non sopportava le centinaia di bambini che spesso contornavano la nostra macchina in attesa di avere soldi, caramelle o altro: cosa che, nei limiti del possibile, io facevo volentieri. Comunque stanchi ma felici siamo arrivati a Tunisi. In Tunisia, tra l'altro, abbiamo fatto una gita nel deserto ai margini del quale abbiamo passato una notte in un infimo albergo. La cosa mi interessava perché non ero mai stato nel deserto. In questo albergo ho passato la notte più asciutta della mia vita... credo che ci fosse umidità zero! Tanto che ho dormito in una vecchia vasca da bagno ricolma d'acqua! Comunque il giorno seguente ci siamo inoltrati con la mia precaria auto nel deserto... e francamente abbiamo rischiato di brutto; perché se la macchina avesse avuto un guasto non so come ce la saremmo cavata in quanto durante la passeggiata di circa 50 km non abbiamo incontrato anima viva; eccezione fatta per un beduino con il cammello misteriosamente seduto ai bordi della strada coperta di sabbia... in pieno deserto: non so, forse vendeva acqua. Il fatto è che io in quei paesi non ho mai bevuto acqua dalle otri di pelle per evitare qualche dissenteria ed andavo praticamente solo a coca cola in quanto non si trovava acqua minerale. In ogni modo abbiamo visitato Tunisia, Algeria e Marocco. L'atmosfera in questi paesi è più o meno la stessa ed è stato molto interessante, a parte i forti odori, sentirsi immersi in una sorta di medioevo. Tutto era molto interessante e per me nuovo, molto colorato e vivace; specialmente nelle cosiddette Medine delle varie città. Tutto è filato abbastanza liscio eccezione fatta per una dimenticanza che mi è costata circa 1500 km in più. Infatti ad Algeri abbiamo fatto un'operazione bancaria e purtroppo ho dimenticato il passaporto: la conseguenza è stata che giunti alla frontiera Algerina, ovviamente, senza passaporto non mi lasciavano passare e siamo dovuti tornare ad Algeri per recuperarlo. Purtroppo era anche domenica e la banca era chiusa; ma abbiamo reperito il direttore che per fortuna è stato molto disponibile: a riaperto la banca e mi ha dato il passaporto. Come si suol dire: chi non ha buona testa ha buone gambe!... In questo caso ruote!

 

    Dopo aver visitato Marrakech e Casablanca siamo andati in Spagna a Siviglia e quindi in Portogallo a Lisbona ed a Madrid. Tutto è andato molto bene sino a Madrid, fatta eccezione per un piccolo diverbio con Jill per questioni banali di cui non rammento neanche le motivazioni. Sta di fatto che una notte io ho dormito in macchina e lei nella tenda. A Madrid siamo andati a vedere la corrida... che io francamente non volevo vedere ma essendo in Spagna è una tappa obbligatoria per i turisti, visto anche che Jill lo desiderava, ci siamo andati. Non sono un animalista ma francamente vedere quelle povere bestie, straziate e dissanguate, combattere senza scampo... non è uno spettacolo che mi gratifica molto.... E francamente più che uno spettacolo ed una dimostrazione di coraggio da parte del torero lo percepisco come una vigliaccheria ed un abietto abuso di potere su questi poveri animali: che non ha nulla di glorioso né di bello! Durante la corrida in Spagna vedendo il toro circondato da una decina di toreri, chissà perché, mi è tornato alla mente il pestaggio subito a Dusseldorf da parte della polizia! Sta di fatto che in Portogallo abbiamo visto una corrida molto più umana dove sulle corna del toro vengono infisse due sfere per impedirgli di nuocere, il toro non viene ucciso ma serve solamente per fare dei giochi di abilità e di forza: ed alla fine della corrida il toro viene fatto uscire dall'arena al seguito di una mandria di mucche introdotte per l'occorrenza.... Quindi viva il Portogallo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


       TORERO INFERMIERE PRATICA UN INIEZIONE SUL DORSO DEL

       TORO A BASE DI VITAMINE PER RENDERLO PIU “AGGRESSIVO”  ….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


           CORAGGIOSI TORERI AFFRONTANO IL TORO VITAMINIZZATO E POTENTE CHE ADDIRITTURA RECITA LA PARTE DI TORO   SEDUTO PER NON DARE AL CORDOBES LA SODDISFAZIONE DELL’ULTIMA STOCCATA!!! In basso a destra sta entrando il macellaio che lo preparerà … per il ristorante! Lo abbiamo mangiato la sera … era ottimo … sembrava vitella … non c’era più neanche una goccia di sangue!

 

 

 

    Durante il viaggio da Madrid a Barcellona che abbiamo fatto di notte c'è stato un incidente con la macchina; che solo per miracolo non ha avuto conseguenze drammatiche. Sta di fatto che mentre guidavo tranquillamente, molto sveglio e attento, ho incrociato un grosso autotreno che mi ha costretto a stringermi leggermente sulla destra lungo la linea bianca. Il fatto è che lungo la linea che delimitava la strada, forse per dei lavori in corso non segnalati, c'era uno scavo di almeno mezzo metro, che di notte non si vedeva, e la strada costeggiava un precipizio. Insomma le ruote sono entrate violentemente nello scavo e la macchina ha rimbalzato mettendosi letteralmente sulle due ruote opposte ed ho camminato non so per quanto; svariate decine di metri su due ruote... una sorta di esibizione da stunt car! La fortuna ha voluto che l'auto ricadesse sulle quattro ruote e non mi sono neanche fermato:perché la strada era stretta e lungo la linea esterna c’era questo profondo scavo. Abbiamo proseguito il viaggio tutto sommato abbastanza contenti per lo scampato pericolo. Però dopo un paio di kilometri un tizio mi sorpassa agitando le braccia e gridando:-“ Mesieu l’essance!” Mi sono fermato ed ho constatato che il serbatoio  era bucato ed usciva benzina a fontanella. Al che ho messo in pratica la mia arte di arrangiarsi e molto velocemente ho staccato un ramo da un albero gli ho fatto la punta e l'ho infilato nel buco. La cosa ha funzionato e con il ramo nel serbatoio ci siamo arrivati in Italia. Dove, dopo aver visto Barcellona e le varie bellezze della costa azzurra, Montecarlo eccetera siamo arrivati in Toscana dove abbiamo mangiato per la prima volta in circa due mesi molto bene. Reduci dai vari couscous, paelle ma maggiormente scatolette di simmental e pane raffermo: mangiare una bistecca alla Fiorentina, un piatto di spaghetti al cartoccio, un tiramisù e una Sambuca con la mosca ci ha compensato di tutti i sacrifici alimentari fatti durante il viaggio.

 

     Dopo il viaggio Jill è tornata a Francoforte. Nel 1972 sempre durante le ferie sono andato a trovarla a Francoforte e da lì abbiamo fatto un viaggio a Parigi di pochi giorni. E quindi Jill è partita definitivamente per Adelaide in Australia. Con Jill sono rimasto in contatto per tre anni e l'ho rivista nel 1975 durante un viaggio che abbiamo organizzato negli Stati Uniti  come racconterò.

 

Dal 1972 al 1976 c'è stato un periodo di intenso lavoro e come ho detto la produzione si andava consolidando con  un raddoppio ogni anno. Un lavoro che definire massacrante è poco: qualcosa come 18 ore al giorno ed arrivavo a fine stagione praticamente distrutto nel fisico ma non nel morale. A volte ho avuto perfino gli attacchi di tremori tipici del surmenage causato dall'eccessivo allenamento, che ben conoscevo quando facevo lo sport.... E quindi ero veramente, tutto sommato, in forma senza fare lo sport. Durante questo periodo le mie ferie le passavo a Cervinia, circa un mese, dove anno dopo anno ho fatto la scuola di sci dalla prima alla sesta classe agonistica. Per la cronaca: il primo anno sono andato con la tenda, il secondo in albergo all'hotel Cielo Alto e gli anni seguenti con la roulotte. Il fatto è che non amo la vita di albergo dove devi rispettare gli orari ed i pasti e dove trovi molta gente che non hai intenzione di conoscere. Dal momento che preferisco la mia compagnia a quella degli altri; specialmente se sconosciuti... con rarissime eccezioni. E poi, per uno come me, che tutto l'anno era in contatto con molta gente: clienti, rappresentanti, operai, fornitori, burocrati ecc. un periodo di assoluta solitudine in compagnia di me stesso era il meglio che potessi fare. Le ultime due volte che sono andato a Cervinia ho preso una casa in affitto sempre da solo. Credo di aver detto che ho una grande passione per la montagna e dal momento che il mio lavoro non mi permette di andarci durante l'inverno; l'unico modo per sciare è quello di praticare lo sci estivo. A Cervinia sono stato sempre abbastanza bene e sciavo moltissimo. Grazie alla scuola non cadevo più come quando ero ragazzo e non ho avuto mai incidenti con gli sci. C'è stato solamente un fatto che ha turbato la mia tranquillità. Quando andavo con la roulotte mi accampavo in un prato sopra Cervinia che stava a circa un centinaio di metri dalle ultime case, in questo prato c'erano molte tende e camper che facevano campeggio libero. Lì vicino c'era un tiro al volo e quando c'erano le gare era necessario stare alla larga. Un giorno che hanno fatto delle gare, durate tutto il mattino ed anche buona parte del pomeriggio, tutti i campeggiatori hanno guardato le gare. Poi le gare sono terminate e mi stavo facendo una passeggiata nei dintorni quando ho ricevuto una scarica di pallini in testa. Un tizio ha sparato il colpo senza che si fosse lanciato alcun piattello! Ignoro se lo ha fatto apposta o gli è sfuggito un colpo. Sta di fatto che mi è andata bene perché mi sono voltato proprio nell’attimo che è arrivato il colpo e mi ha preso sulla nuca: i pallini non sono penetrati ed hanno lasciato solo delle escoriazioni sul cuoio capelluto … se mi avesse preso in faccia forse non mi uccideva ma poteva accecarmi!. Comunque era inevitabile che reclamassi. Il soggetto in questione era per qualche verso recidivo: nel senso che al mattino, quando la gara era in preparazione, mi ha puntato l'arma contro guardandomi... ma non gli ho detto nulla e quando ho visto che quello che mi aveva sparato era la stessa persona che mi aveva puntato l’arma gliene ho dette un po’! Mi ha addirittura invitato ad andare con lui in un garage per regolare i conti... invece di scusarsi! Viceversa sono andato dritto dai carabinieri per denunciare il fatto: anche per denunciare che, al di là di quello che era successo a me, il tiro al volo situato in un posto dove circolavano bambini, anziani, donne eccetera era pericoloso. Per farla breve l'anno seguente andai per campeggiare ed avevano messo un vistoso cartello con scritto divieto di campeggio e quindi ho messo la roulotte da un'altra parte senza eccessivi problemi. Quindi, avevano scelto di lasciare il tiro a volo e cacciare i campeggiatori. L'anno seguente ancora, giustizia divina, al posto del tiro a volo hanno dovuto erigere un terrapieno alto una cinquantina di metri a protezione di Cervinia semplicemente perché le montagne franano lentamente ma potrebbe verificarsi, con il tempo, anche qualcosa di più grave. Sta di fatto che il Cervino è una montagna franosa e se si va a Zermat dove c'è il cimitero dei caduti sulla montagna si può vedere che la caduta di massi ha causato centinaia di morti. Comunque in quello spazio sono tornati i campeggiatori! ( Come al solito … porto iella ai miei nemici!)

 

    Dal momento che siamo in tema di armi c'è da dire che fatta eccezione per il periodo militare, non ho mai avuta molta dimestichezza, né interesse per le armi. Mi viene in mente un altro fatto che mi è successo con il mio “ amico” Silvio. Una volta mi invitò ad andare a caccia nel terreno del nonno situato sulle colline di Segni dove aveva una casa rustica. I fucili li avrebbe portati lui. Ad indurmi ad accettare l'invito non fu l'interesse per la caccia ma per le due ragazze che aveva invitato a questa gita in campagna. Erano due Maltesi e quella che stava con me, l'ho saputo dopo, era sposata... sta di fatto che quando ho saputo che era sposata ci sono rimasto molto male, semplicemente perché nella mia vita non ho mai cercato né lontanamente desiderato le donne degli altri. Insomma passammo la notte in questo vecchio casolare che tremava senza terremoto!... con le due ragazze e al mattino andammo per questa presunta battuta di caccia. Ma di uccelli non ce n'erano; tanto che Silvio si divertiva a sparare ai passeri: cosa che francamente non mi garbava molto. Comunque ad un certo punto, che io ero intento a cercare: che so, magari una lepre, o un fagiano ecc. mi volto all'improvviso e vedo Silvio che aveva il fucile puntato verso di me... ed era ad una distanza di sette o otto metri. Non lo so, ma ho avuto l'impressione che stesse per premere il grilletto, il problema è che se lo avesse fatto anche io avevo il fucile in mano e magari avrei fatto in tempo a contraccambiare la gentilezza. Non lo so; sono fatti, forse inspiegabili, ma li espongo senza commenti né supposizioni ma in modo giornalistico. C'è un fatto concreto ed è che, per legge, non è consentito puntare le armi contro le persone neanche ai poliziotti figuriamoci alle persone comuni.

 

     Di fatti salienti nella prima parte degli anni 70 oltre a quelli raccontati non ce ne sono molti altri. Come detto è stato un periodo di molto lavoro, le ferie le passavo a Cervinia ed avvolte andavo alcuni giorni al mare nella mia roulotte che tenevo a Riva dei Tarquini. Nel 76 c'è stata la visita del socio stato, come ho già raccontato... con questo socio non ho mai fondato alcuna società: ma si è associato da solo! Comunque questo è! La visita della finanza è stata una cosa che è riuscita veramente a demoralizzarmi! Una faccenda mai spiegata che mi ha lasciato l'amaro in bocca e che ancora oggi considero uno dei peggiori abusi di potere che ho subito... assolutamente ingiusta e che però mi ha illuminato circa la realtà sociale! E questo in fondo è un fatto per me positivo! Come si può capire sono un inguaribile ottimista! Sta di fatto che sono comunque andato avanti e seguito ad andare avanti malgrado tutto.

 

   Per quanto riguarda il lavoro; nel 75 c'è stata una svolta importante relativamente alla produzione: infatti si passò dagli antichi stampi per le uova di Pasqua; che erano in metallo e richiedevano una lavorazione molto complessa, a dei nuovi stampi in policarbonato che potevano essere lavorati a macchina e quindi mi apprestai a cambiare il sistema produttivo. C'è da dire che con il vecchio sistema per produrre 100 chili di uova pasquali occorreva una giornata intera con il lavoro di almeno sei persone. Con il nuovo sistema si potevano produrre 100 chili di uova in sole due ore e con il supporto di due sole persone. E quindi sono andato dal produttore di questa macchina e l'avevo già acquistata quando mettendo mano al portafoglio, per prendere il libretto degli assegni, con il quale avrei dovuto versare la caparra, per fortuna, lo avevo dimenticato. E così mi scusai con il commerciante e gli promisi che sarei tornato il giorno seguente per dargli l'assegno. Il fatto è che la notte porta consiglio e mi viene un'idea relativa alla macchina che avevo visto. La macchina in questione era una sorta di mulino con quattro pale che faceva ruotare gli stampi in senso orario ma anche rivoluzionario (Se si può dire! Ma anche se non si può dire lo dico lo stesso perché per la fabbricazione delle uova di Pasqua è stata una autentica rivoluzione.) ... un po' come la terra che fa rotazione e rivoluzione intorno al sole... in più aveva delle vibrazioni per meglio spalmare il cioccolato nello stampo. Insomma una bella macchina. Mi venne l'idea che in fondo era di facile realizzazione e magari poteva rendere almeno il doppio se si raddoppiavano i bracci rotanti. Insomma il giorno seguente invece di andare a consegnare l'assegno sono andato da Borselli; che era il mio fornitore dei materiali in legno. Ed ho costruito un prototipo completamente in legno utilizzando un piccolo moto riduttore ed un vecchio motore di una lavatrice per le vibrazioni: il tutto con pochissima spesa. In seguito l'ho parzialmente ristrutturato con dei materiali in metallo. Francamente non l'ho neanche brevettata e lavora ora mai da più di 35 anni e si è fatta tutta la produzione di quei tempi ed ancora funziona.

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    Come ho detto sono rimasto in contatto con Jill per tre anni: durante i quali ci siamo scritti diverse lettere ed, in ragione della nostra comune passione per i viaggi, abbiamo organizzato un viaggio in America. Sulle prime l'idea era quella di visitare tutta l'America sia del Nord che del sud. Ma a conti fatti non era nelle nostre possibilità economiche... e poi sarebbe stato un viaggio troppo avventuroso ed anche pericoloso da fare: per due persone scarsamente equipaggiate. E così ci limitammo ad organizzare il viaggio solamente negli Stati Uniti... che tutto sommato non era poi così facile: anche se le condizioni di civiltà degli Stati Uniti rendevano tutto più semplice. La mia passione per Jill era abbastanza forte... ed è l’abbastanza che fa la differenza. Il fatto è che come si suol dire: moglie e buoi dei paesi tuoi, stavo pensando seriamente di prendermi una moglie Italiana. E ce l'avevo a portata di mano. Infatti c'era una cliente che abitava nei paraggi che veniva ogni sera nel negozio a comprare dei dolci. Spesso diceva che si sarebbe presa uno povero ma ricco di intelligenza... insinuando che io ero ricco ma stupido... (Ovviamente; chi disprezza compra!) come si sa gli intelligenti sono solo gli appartenenti alla sinistra!. Come è, come non è... al di là delle stupide frecciatine in quel periodo ero abbastanza innamorato sia di Sandra che di Jiil come dire Fifty/Fifty! e francamente il mio ideale sarebbe stato quello di inserirle nel mio harem... ma siccome non è legale si imponeva una scelta. Sandra è la comunista di cui ho parlato.... Con la quale non andavo assolutamente d'accordo da un punto di vista politico e gliene ho dette di cotte e di crude... rammento che gli scrissi una lettera di circa 100 pagine... per dimostrargli la mia stupidità: ma non una lettera d'amore ma di critica politica. Con lei c'è stato un fidanzamento durato un giorno e mezzo! Durante il primo giorno è andata quasi bene... il giorno seguente ci siamo dati un appuntamento e nella macchina ha cominciato a parlare di padroni, sfruttamento degli operai, rivoluzione, Mao, ecc. ecc. c'è da dire che era il periodo degli anni di piombo che io non condividevo affatto: tant'è vero che, come ho raccontato, mi misi a dipingere per contestare le idee dei contestatari del 68: i famosi figli dei fiori, che al tempo non usavano la violenza... e meritavano un garbato sfottò! In quel periodo scrissi un libretto satirico intitolato “Bolle d’aria” e dei dipinti che lo illustravano (Pubblicati nel mio sito.) Questi figli dei fiori, in buona parte, nei successivi anni 70, hanno fatto ricorso a teorie del tipo il libro delle guardie rosse di MAO... che per quanto mi riguarda considero un cugino del libro di Hitler la mia battaglia!... sono libri, non i soli, ma ce ne sono un’infinità di altri, come dice il Marzullo, la lettura dei quali ha cambiato la vita di molta gente!!! Non dico che Sandra fosse una brigatista ma insomma quantomeno una simpatizzante! Con le sue teorie si andava dritti dritti nell'estrema sinistra extraparlamentare. E francamente la faccenda è morta lì. Ho lasciato sia la moglie che i buoi e sono partito per incontrare Jill e fare il viaggio negli Usa.

 

    Il viaggio negli Stati Uniti ha cambiato letteralmente la mia vita nel senso che quando sono tornato non ero più lo stesso. Ho trascorso le nove ore di viaggio sull'aereo che andava a New York leggendo “ L'Assassinio Di Cristo” di  Reich. Come ho detto in quegli anni la lettura di Reich aveva in qualche modo cambiato la mia vita! E tra gli obiettivi di quel viaggio c'era la visita al laboratorio di Reich, dove aveva fatto gli esperimenti sull'orgone, nel nord Mine. In ogni modo il viaggio è trascorso abbastanza bene: fatto salvo il fatto che ad un certo punto l'aereo ha attraversato una turbolenza e si è ballato un po'; faccenda che ha messo una certa ansia a tutti i passeggeri me compreso, anche perché era il primo viaggio che ho fatto in aereo. In ogni modo allo sbarco ci hanno controllato i bagagli e la cosa che non dimenticherò mai è che un doganiere alla vista del mio passaporto ha detto:- “Italiano?... Mafia?” Ho fatto un sorriso di convenienza e gli ho detto che ero semplicemente un turista Romano... Gli Americani fanno certe domande! Comunque sono passato. Sono stato accompagnato all'albergo dove Jill mi aspettava da un simpatico tassista anglo-napoletan: ed è iniziato il viaggio dopo aver noleggiato una grossa Chrysler. Ovviamente, come al solito, non racconterò le bellezze o le bruttezze degli Stati Uniti anche perché questo non è un libro di viaggi ma molto più semplicemente la mia autobiografia: il viaggio è solo un corollario. Comunque vale la pena di spendere due parole sull’ America e sugli Americani. Francamente in un mese non si possono dare giudizi! Anche perché non è mia abitudine dare giudizi. Gli Stati Uniti sono un territorio molto bello e vivibile... e non è un caso che gli Europei ma anche i Cinesi ecc. ci si sono stabiliti! Negli Stati Uniti ci sono tutte le razze meno quella Indiana! Anzi ce n'è rimasto qualcuno che vive in una riserva a ridosso della Monumental Valley i quali vivono in delle roulotte: non lo so ne ho visti una cinquantina di sopravvissuti. Sta di fatto che molti territori del mondo occupati da Europei sono stati abbandonati molto semplicemente perché erano un po' scomodi e poco vivibili... che so, ad esempio certi territori  Africani, moltissime isole ecc. in Africa ad esempio sono rimasti solamente nel Sudafrica che è il territorio più ricco, più temperato e più verde. Insomma gli Stati Uniti sono ovviamente, lo sanno tutti, un paese molto ben organizzato, molto vivo ecc. La cosa che più mi ha colpito è stata quella che sono arrivato lì con dei pregiudizi che sono patrimonio di certi Italiani. E cioè che gli Americani sono degli scalmanati, che sulle strade corrono come pazzi, che è pieno di bande di ragazzi violenti, metallari ecc. ecc. per quel che ho visto gli Americani sono molto educati e civili, rispettano i limiti di velocità... e la polizia americana è la più gentile che ho trovato. Sta di fatto che una volta mi hanno fatto una multa, giustamente, perché avevo superato i limiti di velocità... di pochissimo: però mi hanno aiutato cordialmente a pagarla. Per il resto tutto molto bello... bei musei, belle case, ottimi ristoranti, bellissime autostrade levigate e confortevoli... che altro... tutto bello: belle le praterie, belle le foreste del Mine, belle le montagne rocciose, belle le praterie, bello Disneyland, bella la California, bella Las Vegas, bella la grande mela cioè Manhattan, bello San Francisco, insomma bello, bello e bello tutto bello... molto meno bello è stato il mio viaggio con Jill! E francamente tutte queste belle cose che si vedevano mi sono andate di traverso! In ogni modo una delle cose che mi ha più colpito è stata la visita di Mesa Verde dove vivevano gli Indiani prima dell'arrivo degli europei. Infatti mi era sconosciuto il fatto che gli Indiani costruissero delle abitazioni in muratura. In tutte le centinaia di western che ho visto nella mia vita gli Indiani vivevano sempre nelle tende! Mesa Verde è una delle cose più belle, tra le tante cose belle, viste negli Stati Uniti. Questo territorio si trova in un lunghissimo canion dove vivevano gli Indiani chiamati Pueblo. I quali abitavano lungo il canion costruendo una sorta di piccoli villaggi in muratura incastonati nelle numerosissime grotte a cielo aperto esistenti lungo il canion. I Pueblo sono estinti!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


ORGONE INSTITUTE REICH NORTH MINE

 

   Dal momento che la mia storia con Jill è una questione abbastanza complessa che ha portato ad un radicale cambiamento della mia vita: a questo punto vorrei risparmiare un po' di tempo: sta di fatto che il racconto di questo viaggio è in un altro libro... che però non ho scritto io ma il mio pseudonimo Leonida Alidonna che è uno scrittore nato più o meno nel 1978. Può sembrare strana questa faccenda: il fatto è che, purtroppo o per fortuna, devo convivere costantemente con altra gente. Il mio nome è Giovanni Valzani ed ho 70 anni e ci sono sempre stato per tutto il tempo. Con me c'è Nino Valzani, ed anche lui c'è sempre stato; siamo coetanei! Lo considero un fratello gemello. Senza Nino non potrei vivere; perché è un lavoratore instancabile, non parla molto ma è quello che porta a casa tutto il necessario per campare. Poi c'era Gianni Valzani, il lat lover, che è nato nel 1958 e per fortuna è morto definitivamente, ammesso che si possa morire in modo provvisorio, (Ma nella fattispecie è possibile anche resuscitare i morti!) nel 1975 dopo una lunga malattia durata più di cinque anni.... Se n'è andato a soli 17 anni nel fiore della gioventù. Con me c'è anche un mattacchione, Trasteverino d.o.c e cioè Ninetto Zalavin ed anche lui è un mio coetaneo che fa un sacco di scherzi, affibbia un sacco di soprannomi a tutti, ha sempre la battuta umoristica pronta, se la ride di tutto e di tutti, mangia, beve, e si diverte... ma nun je piace de lavorà! Diciamo che Ninetto è il mio miglior amico che mi tiene sempre allegro e mi fa fare un sacco di risate! Poi, come ho detto, c’è questo Leonida Alidonna che è un tizio che è nato nel 1978 ora mai ha quasi 32 anni. Leonida è uno scrittore molto impegnato in questioni sociali ed ha scritto un grosso libro dal titolo “Le Pile del Diavolo” ed anche il manifesto di un nuovo sistema sociale che lui chiama “Sociocrazia”. Rompe un po' le palle con le sue teorie sociali... e le sue dissertazioni pseudo filosofiche... ma ora mai ci ho fatto il callo e mi tocca sopportarlo... sta di fatto che anche se è un po' strano e prende le cose troppo seriamente tutto sommato non ha poi tutti i torti!  Dopo la morte di Gianni siamo rimasti in quattro... e siamo praticamente sempre insieme. Poi c'è anche Gianni Zala, il pittore, anche lui è un mio coetaneo che ho conosciuto nel 68: di tanto in tanto mi viene a trovare: quando viene dipinge un po' di quadri... ma Gianni è un soggetto timido ed introverso ed anche molto insicuro che spesso chiede, a noi quattro, consigli e suggerimenti circa la realizzazione dei suoi quadri. Domanda sempre se ci piacciono e se può apportare delle correzioni, si preoccupa dei colori, delle luci, delle forme, dei contenuti eccetera. Gianni Zala oltre a dipingere scrive dei racconti di fantasia e delle poesie. Ultimamente sta scrivendo un libro dal titolo “Romanzo inventato” che illustra con i suoi dipinti. Gianni ha scritto, tra l’altro “Bolle d’aria” Anche lui come Leonida rompe un po' i coglioni ed è una fortuna che non viene spesso. Da un punto di vista religioso siamo molto diversi ma ci tolleriamo! Infatti io sono un cattolico professante, figuriamoci che da ragazzo facevo il chierichetto ed ho avuto anche la vocazione di farmi prete. Nino Valzani è mussulmano: lavora e prega. Ninetto Zalavin è buddista. Leonida Alidonna vorrebe essere Ebreo ma non può perche ebrei si nasce! E quindi è un ateo credente! Gianni Zala è Protestante e Gianni Valzani, quello che è morto, pensava solo alla fica! … e non parlava d’altro!

    Stavo dicendo, che per risparmiare tempo inserisco uno stralcio del libro Le pile del diavolo che ha scritto Leonida dove parla del viaggio con Jill. C’è un fatto e cioè che quando sono andato in America con Jill Leonida Alidonna non era ancora nato: e quindi, si sa come sono gli scrittori che scrivono le storie di altri … spesso travisano i fatti, e non sanno fino in fondo la verità sui loro personaggi. Alcune teorie da lui proposte, a mio modesto avviso, sono un po' stravaganti e perfino pazzesche ma purtroppo Leonida bisogna prenderlo per ciò che è! E’ giovane e con il tempo maturerà!

 

Stralci dalle pile del diavolo di Leonida Alidonna.

Parentesi in verde di Ninetto Zalavin

 

 

   Il jet proveniente dall’Italia sta atterrando all’aeroporto Kennedy di New York. Le ore di viaggio sono trascorse lentamente ad osservare le nuvole, a scrivere carte di sbarco agli emigranti, a tentare di leggere Wilelm Reich lo psicologo che da un anno mi sta tormentando con i suoi libri. Molti dicono che era pazzo, molti altri lo ritengono un profeta. Comunque è interessante. Un Uomo si trova seduto in un jet per recarsi in vacanza con una donna che incontrerà dopo alcuni anni di assenza. Apparentemente è una vacanza, un viaggio di piacere, e non ha in me l’intenzione di essere niente altro che questo. Incontrare cioè una donna che rivedrò dopo tre anni con l’accordo di riprovarci, la speranza di riaccendere un amore quasi spento, il comune amore per i viaggi, anche se con interessi diversi e soprattutto una gran voglia di vivere. E ancora; l’interesse per l’America e gli Americani oggetto di tante critiche da noi.

   Ecco, un uomo sta per compiere un’azione apparentemente banale, fine a se stessa... quel fine a se stesso che rimane pur sempre uno degli ideali della mia vita, ammesso che di ideale si tratti. Eppure per giungere a quell’azione ci sono una serie di fatti che mi hanno portato a compierla. Mi spiego; io in quel jet, che si appresta ad atterrare in una terra lontana, sono come un fiume che sta per gettarsi nel mare. Il risultato è semplice, cioè l’atto di entrare nel mare, ma alle mie spalle, dopo la sorgente, c’è una miriade di affluenti, di acque piovane e perché no di fogne che hanno alimentato il mio corso. La mia acqua si è fermata alle dighe, è straripata nelle inondazioni e si è dispersa in mille altri modi, (tra i quali ha anche innaffiato “a1beri”) ma alla fine è qui, sporca ma sempre vitale e pronta a rientrare nel circolo purificata. In fatti ciò che più mi attendo da questo viaggio, anche se inconsapevolmente, è proprio una purificazione, un’evasione, una speranza; mai potrei immaginare che mi sta portando alla scoperta di una nuova dimensione e che l’acqua del mio fiume invece che nella tanto desiderata acqua limpida del mare sta per entrare in un profondo tunnel oscuro.

   Nei pochi attimi in cui l’aereo sta atterrando rivedo con la fantasia tutta la mia storia con Jill. L’incontro quasi casuale in una notte di settembre; reduce da un viaggio in auto stop con la sua amica Katie, trasandata, con il sacco sulle spalle, mi aveva chiesto ospitalità. La prima volta che avevamo fatto l’amore in un prato sulle colline sovrastanti lo splendido mare di Sperlonga. E la seconda volta nel mio letto mentre veniva giù un temporale con tuoni e fulmini da far crollare le pareti. Due anni. Partiva, arrivava, quando meno te lo aspettavi. Una strana storia. Non era neanche un amore. Non lo so se l’ò mai veramente amata. Mi attraeva fisicamente, questo si. Ma c’era in lei qualcosa di indefinitamente repellente, forse quel suo odore acido della pelle stranamente sparito alla fine di cinque mesi, gli ultimi che avevamo vissuto insieme di seguito prima della sua partenza. ( Ci avevo fatto il naso!) Ed anche il suo sorriso a bocca chiusa eseguito solo con le labbra ; quasi di convenienza. Avevamo viaggiato insieme molto. (O viceversa) Quasi tutti i paesi del Mediterraneo: Jugoslavia, Turchia, Grecia, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco e su fino al Portogallo, la Spagna, la Francia... ( Ammesso che il polo nord stia SU ) Era durato tre mesi il nostro viaggio. Denso d’emozioni e d’esperienze. Avevamo rischiato la vita varie volte in incidenti. Come quella volta che avevamo percorso il ciglio di un burrone su due ruote per un tempo che non finiva mai. A Davos rischiammo il congelamento insieme alla sua amica Carol in una tragica discesa che ci vide persi nei boschi del Grigioni a trenta gradi sotto zero...ma tutto si era sempre risolto intorno ad un tavolo imbandito , felici di vivere. In fatti una delle caratteristiche di Jill era proprio quella del gusto per la buona cucina e dei vini. Jill collezionava etichette di vini ed ogni volta che si andava in un ristorante c’era la caccia all’etichetta. Eppure malgrado non la amassi si era stabilito con lei un rapporto che potrei definire sanguigno. Non so quasi una coercizione psichica. A Parigi l’ultima volta che la vidi, alla stazione le avevo perfino pianto sulla spalla, mentre le dicevo con voce spezzata:— “ Hai visto, alla fine mi hai visto piangere.”. ( Nel caso non avesse visto bene.)

   L’aereo si è fermato ed i passeggeri cominciano a scendere. Ciò mi ridesta dai ricordi e scorgo il libro di Reich ancora aperto sulle mie ginocchia... è ‘L’assassinio di Cristo” ed è rimasto li aperto alla pagina dove ho trovato una frase che mi ha particolarmente colpito, con la quale Reich rievoca un passo della Bibbia :— “ Il Signore pose a guardia dell’albero della vita un angelo con la spada fiammeggiante. (Se ci metteva un impianto idrico automatico era meglio... non si seccava!).

   Pochi minuti per prendere i bagagli. “Prima volta a New York?” Yes.” “Italiano? Mafia?” Non so se scherza… ma poi “Prima volta a New York?... Benvenuto... have a good time.” Dice il poliziotto al controllo passaporti, deducendolo forse dal visto fresco, con uno smagliante e cordiale sorriso. Bene spero mi porti fortuna. ( E fortuna mi portò tanto è vero che mi salvai dall’America.) Il tassista è Italiano. Mi parla con il suo accento anglo-napoletan. Quando arrivo in albergo, situato al centro di Manhattan, lei è già li.

   “Sono arrivata questa mattina.”. Dice. E’ sempre eguale, anzi tre anni l’anno migliorata. Non so che dire. La baciò su una gota. Mi sembra fredda. Poi penso; self control Inglese. Ma! Andrà meglio poi. “Hai preso la stanza.” Dico, tanto per dire qualcosa. “ Si, è la 327.” Saliamo con l’ascensore, l’usciere ci segue con i bagagli ed eccoci soli. La guardo e dico un’altra idiozia:- “Ti trovo bene, non sei cambiata affatto.”. Mi sorride con il suo solito sorriso di convenienza eseguito solo con le labbra mentre tira fuori una bottiglia di Whisky acquistata “tax-free” mi dice, ed una cartata di patate fritte. Bene, mi sento già a casa. Parliamo per circa due ore e poi si fa l’amore... Omissis.

. Il giorno seguente il nostro arrivo abbiamo fatto un giro per New York. Era una bella giornata e dopo colazione ci siamo avviati, mano nella mano, per la Quinta strada diretti verso Central Park dove ci saremmo stesi su un prato, aperte tutte le nostre mappe e fatto il programma per il nostro viaggio. Splendida prospettiva! Felice, quindi, mi sto avviando con Jill, mano nella mano, verso un radioso futuro... sembra quasi l’epilogo di un film a lieto fine... con Io e Jill che ci avviamo felici e radianti verso la nostra felicità!... sento dietro le mie spalle il regista che da l’ultima zummata a ritroso, con noi in primo piano, mano nella mano, che camminiamo con passo dolce e deciso e ci allontaniamo sempre più disperdendoci tra la folla della Quinta strada... Il film è finito! Signori tante grazie per aver pagato il biglietto e buona notte! ( Anche questa volta vi abbiamo fregato!)... ebbene io vi dirò il seguito della storia. Fu a questo punto, cioè dopo la fine del film, che arrivò il terzo incomodo. Avevamo passato un gruppetto di Harry Criscenas, sta a dire quella sorta di pazzarielli Napoletani che sono preposti a “disturbare” l’uomo della strada, che un tizio si mise accanto a Jill. Ora non so come né quando ci ritrovammo alle costole questo signore biondino, un pò grassottello con i baffetti e le guance rosee alle calcagna... oggi lo so era un rompi palle... cioè, una Gioconda! Ma è grazie a lui che la mia storia con Jill ha preso un certo risvolto. Quindi grazie a questo signore il nostro programma cambiò. Invece di stenderci sul morbido prato di Central Park ci ritrovammo a visitare tutte le chiese della quinta strada con questo novello Cerbero tal guida. Devo specificare che al sottoscritto gli imprevisti piacciono, anzi diciamo che vivo di imprevisto... però in questo caso non gradii molto la faccenda. Ma visto che Jill sembrava accettare la compagnia di buon grado, feci l’inglese facendo buon viso a cattiva sorte. Giunti che fummo alla fine della quinta strada abbiamo preso una birra con Cerbero. Tutto sommato non era poi tanto antipatico. Sta di fatto che presa la birra ho cercato elegantemente di sganciarlo... niente! Cerbero insiste e Jill sembra gradire la cosa. Finisce che prendo un atteggiamento duro e sganciò il tizio in modo educato ma brusco. La faccenda ha un seguito; Cerbero telefona in albergo due volte. Inutile dire che questo mi infastidisce. Cerbero ha raggiunto il suo scopo, forse, cioè quello di rompere la mia idilliaca situazione con Jill. Non riesco a capire se miri a Jill a me o a tutti e due! E’ un soggetto alquanto enigmatico. Sta di fatto che ciò che mi lascia perplesso è l’atteggiamento di Jill. Si direbbe che provi una certa soddisfazione nel farmi in qualche modo ingelosire. Jill sembrava incoraggiare le advances di Cerbero. Bene, il giorno seguente l’incidente sembra dimenticato é una splendida giornata. Affittiamo una Chevriolet dell’Avis ed iniziamo il viaggio. Credo sia inutile raccontare il giro turistico per l’America durato circa un mese, è molto probabile che non interessi nessuno ed in verità raccontare le visite ai musei d’arte per me e storici per Jill, musei storici che io mi subivo facendo l’inglese, cosa che d’altro canto faceva Jill per i miei musei d’arte... (Con la differenza che per lei fare l’inglese era facile in quanto inglese lo era!) In ogni modo, va detto, che gli Stati Uniti sono uno dei paesi più belli e ben organizzati che abbia visto e visitarlo è stato un piacere non da poco... anzi da molto... ma forse anche troppo; talmente troppo che io negli Stati Uniti non ci starei neanche morto! Quindi non essendo questo un trattato di costumi, ne di geografia, ne d’arte, mi limiterò a raccontare l’accaduto essenziale, che poi è quello che in un secondo momento mi ha fatto aprire gli occhi su una certa situazione; intendo dire essenziale nella mia vita;perché senza questa esperienza non sarei mai arrivato alla mia attuale conoscenza.

   Ora, devo dire il mio punto d’arrivo intellettuale di quel momento cioè Reich. Ebbene, Reich era stato per me, per la mia vita intellettuale e non solo, un incontro sensazionale. Qualcosa che aveva sconvolto la mia esistenza e mi ero preso per lui una fissa madornale. Tanto è vero che oltre a portarmi dietro alcuni dei suoi libri, una delle mie mete negli Stati Uniti era l’Orgone Institute nel nord Mine; sede delle ricerche di Reich sull’orgone. ( Rendetevi conto! E la mia disposizione d’animo con Jill non era tanto l’amore, ma sperimentare fino in fondo la funzione dell’orgasmo. Dico, immaginate questo intellettuale dell’orgasmo che, libro alla mano, va a sperimentare le sue teorie... in America! E’ il caso di usare un termine marxiano “dalla teoria alla prassi!”...) cosa posso farci, sono fatto anche così e anche in un altro modo. Ed è proprio qui la frattura tra me e Jill. Io Jill l’amavo, ma non in modo mistico. Per me Jill era il sesso. Jill mi aveva sempre profondamente attirato a livello sessuale... per me Jill era la Vita! Ho dimenticato di descriverla e lo farà dalla testa ai piedi. Jill non era bellissima, ma nell’insieme era una bella ragazza. Bionda, la fronte non troppo alta, gli occhi tondi un pò ravvicinati ma piacevoli e di color grigio che cambiavano asseconda della luce in blu e verde scuro. Il naso all’insù per causa di un’operazione era schiacciato al centro, cosa che le donava vista di fronte, ma gli dava una strana sensazione di ebetismo di profilo. Anzi c’era una discrepanza notevole tra il volto di Jill visto di profilo e visto di fronte. Di profilo aveva un che di duro, di arcigno, di diabolico, di cattivo. Vista di fronte era dolcissima; con i suoi occhi cangianti, le labbra carnose e ben proporzionate anche se prominenti sul suo volto cosparso di graziose lentiggini. Quando portava le trecce sporgenti sui lati aveva un che della “vispa Teresa” (ammesso che Teresa fosse vispa). Nell’insieme la corporatura di Jill era abbastanza atletica anche se un pò grassottella. Il petto ben proporzionato, sodo e roseo, con i capezzoli regolari e proporzionati. La parte migliore di Jill era proprio questa; l’addome, dal collo a ciò che di lei amavo di più e che era più congeniale alla mia posizione di maschio La... ttante! Rosea e di taglio perfetto, sensuale e sensibile al tatto. Con il clitoride pronunciato, ma non sporgente, e roseo che si inseriva all’apice delle piccole labbra come una ciliegina su un Savarè. Coperta da una peluria, bionda e morbida che formava un triangolo perfetto. Vista di schiena era poi eccezionale! Era più bella di un dipinto di Rubens. Le sue gambe lasciavano un pò a desiderare. Piuttosto pienotte alle caviglie, con i piedi troppo piccoli, mal formati e pieni di caligine, gli davano un che di volgare e nel contempo un’impressione di solidità e di forza. Tutto sommato Jill con tutte le sue contraddizioni corporee era una ragazza che se ben aggiustata poteva far voltare molti degli uomini che passavano proprio per il suo addome provocante. Non descrivo il sedere!... lo lascio immaginare! Insomma Jill era per me quella che si suole definire una Vamp e piuttosto che per un intellettuale poteva benissimo essere scambiata per una puttana, cosa che d’altro canto non gli nascondevo. Quando indossava abiti troppo attillati mi rifiutavo di uscire con lei. Non per gelosia ma perché mi seccava fare la parte del macrò.

   Dunque, ero rimasto all’incontro di Cerbero nella Quinta strada di New York. Quel Cerbero che oggi so avrebbe dovuto essere il tramite attraverso il quale Jill mi avrebbe fatto infilare il dito nell’anello.   E così schivato Cerbero che, come ho detto, telefonò ben tre volte in albergo ci siamo avviati verso il Nord America con una splendida Chevriolet. Aria pura, boschi a non finire, bistecche gigantesche, l’insalata più fresca e fragrante del mondo, aragoste e dolci patate al cartoccio. Tra queste delizie e tanto sesso sono trascorsi i primi giorni del nostro viaggio fino alla visita all’Orgone Institute nel Nord Mine; che quel giorno, per fortuna, era chiuso altrimenti chissà a quale ilare ed ipocrita accoglienza mi sarei sottoposto. (Io novello pellegrino, proveniente dalla Città Santa, alla scoperta dell’America Orgonotica. Bah!) Come ho detto ero anche così. Per trovare l’Orgone institute ci abbiamo messo quasi un giorno ma è stata una ricerca piacevole. La casa di Reich stava tra il verde della meravigliosa foresta del Nord Mine . Non grande ed un pò dissestata, all’interno della quale si poteva vedere, dalle ampie vetrate, un laboratorio scarsamente attrezzato con una sorta di porta per sauna con su scritto; Camera Orgonica ed al centro, scritte ben visibili, le tre parole simbolo della rivoluzione sessuale di Reich cioè; Amore, Sapere, Lavoro... (che ovviamente fanno comodo al potere). Dio sa cosa mi aveva spinto fin lassù. Ma credo fosse il desiderio di sapere e di parlare su un argomento che nessuno sembrava voler affrontare. Ed in fatti al mio ritorno a Roma scopersi l’esistenza di un istituto Reich, gestito da De Marchi ed andiedi a parlare con il prof. Zucconi, nome che è tutto un programma, ed ebbi la fortuna di avere un udienza con l’esimio professore travestito da Cristo con barba e capelli lunghi non so se finti! Con Zucconi si parlò del più e del meno su Reich e ad un certo punto il prof. Zucconi disse che Reich quando scrisse l’assassinio di Cristo era già pazzo. Eppure, dissi, a me quel libro sembra ottimo ed è uno dei pochi che sono riuscito a leggere fino in fondo ed anche se sulla faccenda offre spiegazioni più o meno volutamente limitate mi pare tuttaltro che pazzesco. Non so, dissi, se questo orgone esiste veramente ma tutto sommato non è più pazzesco dell’idea sull’esistenza di Dio o della vita eterna! Si parlò per circa un’ora e la cosa finì li. Me ne andiedi nella convinzione di aver avuto a che fare con dei truffatori. (E Reich non era un pazzo ma un truffatore! come loro!) Zucconi mi salutò con il solito tono di pietà che il Dio cane offre al superuomo, ( Ecco, io vi insegno la pietà per il superuomo... disse Zaratustra.) ed io lo salutai con un semplice “ciao Zucconi” ma calcando l’accento sul Zucconi e lì si concluse il mio capitolo Reich; importante ma certamente non definitivo e che comunque mi ha dato il “la” per capire molte cose.(Anche interpretandole nei loro inganni... si badi bene che Reich come Cristo, Marx, Marcuse, Hitler, Froid, Mosè ecc.ecc. era EBREO e gli ebrei hanno sempre proposto ideologie funeste!!! ( Chissà perché!.. è ciò che scopriremo nel corso di questo libro! E ci tengo a dire che non sono un anti-semita! Ed anzi … se si potesse vorrei diventare Ebreo! E che sono animato dal massimo RISPETTO PER TUTTI!! (Oggi 2004 so con certezza il ruolo svolto dall’ebreo Reich, dall’ebreo Marcuse, Dall’ebreo Froid, dall’ebreo Marx, ecc. nella rivoluzione sessantottina e conseguente sfocio nelle brigate rosse e nere... guidate ad “arte” dai PIFFERI succitati! Ed operatori occulti.)

   Dal Mine abbiamo attraversato il Canada passando per Montereal, Ottawa e Toronto fino alle cascate del Niagara e fin qui il viaggio è trascorso abbastanza tranquillamente. I guai sono cominciati a Washington; dove arrivammo, di sera tardi, dopo aver attraversato tutta la Pennsylvania, in un solo giorno, tra un meraviglioso scenario di vita agricola. Jill era irrequieta ed alcuni giorni prima, ricordo, mi disse che pensava fossi cambiato. “ cambiato come?! Spiegami cosa intendi dire?” Jill non rispose, ma oggi io so cosa intendeva Jill con quel “CAMBIATO”. Ecco, tornando indietro con la memoria, so che quel viaggio e quell’incontro è nato da un equivoco. Nella mia “confusionaria” sete di conoscenza, ho sempre letto qua e la e non so dove avevo letto di “un’altra sponda” del fiume che non riuscivo a capire cosa realmente fosse! Gli avevo scritto di essere sull’altra riva del fiume; non mentendo ma intendendo un atteggiamento che mi poneva in una posizione di diversità e di solitudine; cosa che constatavo in tante piccole cose. Ad esempio, non so, se andavo a vedere un film comico; quando tutti ridevano io restavo serio e fin qui non si notava, il peggio era quando mi veniva da ridere nel guardare un film tragico! Per Jill, evidentemente, quella frase era di fondamentale importanza e non volendo l’avevo ingannata... perché lei poteva accettare solo un Dio-Cane (Cioè, un polimorfo, con tanto di attestato; cioè con la prova di ammissione! L’unico che si possa sposare in questa società! Su ciò non ci piove!) ed il suo credere che io fossi cambiato, che a quel tempo rimase per me un enigma, acquista oggi un senso compiuto. La provocazione è l’arte del Dio-Cane e Jill era una esperta in fatto di provocazione. Evidentemente aveva intenzione di litigare e per una banalità ha dato il via ad una lite che si è protratta fino all’alba con discussioni a non finire, ricatti, ritorsioni, soprusi, ingiustizie verbali, morali, psicologiche ecc. Siamo rimasti fino all’alba in macchina fumandoci, praticamente tutta la fabbrica di Malboro di Ricmond vicino alla quale eravamo parcheggiati! Non rammento più neanche di cosa abbiamo parlato, ma è stato certamente un qualcosa di molto confuso. La cosa essenziale che rammento è quella che accusavo Jill di provocarmi e di cercare di farmi innervosire di proposito e di aver provocato una lite basata su niente:— “ Va bene, gli dicevo, non vuoi più saperne di me, non mi ami, allora finiamo il nostro viaggio e a S.Francisco ci saluteremo da buoni amici, senza fare tragedie.” No! Lei vuole finire subito. “ Mi prendo l’auto e basta.’” E no! Cara. Non sono venuto in America per essere smontato a metà strada come una puttana. Tu in Europa hai fatto mesi di vacanza, gratis! E adesso questa, indipendentemente dal resto è la tua occasione di contraccambiare ed intendo finire il viaggio. Il pomeriggio Jill decide di andarsene lasciandomi l’auto! Siamo in un motel; Jill sta preparando il suo bagaglio ed è qui che scoppio in un pianto che non riesco più a trattenere, non avevo mai pianto tanto in vita mia. Chissà forse avrei potuto trattenermi ed aspettare che lei fosse andata via per farlo, come avevo fatto in altre occasioni analoghe, ma strano come il raziocinio si infiltri anche in certe faccende apparentemente incontrollabili, decido di dare libero sfogo alle mie emozioni; una sorta di esperimento deliberato che si è trasformato in un incontrollabile riversarsi di lacrime per un intero pomeriggio, con singhiozzi e singulti che mi mozzavano il respiro fino a farmi stare effettivamente male. Circa otto ore di pianto continuato alla fine del quale ero praticamente disidratato con le gote bianche di sale... credo si potrebbe ascrivere nei Guinnes dei primati!... e Jill non ha avuto il coraggio di andarsene ed è rimasta li a farmi da “infermiera” passandomi fazzoletti puliti e asciugando il pavimento bocconi con stracciò e secchio! Ed era forse non il pianto di un innamorato ma il pianto di un bambino che vuole imporre la sua volontà. Un pianto che è durato per ore, come ho detto, con un riversamento di lacrime che non avrei mai sospettato di avere nel serbatoio!! Sta di fatto che il mio pianto raggiunse il suo scopo di non far partire Jill. ( Apro una parentesi fuori testo. Un’importantissima faccenda che riguarda la schiavizazione dell’uomo solare è proprio questa! Cioè quella di farlo innamorare e poi lasciarlo nel rimpianto e nella colpa, tema che tratterò nell’apposito capitolo, è importante dire che ciò è applicato a livello di massa e costituisce la base dello schiavismo medesimo... e sta a dire la strumentalizzazione dell’amore “insoddisfatto”, presupposto fondamentale dell’alienazione dell’uomo solare dal contesto sociale e culturale. Questa è una questione POLITICA di primaria importanza per l’uomo solare)

   Ecco, devo fare a questo punto un salto indietro per specificare che i primi giorni si sono svolti in un’atmosfera idilliaca ed è questa una delle tecniche usate da Jill, che era un esperta in fatto di violenza psicologica. Sta a dire il lasciarti sperare e poi ritoglierti quella speranza... ma io non ho mai sperato niente! Per me ciò che contava era l’attimo, la dolcezza del momento, un buon pasto, l’aria pura, il sesso, la Vita insomma in ogni sua sfumatura sia fisica che mentale e Jill questo lo capiva ed il suo essere diabolica consisteva proprio nel cercare di rovinare il mio viaggio. Infatti da qui in poi il viaggio si è trasformato in una sorta di incubo o di romanzo giallo durante il quale la diabolica Jill ha sfoderato tutta la sua conoscenza in fatto di violenza psicologica. Violenza che a quel tempo non sospettavo esistere ed il comportamento di Jill rimaneva per me un enigma da risolvere. Ebbene, oggi so che tutto sommato Jill non era altro, nel suo comportamento con me, che una sorta di automa che strumentalizzava una sorta di conoscenze vitali per sopraffarmi. Non so dove ho letto che Dio ha la vita e l’uomo le macchine. Ebbene da questo punto di vista la donna è Dio e all’uomo portatore di vita resterebbero le macchine. La verità è che la donna strumentalizza la vita dell’uomo solare e la violenta in ogni modo meccanicamente con delle tecniche standardizzate che, come detto, sono applicate su vasta scala in tutto il mondo.

   Una delle arti del diavolo è il sospetto, ed a quei tempi ero abbastanza ingenuo da caderci, ed in ciò Jill era particolarmente abile. Jill non partì... decise di rimanere, ma a patto che non avremmo più avuto rapporti sessuali... è un classico per far impazzire ed innamorare un uomo; e parlo di quell’amore fasullo che è l’infatuazione! Devo specificare che in materia di rapporti sessuali, specialmente durante i nostri viaggi, non ero mai stato particolarmente esigente ed anzi spesso era stata lei a sollecitarli. Non dissi né no né si. La notte seguente a St.Louis il desiderio di lei si fa in me addirittura spasmodico e, si sa il sesso frustrato genera violenza, questa è una cosa che già sapevo (La prova del fatto che il sesso frustrato genera violenza: prova ne è che milioni di uomin hanno ucciso donne per un rifiuto sessuale!); ma tra il sapere e la pratica c’è un abisso. In piena notte mi alzo esco e vado a correre per placare il mio istinto. Non riesco più a dormire ed al mattino abbiamo una violenta discussione sull’accaduto. Cerco di spiegarmi, di appurare se lei mi ama e quali sono i suoi propositi:— “ Scusa, non ti comprendo. Dici di amarmi e fai del tutto per opprimermi. Mi provochi, commetti delle ingiustizie verbali e materiali, cerchi di insinuare sospetti ecc. Tutte Cose che fai di proposito. Ma mi spieghi perché? Io ti amo. Ti desidero, con te sto bene, abbiamo gli stessi gusti, sento che potremmo essere felici insieme; solo che tu lo voglia.”. “No! Tu non mi ami.” Mi dice. E a questo punto c’è stata una confusa discussione su cosa sia l’amore. “Per te conta solo il sesso.” Mi dice. “Ma Jill, cosa dici, il sesso è l’amore tra un uomo ed una donna. E’ la base essenziale di un rapporto... lo sai.” No! Se mi ami puoi restare con me senza avere rapporti.” Do un pugno sulla spalliera del letto, che malauguratamente era a listelli angolari, (Ma non ci avevo fatto caso!) fracassandomi tutte le nocche della mano destra. La vista del sangue fa scemare la discussione. E’ una giornata in cui mi sono lasciato andare ad impulsi di violenza. In fatti la sera in un motel sulla strada per Denver voglio fare l’amore a tutti i costi. “ Ti sei scopata decine di uomini ed adesso quello che stai facendo mi sembra una strozzata. Lo fai apposta per opprimermi per cercare di castrarmi. Lo sai non è questo il modo che mi piace fare l’amore ma se voglio posso farlo lo stesso, senza la tua collaborazione... avanti! Tira giù le mutande e mettiti sotto.” Il mio insolito atteggiamento da duro, che per la verità, sento non mi si addice fa sorridere Jill e per quella sera si fa l’amore in modo decente. Al risveglio Jill non è nel letto. Per un momento s’insinua in me il sospetto che sia partita. Ma dopo poco rientra. “ Sono andata a fare una passeggiata” Dice. “ A quest’ora del mattino.” Gli dico. Saranno state neanche le quattro e ancora era notte. Rimango perplesso. Lei cerca di insinuare in me, con il suo atteggiamento il sospetto che mi ha tradito. “ Ma cosa credi di fare. Cerchi di insinuare dei sospetti assurdi. Ma non capisci che se avessi fatto una cosa simile sarebbe pazzesco. Dico, cosa è? Una improvvisa ninfomania o sei a corto di soldi? Ma a ripensarci oggi credo che Jill sia andata a telefonare. A chi non so ma sta di fatto che il giorno seguente a Denver, dopo una pazzesca discussione ancora una volta provocata da Jill, durante la quale gli ho sputato in faccia ed ho fatto l’atto di strangolarla... subito ripensato, per fortuna, sulla porta del motel c’era un ragazzo appoggiato ed in atteggiamento che definirei pronto all’intervento. Oggi lo so; era un torero pronto a dare la stoccata se il toro infuriava.

   Malgrado tutto il viaggio prosegue. Avrei voluto andarmene io ora ma molte cose mi trattenevano. L’interesse per l’America era troppo grande e la vista di tante cose interessanti riusciva a dissolvere in qualche modo l’atmosfera assurda che si era instaurata nel mio rapporto con Jill. Ma cera un interesse ancora più grande che superava anche il mio desiderio per Jill ed era la sete di conoscenza umana; cioè di cercare di capire il perché del comportamento di Jill che mi sembrava impossibile ed assurdo. Sapere cioè il suo scopo nel provocarmi e nel cercare di uccidermi a livello psicologico e sessuale ed oggi so anche fisico.

   Il Colorado è uno dei paesi più belli del mondo e da Denver fino a Mesa Verde, magnifica residenza, poco pubblicizzata in vero, degli Indiani di quelle località, dove si possono ammirare tra fantastici canyon i villaggi interamente costruiti in muratura con ardite iniziative architettoniche, tra incredibili picchi ed interstizi delle rocce. Una meravigliosa, affascinante e tutt’altro che selvaggia società scomparsa. Dicevo da Denver a Mesa Verde sono trascorsi alcuni giorni durante i quali si è riacceso un certo idillio e con questo la “speranza” di una riappacificazione; viceversa al Gran Canyon stava per realizzarsi l’epilogo del giallo. Ci siamo avventurati nel fondo del Gran Canyon percorrendo non so quanti chilometri; credo una quindicina, ma a me sembravano cento. Discendendo fino al canyon roccioso che contiene il letto serpeggiante del fiume Colorado che scorre in un solco roccioso alto un centinaio di metri... uno spettacolo grandioso. Ci siamo seduti sul bordo del canyon a guardare il fiume e nel rialzarmi per un attimo ho avuto l’impressione che Jill volesse spingermi; e chissà forse se non mi fossi immediatamente appoggiato alla ringhiera magari lo avrebbe fatto. Ma credo che volesse solo farmelo pensare per insinuare in me il sospetto. Il diavolo spesso non vuole ucciderti... vuole di peggio; vuole farti soffrire prima per poi avere la giustificazione di uccidere un’infelice. (sic!) (Credo di aver detto e lo dirò ancora, ripetere giova, che non è mia intenzione demonizzare nessuno. Quando parlo di Diavolo parlo di una banalità che dovrebbe essere nota a tutti, ma dubito che lo sia veramente, e cioè che lo spirito diabolico è in tutti; ma c’è chi lo evidenzia in se stesso in modo abnorme.) Nel risalire Jill si avvia quasi correndo. “Aspetta”, gli dico, questo non è il passo giusto. Non arriveremo mai alla cima. Sono ore di risalita ed anche se questa non è esattamente una montagna ne ha tutte le caratteristiche ed in più c’è un caldo tremendo. (Circa cinquanta gradi!) “Jill! Aspetta ci vuole un passo lento e deciso in montagna altrimenti non arrivi in cima.” “Tu vai al passo tuo io al mio!” Dice, la testarda. “Sii ragionevole, ci disidratiamo in questo modo. Non abbiamo neanche acqua con noi.”. Gli ridico. Niente! Jill corre ed io sono costretto a seguirla. A metà strada siamo stremati. Arranchiamo per un pò di tempo e Jill crolla stremata e nel vedere lei crollo anche io. Siamo rimasti esausti per un pò di tempo all’ombra di uno striminzito arbusto quasi disidratati. La pelle letteralmente bianca di sale, le labbra riarse, ed il volto bruciato dal sole. Fortunatamente sono sopraggiunti un gruppo di turisti a dorso di mulo che ci hanno spremuto poche gocce d’acqua dalle loro borracce ormai vuote. Mi sono fatto animo. Jill non voleva più muoversi ora ed ho dovuto trascinarla per gli ultimi chilometri. Durante i quali Jill seguita a provocarmi... e a questo punto i miei nervi sono distrutti e non so cosa mi ha trattenuto dal buttarla giù dal canyon io questa volta... ma... .ma, sì c’è un ma e qui apro un’ennesima parentesi nel racconto. (Il passo che segue non è del tutto razionale, nel senso che sono delle ipotesi non basate su fatti provabili... ma che io credo profondamente veri!) Ho quarantuno anni ed oramai la mia conoscenza si è affinata. Nessuno mi ha insegnato nulla o avvertito sul merito, ma sono convinto che in questa società si fa largo uso di agenti inibenti. Quali ad esempio la Bella Donna o atropina e chiamare l’atropina “Bella Donna” è tutto un programma!!! Perché le belle donne sono effettivamente inibenti per l’uomo solare! Ma le sostanze possono essere anche altre, che so, bromuro, arsenico ecc. Si dice che il diavolo fa le pile ma non i coperchi ed è così. Ci sono cose che tutti possono vedere e capire ma che nessuno ha l’ardire di spiegare. (All’epoca non avevo ancora capito che i coperchi li fa l’uomo solare e che stanno nel suo cervello!) Ed il mio processo all’intenzione dovrà tradursi in fatti concreti e scientifici per la definitiva condanna legale di questa società! Ebbene, dire “mi stanno avvelenando” non è possibile in questa società perché il più delle volte è impossibile provare un avvelenamento, e perché si rischia di esser presi per pazzi! E quindi anche se ne hai il sospetto non lo puoi esternare per non rischiare la gogna sociale! (Ci sono due cose di cui non si parla mai, ma proprio mai, in questa società; di avvelenamenti e di polimorfia sessuale!!! e ciò costituisce una inconfutabile prova del loro uso generalizzato a tutti i livelli!) Prova di ciò è il fatto che ho meditato a lungo prima di inserire questo passo nel libro. Ma ho deciso di fare un atto di coraggio e dire ciò che penso in merito perché è importantissimo. Quindi dicevo, che è impossibile provare un avvelenamento. Solo chi lo subisce ne ha il sospetto fondato. Ora nella mia vita ho subito diversi avvelenamenti. Maggiormente blandi, ma due volte anche acuti. Tanto che sono dovuto ricorrere alle cure del medico... il quale mi ha specificato, non lo dimenticherò mai, che probabilmente si trattava di veleno per topi detto scopolettico. Al che risposi che forse la cura più efficace poteva essere costituita da analettici. Con Jill sono stato male diverse volte e due volte molto seriamente. Una volta a Davos Plazze crollai letteralmente e sentivo la vita svanirmi, una sorta d’inspiegabile ed inspiegato collasso. Mi rialzai e mi misi a correre! Un’altra volta in Portogallo ebbi un altro collasso (Le uniche due volte nella mia vita) stavo bene, a quanto sento mancare le forze e mi sento soffocare. Quella volta bevvi del brendy che mi rianimò insieme ad una profonda e forzata respirazione. Altre due volte, sempre le uniche della mia vita, ho avuto dei tremori per tutto il corpo simili ad una crisi epilettica con mancanza di fiato e gran debolezza; cosa fosse rimane per me un mistero, il dottore ha detto che sono gli “Scopolettici”... cosa dire? Rimango nel dubbio perché questi sintomi possono essere causati da avvelenamento, ma anche altro.

   Ebbene dire che Jill anche quel giorno stesse tentando di uccidermi non può costituire reato! Perché è un processo all’intenzione e l’intenzione non fa parte della legge; perché la legge si basa solo su fatti. Quindi se io dico che Jill voleva uccidermi la mia intenzione non è di dire che voleva uccidermi materialmente ma intenzionalmente. Perciò non credo sia perseguibile chi intende denunciare un delitto intenzionale cioè non basato su fatti ma su intenzioni; allo stesso modo che non è perseguibile, né provabile un delitto intenzionale. Ebbene, Jill sapeva che ero sotto l’effetto di un qualche agente venefico, ad esempio Bella Donna o Bromuro, e che uno sforzo prolungato avrebbe potuto portarmi ad un collasso cardio-circolatorio ed è l’unica spiegazione plausibile al fatto di aver impresso a quella risalita un ritmo insostenibile. In fatti non c’era nessuna fretta ed il fatto che mi avesse detto di andare sola non è che una prova della sua furberia, perché il diavolo conosce a fondo l’uomo e lei sapeva benissimo che non avrei mai potuto mandarla sola, a costo di uccidermi! No a quel tempo non lo avrei mai sospettato ma purtroppo è la squallida verità sulla mia “guerra del piffero”. E la cosa non è così semplice perché questo delitto si perpetra da millenni, sia in tempo di pace che di guerra, ai danni dell’uomo solare sempre e solo con l’inganno e SFRUTTANDO LA SUA BUONA FEDE si sono mandati milioni d’uomini solari imbottiti di IDEE FASULLE, cioè di veleni fisici e psichici, a morire per il dominio economico e vitale della donna e dei polimorfi. E non dico ciò per misoginia perché l’aver compreso ciò mi lascia l’amara convinzione che finché certe faccende non diventano di dominio pubblico non potrà mai esistere un’autentica giustizia.

   Molte sono le persone che hanno tentato di uccidermi cercando di strumentalizzare quelle che essi credevano le mie convinzioni.(Convinzioni che poi non sono altro che gli oramai famosi COPERCHI DELLE PILE DEL DIAVOLO!) La mia storia con Jill è solo il pretesto per introdurre l’argomento più importante che è poi quello sui crimini contro l’uomo solare. E ciò è indispensabile al mio processo induttivo all’intenzione. Perché intendo provare, attraverso il riallacciamento di fatti analoghi, un comune filo conduttore ed una finalità di scopi identici all’interno della “fratellanza internazionale” contro l’uomo solare.

   Come ho detto ci sono sistemi subdoli a non finire per uccidere l’uomo solare. Il veleno fisico e psichico è l’arma del Dio-Cane e cercherò di smascherare questi sistemi intenzionalmente mortali. In questo libro proverò dettagliatamente i veleni psichici, semplicemente perché è più facile e del tutto possibile farlo. Per i Veleni fisici occorrerà un’indagine approfondita con prove e testimoni più difficili e laboriose anche se del tutto possibile!

   La vita di per se non ha un filo logico. Spesso è schizoide. La vita ha un motivo unico che è la nostra esistenza singola e ciò che ti succede sono tanti frammenti che riuniti vanno a formare la nostra esperienza ed il nostro conoscere. Un solo indizio può essere utile per identificare un assassino materiale; ad esempio le sue impronte digitali sul pugnale macchiato del sangue della vittima. Anche se ciò non può essere una prova certa, costituisce un serio indizio … ma potrebbe succedere che chi ha accoltellato la vittima lasci sul luogo del delitto un coltello precedentemente maneggiato da un innocente sporcandolo con il  sangue della vittima! In un processo all’intenzione viceversa un solo indizio non serve a nulla; ma mettere insieme una serie di indizi può costituire una prova certa dell’intenzionalità di massa; cioè di una intera specie ai danni di un’altra... cioè dei polimorfi ai danni dell’uomo solare e ciò è per me oramai certo.

   La paura si può insinuare nell’animo umano in mille diversi modi. La paura spesso uccide e sempre debilita la nostra psiche e la nostra salute. L’essere umano ha due impulsi essenziali: Quello vitale che provoca l’irradiarsi dell’energia positiva e quello mortale che scatena quella negativa ed ogni qualvolta l’energia negativa e mortale prende il sopravvento su quella vitale si insinua in noi la paura. Quindi, ad esempio, anche le cose apparentemente al di fuori d’ogni sospetto quali la musica, l’arte, lo sport ecc. possono essere tremendi strumenti di morte ed oppressione. In questa società sono diventati quasi esclusivamente tecnica di morte ed oppressione vitale. Quindi tratterò quest’importante argomento, perché la paura è una delle falci più subdole che s’insinua nei rapporti umani a tutti i livelli.

   Come può essere collocato questo libro? Certamente non è un romanzo. Forse può essere e senz’altro lo è autobiografico. Vi saranno delle persone ma non personaggi e tuttavia alcuni di loro benché reali nel racconto sono stati personaggi nella vita... si credo di poter dire che la vita reale è piena di personaggi attori che recitano una parte squallida, monotona, stereotipata, sempre la stessa, standardizzata e perfino automatizzata, proverò ciò che sto dicendo. (In realtà il libro ha preso una diversa strada, come ho detto, e la mia prima intenzione di inserire nel libro i personaggi incontrati durante la mia vita è diventata superflua per i fini che mi sono preposto.) [Ma alcuni di questi personaggi li sto “denunciando” su questa autobiografia!]

   E’ probabile che quanto dirò trascenda nell’utopia... ma cosa importa! Sono convinto che questa società in qualche modo funziona malgrado tutti i suoi difetti. E tuttavia ognuno di noi ha subito una serie di sventure, di danni, di violenze materiali e psicologiche. Io sono qui ha raccontare le mie... se c’è qualcuno che s’identifica in ciò che dirò bene, altrimenti rimarranno le impressioni di un artista; cioè di una persona che vede e che sente la vita in un modo particolare e che possiede una sensibilità non comune. Al di fuori dell’utopia, ne sono convinto, non esiste nessuna rivoluzione ma un monotono ritorno di fatti sempre eguali a se stessi. Un ripetersi costante di azioni e di parole con cadenza paranoica. Quindi per uscire da questo ripetersi squallido ed alienante non resta che dirigersi al di fuori della trappola per cercare di esplorare nuovi sentieri, diverse possibilità, nuovi modi di essere ed avere. Insomma il lettore sta per entrare con me in un mondo utopistico ma reale e possibile tanto è vero che lo è per me! E non vorrei essere UNICO! (In seguito ho riveduto il mio concetto di utopia. Infatti, l’utopia è in ogni ideologia corrente; comunismo, cristianesimo, fascismo ecc. ecc. E la mia non ideologia Sociocratica è realtà autentica!).

   Mi preme dire che non cercherò l’originalità. Sono convinto che la vita è, e sarà, sempre un ripetersi di fatti sempre eguali a se stessi... quanto è vero che si nasce e si muore! ! !... sempre invariabilmente tutti. Quindi devo fare l’apologia della banalità (che potrebbe essere il titolo per un ottimo libro) Chissà forse un giorno tutta la filosofia riguardante l’uomo si condenserà in un piccolo libro contenente poche ben definite ed inalienabili verità! E tuttavia si rifletta su quanto poco banale risulta questa mia idea di banalizzare la filosofia!

   Tutto sommato non si tratta di risolvere gli enigmi che, ad esempio, un certo tipo di arte e di letteratura ci propone. Risolvere gli enigmi è un gioco che ci porterà sempre fuori strada. Ed è per questo che non intendo mettere in ballo nessuna filosofia ne fare riferimento ad alcuna ideologia politica. Posso dire solamente che ciò che ho letto di Marx, Shopenauer, Nietzsche, Russel, Hegel, Deleuze, Reich, Cristo ecc. ecc. E’ sempre completamente criticabile e propone invariabilmente delle metafore, delle allegorie nonché degli arzigogoli letterari atti ad ingannare chi legge. Inventare enigmi è più facile che risolverli. Quindi il mio scopo non è criticare, ne cercare di risolvere enigmi e ne proporne dei nuovi Non si tratta di fare della filosofia ma se mai è anche un processo all’enigmistica letteraria. Da ragazzo avevo una gran sete di sapere, di conoscere e di vivere la vita e questo è comune a molti uomini. Quando entravo in libreria o in biblioteca ciò che provavo era un senso d’oppressione e d’impotenza di fronte a quella massa di carta stampata che non avrei mai potuto leggere... e che per mia fortuna non ho letto, sia per mancanza di tempo che di voglia. Viceversa ho trovato più interessante prima vivere la vita e poi andarmi a confrontare sui libri. Cosa ho trovato è che ciò che impera nei libri è l’inganno e che la filosofia è abilmente strumentalizzata per ingannare specialmente gli intelligenti e per istruire i polimorfi circa i metodi d’oppressione dell’uomo solare. Certo le obiezioni su ciò che vado dicendo possono essere molte. Ad esempio, sull’intuizione si può obiettare che nasce da un insieme d’elementi culturali imposti che sprigionano quel quid che è l’intuizione... come ho sentito dire, con un bel sofisma ad una cornacchia. Ma io ho già detto che parlo d’intuizione VITALISTICA e non di intuizione mistico—meccanicistica. Si tratta, in effetti, di un’intuizione di tipo animalesco che se razionalizzata può dar luogo ad un alto grado d’umanità. Ad esempio, chi conosce gli animali sa che intuiscono le nostre intenzioni. Gli animali sanno chi gli è amico e chi non lo è e difficilmente si sbagliano. In questo senso i bambini hanno delle intuizioni dello stesso tipo. Ebbene, questo tipo d’intuizione è ciò che intendo per intuizione vitalistica. Se ad un cane affamato mostriamo una bistecca dandogli quindi la SPERANZA di soddisfare la sua fame e poi gliela togliamo quel cane intuirà immediatamente che siamo violenti... e le speranze frustrate intenzionali sono violenza! Viceversa per un essere umano all’intuizione vitalistica si sovrappone la razionalità che spesso è abilmente usata per trarlo in inganno! In ogni modo i bla bla delle cornacchie non m’interessano; anzi non voglio più sentirli. Sono convinto che se esiste un modo, forse non alla portata di tutti; proprio per causa delle razionalizzazioni mistico—meccanicistiche, se esiste un modo, dicevo, per smascherare i crimini contro la vita è proprio quello vitalistico scaturito dalle violenze a livello vitale commesse INTENZIONALMENTE dai polimorfi. (Quest’affermazione mi dava pienamente ragione. In fatti è proprio in modo vitalistico che ho scoperto che tutti gli inganni perpetrati ai danni dell’uomo solare sono rivolti all’oppressione del sesso, dei sensi, dello stomaco, del sapere e dello spirito. Che somiglia tanto alla scoperta dell’America; che scoperta fu solo per Colombo... gli indigeni già la conoscevano … ci abitavano! Ed in tal senso io sono Colombo ed i polimorfi gli Americani.)

   Come ho detto tutto il male di questo mondo si riallaccia alla sessualità. Cioè alla possibilità per l’uomo e la donna di godere pienamente l’uno dell’altro. Possibilità preclusa a moltissimi per il fatto di essere stati brutalmente inibiti, con mezzi violenti, a questa funzione diventando inabili alla piena godibilità della vita, inabili al pensiero, inabili al lavoro vivo e pienamente produttivo e godibile, inabili all’arte... insomma inabili alle attività umane superiori per essere reclusi al lavoro meccanico e resi automi sofferenti, che vivono nella speranza e nell’utopia del raggiungimento di una qualsiasi meta! Ora, ciò è normale, in questa società, ma ciò che non è normale è l’intenzionalità di questa violenza di massa perpetrata ai danni dei bambini. Al solo scopo di avere una stabilità sociale basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo (in realtà è lo sfruttamento dei polimorfi sull’uomo solare!) e questo lo diceva Marx. Ma ciò che Marx non ha detto è su cosa si fonda questo sfruttamento. Marx ha posto tutto in termini economico—meccanicistici, così come la chiesa, cioè Cristo, ha posto tutto in termini mistici. Sia l’Ebreo Marx che il ciarlatano Ebreo Gesù Cristo, che era l’usurpatore di Giovanni Battista e che rimane in ogni caso come idea... cioè anche se di persona era un usurpatore Cristo rimane il simbolo dell’uomo solare vittima dei polimorfi martoriato e crocifisso! Dicevo, sia l’Ebreo Marx che l’Ebreo Gesù Cristo hanno ben celato la verità e cioè che lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo si pone principalmente in termini VITALISTICI. A tutto ciò i ciarlatani cattolici, protestanti, comunisti, buddisti ecc. oppongono la necessità storica di tale situazione e l’incontestabile verità che ciò che accade è storia nonché il baluardo del “progresso”. Io credo che non bisogna rassegnarsi al concetto che ciò che accade è storia perché ciò significa giustificare gli eventi criminali; come ad esempio il lancio di una bomba atomica che distrugge l’umanità fisicamente o il lancio di una bomba vitalistica come il comunismo o il cristianesimo che distrugge l’uomo psichicamente. Ora, che la bomba Cristo o la bomba Marx sia stata lanciata sull’uomo solare, è incontestabile. Dal momento che tutto sommato non sono bombe ma più semplicemente dei veleni iniettati a piccole invisibili dosi nell’uomo solare, non vedo perché in nome della proclamata libertà di stampa non si possa proporre un antidoto letterario a tali veleni! E’ certo che più gente berrà l’antidoto e più possibilità vi saranno per l’umanità di salvarsi... ma l’uomo solare si salverà comunque; perché l’uomo solare rinascerà sempre e quindi si tratta di cambiare una cultura, una concezione della civiltà.

   La Bibbia resta un grande libro (almeno credo, perché non l’ò letto che in parte.) e la Bibbia dice:— “Chi di spada ferisce di spada perisce.” Il Popolo ha sempre sbagliato con il potere perché il potere non ha ferito di spada ma di PAROLE ed è giusto rendere la stessa cosa... l’unica possibile per vera giustizia. Si, la legge del taglione credo sia giustizia autentica... non si può uccidere chi ci ha ferito con parole, ma si può distruggerlo con le parole ed è ciò che sto facendo se verranno a menarmi... ho vinto! Da toro diventerei torero di toreador!

   Il sottoscritto è un ingenuo nato. Da ragazzino passavo tutti i giorni davanti ad una vendita all’asta vicino a piazza del Gesù a Roma, ed avevo scoperto il trucco dei finti acquirenti. Un giorno lo dissi a voce alta e mi vennero a menare... oggi ho scoperto che anche ciò che vendono è finto. Ripeto, inoltrarsi nel LABIRINTO delle parole delle Bibbie, dei Corani, delle filosofie, delle mille ideologie è cosa vana... più si legge e più si rimane coinvolti in problematiche estranee alla realtà dell’uomo. Per scoprire la realtà e la verità bisogna mettersi nei panni di un immaginario essere sbarcato sulla terra, chissà come e chissà da dove, non importa, l’importante è che sia intelligente e che veda questo mondo con gli occhi di un bambino. Provate a farlo e ponetevi delle domande semplici, perché no giornalistiche: dove, come, quando, perché, a cosa serve, chi lo ha fatto, scopo. Questo immaginario extra terrestre vedrebbe tante cose che noi terrestri non vediamo più. Innanzi tutto sarebbe colpito dalla straordinaria bellezza del nostro pianeta; dal cielo blu, dal mare, dalla mitezza del clima, dalla dolcezza dell’aria. Sarebbe sorpreso dal brulicare della vita sia vegetale che animale. Lo troverebbe molto interessante e capirebbe subito, ad esempio, vedendo gli uomini al mare prendere il sole, che il sole è fonte di vita e vedendoli nudi ma con lo slip intuirebbe subito che coprono qualcosa d’importante del loro corpo. Vedrebbe, l’extraterrestre, che l’uomo è tutto sommato abbastanza ridicolo se confrontato agli animali; tronfio, pettoruto, pieno di se. Vedrebbe, sempre su questa spiaggia, dopo essere sbarcato dal mare, tante coppie che non comunicano tra loro. Noterebbe che tra gli esseri umani c’è un’indefinita diffidenza... e tuttavia comprenderebbe che hanno un gran bisogno l’uno dell'altro. Questa incomunicabilità salterebbe agli occhi di questo presunto extraterrestre sbarcato ad Ostia Lido non si sa da dove ne quando, allorché giunto a Roma, capitale del mondo, vedrebbe la gente camminare per le strade, tronfia e pettoruta, ognuno da se o a coppie, a piedi o chiusa nelle scatolette di latta. Vedrebbe che c’è un’ottima organizzazione; strade semafori, banche, negozi ecc. ecc. Sarebbe colpito immediatamente dalle chiese e capirebbe che quegli edifici racchiudono qualcosa di diverso ed importante. Entrerebbe in una chiesa, magari in un giorno di festa, e vedrebbe preti e monache tutti coperti e vestiti di nero. Quel nero gli richiamerebbe alla mente qualcosa di negativo; il male, la morte, il carbone, la notte. Si chiederebbe chi sono questi esseri così diversi che sembrano non aver diffidenza uno dell’altro, che comunicano, che cantano. Vedrebbe la gente incomunicante entrare in chiesa, inginocchiarsi di fronte a quelli che l’extraterrestre avrà definito comunicanti e fare la comunione. Un interrogativo angoscioso si presenterebbe alla mente dell’ingenuo extraterrestre:— “Perché gli incomunicanti si comunicano dai comunicanti?” La risposta gli verrebbe spontanea:— “ Ma è chiaro... per cercare di comunicare! Infatti, i comunicanti comunicano gli incomunicanti e non viceversa. Il mezzo di comunicazione sembra essere un dischetto bianco che gli incomunicanti si fanno infilare nel foro superiore... Ma! Strano mondo!” Concluderebbe il nostro sprovveduto extraterrestre... e lasciamo incompiuta l’avventura del nostro extraterrestre che mi sembra degna di una esplorazione “sopracquea” fatta dai pesci sulla terra ferma... che vuoi o non vuoi per mancanza di acqua finirebbero per affogare in giudizi degni di pesci... cioè poco eloquenti. Ma! Andiamo avanti!

   Un capitolo a se nella mia vita lo merita senz’altro la questione della mia presunta omosessualità. Devo premettere che non ho mai avuto nulla contro gli omosessuali ne a favore. L’ho sempre ritenuta una questione personale. Nella mia vita ho trovato molte persone che mi hanno dato, più o meno larvatamente, dell’omosessuale. Ora, sta di fatto che fin da bambino ho sempre fatto la pipì in piedi e tuttavia, non lo nego, giocavo sia con le pistole e a fare l’indiano che con le bambole e mi dilettavo di maglia. Non nego nel modo più assoluto che in me può esserci una certa bisessualità, come del resto in tutti! In ogni modo questa faccenda mi ha fatto soffrire non poco. Ma non per il fatto dell’imposizione virile ma per l’esclusione sociale che ritenevo ne derivasse. La verità è che ho sempre avuto una grande attrazione per il sesso forte... cioè le donne... e che le donne siano vitalmente più forti dell’uomo lo dimostra il fatto che ci sbafano mediamente dieci anni di vita. Non so! Per me l’omosessualità l'o sempre ritenuta un caso di emergenza per marinai, naufraghi, carcerati e siccome non ho mai fatto naufragio... e tuttavia avendo attribuito al sesso, malgrado le cornacchie e la loro condanna del sesso, una grande importanza. Ad esempio, fin da bambino mi sono masturbato... per il semplice fatto che mi piaceva. Qualche cane frustrato può farsi un sorrisetto beffardo a questa mia affermazione. Taci Giocondo che quello che fai tu è molto più ridicolo. Ebbene, dicevo, mi sono sempre masturbato ogni sacro santo giorno della mia esistenza. Masturbarsi è bello! E tutti quelli che sono soli dovrebbero farlo. E’ molto meglio avere un sano rilassante orgasmo solitario che avere un rapporto con una donna piagnucolosa, sciabattante, piena di presunte malattie che invece di godersi l’amplesso te lo fa per favore, per dovere, per soggezione e simili. Ma tralasciamo questo argomento; ne parlerò abbondantemente inseguito perché la masturbazione è uno dei cardini della repressione sessuale; viceversa carezzarsi il pene è una attività personale molto piacevole che risveglia sentimenti dolci e vitali. Si, a volte mi piace massaggiarmi la schiena, la gamba, grattarmi un piede ecc... ma non ne ricavo alcun orgasmo. E poi già che dobbiamo dire la verità, e questo è un libro di verità e certe cose vanno necessariamente trattate! Perché altrimenti non ci sarebbe bisogno di parlarne allo stesso modo che non c’è bisogno di parlare di quello che si mangia!.. cosa del tutto banale anche se piacevole e necessaria. Dicevo, già che dobbiamo dire la verità e diciamola fino in fondo questa verità. Gli uomini e le donne di tutto il mondo si masturbano; questo è un dato certo!. C’è chi per ipocrisia non lo ammette ma lo fa! I giovani fino al matrimonio per lo più si masturbano. Ed anche questo è certo. Si sono scritti centinaia, che dico migliaia di libri sul come “ottenere” un orgasmo coniugale ma sulla masturbazione... niente! Si oggi, finalmente, si afferma che è benefica; ma in poche squallide righe e viceversa da ragazzo ho sempre letto dei testi che additavano la masturbazione come qualcosa di orrido, meschino e perverso... ma le perversità sono ben altre... ad esempio lo scrivere perversi trattati contro la masturbazione!!! Per lo più si tende a ridicolizzare la masturbazione. C’è chi afferma che è un atto narcisistico che preclude la via al rapporto umano e per qualche verso è vero; ma solo se diventa una mania! La verità è che per nessuno è sempre possibile avere al momento giusto un partner sessuale. Perfino per i più sessualmente fortunati! E questa società ti dice:— “Chi è solo deve morire di fame!” Riguardo al fatto che il rapporto umano debba essere fondato sul rapporto sessuale è un pò come dire che dobbiamo cenare con tutti... altrimenti non c’è rapporto umano, anche con il salumiere, il dottore, l’avvocato, l’esattore delle tasse. Dico, mi sembra una affermazione quanto meno ridicola se non addirittura assurda. Dico, di questo passo si finirà col dire che non può esserci rapporto umano senza sesso. Da cui risulterà che non potremo andare dal salumiere senza farci toccare il pene per avere il pane, dall’avvocato prima del processo si passerà per il cesso, l’ortolano vorrà la rima adeguata e vedremo ministri e cardinali che mentre si danno il solito caloroso abbraccio si baciano sulla bocca appassionatamente nonché si lisciano reciprocamente i genitali. E no! Cristo! Mi pare troppo! Va bene la libertà sessuale, ma a tutto c’è un limite! No, siamo seri. La masturbazione è un argomento serio ed importante che andrebbe trattato a fondo. Anzi posso dire di più e cioè che la masturbazione può dare un orgasmo completo, rilassante e benefico... se attuata nel giusto modo. Ma mi fermo altrimenti finirei per scrivere un trattato di tecnica masturbatoria che benché interessante in quanto credo unico nel suo genere. La masturbazione non è trattata neanche nel celeberrimo Kama Sutra, non interessa il fine di questo libro... anche se io sarei propenso ad iniziare una campagna mondiale a favore della masturbazione, con spòt pubblicitari alla televisione, comizi a piazza S.Giovanni, manifestini, cartelloni stradali ecc. E magari ci scriverei anche un Manifesto! Forse mi dedicherò in seguito a questa nobile iniziativa; per il momento ciò che interessa per i fini di questo libro è che il ridicolizzare o condannare la masturbazione è un’altra tecnica di delitto contro la vita. La dove qualche idiota abbocca e si violenta resistendo a ciò che può giovargli!

Il paragrafo seguente è aggiunto da Giovanni Valzani il 13/08/2010

    C’è un'altra questione molto importante relativamente alla masturbazione. Uno dei comandamenti di Dio diceva, tempo addietro perche ora la chiesa lo ha modificato: “Non commettere atti impuri.” Comandamento che è stato modificato, non so se con il permesso di Mosè!, in: Non Fornicare. Cosa che si riferisce solo alla masturbazione! Non commettere atti impuri non significa affatto non masturbarsi : Basta leggere la Bibbia per sapere che gli atti impuri si riferiscono a tutti quegli atti che possono nuocere al proprio prossimo. Atto impuro era mangiare la carne di maiale, il pesce senza lische, era impuro un malato di lebra che poteva contagiare gli altri ecc. La carne di maiale, ad esempio era molto pericolosa, perche la mangiavano cruda o poco cotta … ed è notorio quante malattie può portare la carne di maiale. Il pesce senza lische era più facilmente attaccato da batteri e germi ed era fonte di malattie … non è che a quei tempi avessero i frigoriferi. Ma l’atto impuro ha dei risvolti che sconfinano nell’omicidio deliberato ad esempio inquinando le acque o lasciando una persona nelle acque di fogna … come è successo a me. Quella che può essere,  se usato in mala fede, una autentica arma di delitto … la chiesa la “interpreta” come divieto di masturbarsi!!!  Masturbazione che non reca danno a nessuno!!! Ma atti impuri possono essere molti altri … ad esempio mettere il dito in bocca ad un tubercoloso ed infilarlo nella bocca di altre centinaia di persone. Far intingere le mani in acqua inquinata da germi a migliaia di persone ecc. ecc. Comunque: Le cose sono due … o a ragione Costanzo, quando afferma che la madre dei cretini è sempre incinta, o c’è una imperdonabile MALAFEDE! … Scelgano tra le due ipotesi!

   Lo so che per molti quanto vado dicendo può risultare, quanto meno strano, o pazzesco, o ridicolo... prendetela come volete; per me rappresenta una forma diversa di esprimersi, un ridicolo ed un umorismo che vede il mondo da una mia angolazione e che spesso, ne sono convinto, fa ridere solo me! Non so dove ho letto che Dio ama gli uomini per ciò che dovrebbero essere e Satana li ama (Ammesso che tale sentimento alberghi in un demone.) per ciò che sono... è proprio vero che i buoni volgono tutto al bene. Tutto sommato questa asserzione può avere anche un che di vero. Secondo me la realtà è che Satana fa e disfà a suo piacimento... nelle parole; comunque questa asserzione che Satana ama gli uomini per ciò che sono mi mette irrimediabilmente dalla parte del diavolo... in quanto buono! Ma! Mistero o inganno?!

   I contatti con le persone della mia famiglia sono sempre stati sporadici ed inconsistenti. Gli scambi culturali che ne sono derivati... inesistenti. Nella mia vita l’unico che mi abbia insegnato qualcosa di veramente positivo è stato mio padre, dal quale ho appreso la sua non facile arte... e dire che mio padre è considerato uno ‘stupido”!... perlomeno è ciò che mia madre ha sempre messo in risalto nei suoi confronti ed in realtà è l’unica persona di autentica cultura della famiglia... ed ha fatto solo la terza elementare! Ma, mistero!

   Devo parlare anche della mia, presunta, mania di persecuzione. E’ un capitolo molto importante della mia vita che mi ha permesso di svelare molti trucchi e furberie che sono autentici delitti contro la vita. La persecuzione il più delle volte non è una mania e questo è basilare. La persecuzione è la tecnica subdola dei diabolici per sopprimere gli ingenui che intralciano il loro cammino. Anzi dirò di più; tutte le tecniche del diavolo di delitto contro la vita sono una persecuzione ai danni dell’uomo solare. Ci sono molti che sono vitalmente più pericolosi e vengono perseguitati in modo diretto. Gli altri sono più o meno perseguitati dai mezzi di comunicazione di massa e dalle migliaia e migliaia di emissari di Satana che sono dislocati nei posti di controllo di maggiore importanza strategica; cioè nei posti di potere sociale. Ciò che è più tragico è che tutta questa gente collabora per il mantenimento di un sistema sociale Biblico-Dantesco. E se ci sono delle calamità da distruggere, sono proprio la Bibbia e Dante. Tutti i libri di questa società sono più o meno diabolici ma la Bibbia e Dante lo sono per eccellenza e posso ben dirlo perché non li ho mai letti! ma solo assaggiati. Bisogna dire che la frontiera apparentemente invalicabile che crea questa situazione è la polimorfia sessuale perversa da una parte e l’eterosessualità perversa dall’altra... ciò che occorre è la libertà sessuale per creare una polimorfia non perversa ed un’eterosessualità non perversa, ( Perversa o no c’è da cambiare la legge!) C’è da dire che nessuno meglio del diavolo conosce le diavolerie e ciò mi sta costando un lavorio disumano che dura da trenta anni e più! Bisognerebbe trovare il modo di far confessare il diavolo! Già... ma come? Per intanto io seguiterò a scrivere... forse chissà... il diavolo tutto sommato non aspetta altro che giunga qualcuno che le spifferi queste diavolerie. Infondo lui, il Diavolo, recita la sua parte di Diavolo; dico, e che Diavolo di Diavolo sarebbe se non basasse la sua strategia sull’inganno?! Infondo il Diavolo è un aristocratico, un signore. Gioca sull’ignoranza e sulla stupidità della gente. Ed è talmente diabolico da creare esseri cattivi per arrogarsi poi il diritto di essere lui il buono! In fatti le cose stanno proprio così: Non è forse l’uomo solare il peccatore? E chi ha inserito il concetto di peccatore se non lui... il diavolo! Ma c’è una verità forse più autentica e cioè che il Diavolo infondo è un uomo di carne ed ossa ed a volte pelle e palle come noi che non può fare altro che strumentalizzare la sua conoscenza per attuare un sistema che, la storia ci insegna, ha funzionato e funziona da millenni ed evidentemente i collaboratori di Satana sono tanti e più solidali del così detto uomo perbene! Il Diavolo ha delle ragioni, questo è indubbio... ma ciò non significa che abbia “ragione”! Non posso mettermi qui a commiserare le ragioni del Diavolo; perché ciò facendo cadrei nuovamente nei labirinti satanici e nelle inestricabili maglie della sua rete... e la commiserazione, la pietà nonché la comprensione è ciò che il Diavolo vuole per se e per sfuggire alla condanna; e lui è sempre stato privo di pietà e di scrupoli e non rimane che applicare la legge del taglione. Non sta a me fare l’avvocato del Diavolo.

   Quando scopersi Reich credevo di aver fatto una scoperta sensazionale... avevo scoperto che il sesso è vita e quasi mi veniva di fare, da buon ingenuo, il sapiente con il diavolo. Quanto dovevo essere ridicolo agli occhi di Satana. Ma a quei tempi non sospettavo neanche la sua esistenza terrena. Cioè ero una sorta d’ateo—agnostico che non credeva nella religione ma anche questa è un’altra colossale fregatura del Diavolo ( Cioè dei polimorfi ai danni dell’uomo solare) sta a dire che la religione ha due facce distorte. Il credente è fregato con il misticismo e l’irrealtà della vita eterna. Non credere, essere cioè atei o agnostici, ti frega due volte perché in realtà la religione e tutto ciò che dice esiste... ma sulla terra e quando parlo di Diavolo non parlo di una entità astratta ma dell’uomo polimorfo e del suo modo di essere nei confronti dell’uomo solare.

   Dicevo, la persecuzione è uno dei veleni subdoli che i polimorfi usano contro la vita dell’uomo solare. Ora, cosa si può fare contro elementi satanici che usano come armi il veleno psichico? Forse nulla! Ma svelare i trucchi è già un antidoto. Ciò che si può provare è il veleno subdolo delle ideologie, delle paure, delle guerre ecc. ecc.

   C’è un grosso malinteso tra le mie intenzioni ed i miei persecutori. Loro intendono farmi passare dall’altra parte perché la ritengono l’unica via alla vita... ed in questa società lo è. Io invece, oltre che sperimentare una via diversa alla vita, intendo portare avanti il motivo per cui la mia arte è nata e cioè la protesta contro questa società governata dai polimorfi satanici. E la mia non è arte, ma semplicemente protesta!! E la porterò fino alle estreme conseguenze. La mia non è quell’arte che nasce dal desiderio di procreare ma è un arte che nasce principalmente dalla solitudine e dal desiderio di comunicare. Quando si è soli non si ha scelta... o si fa qualcosa che ci provi di essere vivi o si muore! Poi l’arte dovrebbe essere tutt’altra cosa! Dovrebbe essere arte che nasce dall’autentica sensualità. Un arte del bello e non dell’orrido; com’è stata fino ad oggi la più parte... ma questo non è un trattato di estetica ma un processo ai polimorfi e la questione arte va vista semplicemente come mezzo di persecuzione dell’uomo solare. Perseguitare l’uomo solare è il trastullo preferito dei polimorfi e c’è da dire che in tale materia hanno una fantasia pressoché illimitata... di ciò ho una vasta esperienza e potrei parlarne a lungo; ma non è mia intenzione parlare di questioni personali. Posso solo dire che questa persecuzione si concretizza nel procurare all’uomo solare il maggior numero possibile di noie, disturbi, pensieri, grattacapi, frustrazioni, depauperamenti, preoccupazioni, ritardi, attese, ecc. ecc... possiamo forse metterci l’intero elenco delle falci del demonio scritte in questo libro! C’è un fatto... e cioè che a me queste cose oramai fanno il “solletico” e viceversa le accolgo quando capitano come pane per il mio libro. D’altro canto nella mia vita ho oramai visto passare tanti cadaveri, standomene tranquillamente seduto sulla riva del fiume, che non ho più alcun timore dei miei nemici; ed anzi spesso mi capita di temere per loro... visti i risultati della mia magia! Ma parlerò dell’aspetto magico della faccenda e del mio essere “apprendista stregone”... posso assicurare che tale campo, che si risolve semplicemente in pura violenza morale e psicologica, è a mia perfetta conoscenza e ne parlerò forse in un prossimo libro... diciamo quello destinato alle scuole superiori!... come ho detto questo è per la scuola media! E darà solo delle importanti nozioni di carattere generale senza scendere ad un’analisi dettagliata del problema che sarebbe molto più prolissa e monotona.

   Bene, passiamo ad altro. In questo libro non farò assolutamente nulla per ricercare una forma stilistica o letteraria. Cercherò di scrivere esattamente come si parla e mi esprimerò con le parole di tutti i giorni cioè quelle che usano tutti; sia perché deve essere comprensibile a tutti e sia perché non sono all’altezza di esprimermi diversamente... cioè non sono abbastanza in alto: in fatti quella di usare locuzioni insolite e desuete, nonché tecniche o specialistiche è impossibile perché ciò facendo ricalcherei le orme del demonio, il quale ama confondere e far confusione su ciò che dice.. .. lo fa sentire in ALTO! Ed, in effetti, essi sono in ALTO... molto in ALTO... ed è per questo che quando cadranno faranno un gran BOTTO!!!

   Quando si è ragazzi non si capisce ma s’intuisce ed è qui il punto. Oggi a trentanove anni ho capito esattamente quello che avevo capito da ragazzino e cioè che gli uomini di potere sono solo ridicoli e spesso il Popolo lo è ancora di più! Quando ad esempio sentivo parlare la gente di potere ciò che più mi colpiva era il tono artificioso, ampolloso, falso. A quei tempi mi sembrava ridicolo e mi divertivo a rifargli il verso. Oggi so che era ed è una recita e ciò lo rende oltre che ridicolo, grottesco, disumano, scimmiesco ed anche un po’ idiota!! Ma si sa in genere gli idioti si nascondono dietro una recitazione che gli da un falso sentimento di potenza: infondo le loro recite, le loro menzogne ripetute alla nausea, sempre le stesse, si ritorcono contro di loro; almeno lo spero! Forse bisogna scrivere qualcosa che svuoti di contenuto l’ideologia dei polimorfi... ammesso che ne abbiano una di ideologia, e ne dubito. Certo gli inganni sono tanti, troppi forse, per sviare l’uomo solare dal problema centrale. Ed uno dei problemi centrali è questo: che i presunti Dei sono in realtà degli esseri infelici, brutti, storpi, tarati maggiormente nella loro psiche ma spesso anche nel loro corpo. (Questo è ciò che sospettavo... su ciò ho cambiato parere perché i polimorfi sono molto più variopinti e tra loro ci sono belli e brutti, pazzi e savi, felici e depressi esattamente come tra gli uomini solari! I polimorfi sono, molto semplicemente, i FRATELLI su ciò non ci piove.)

   Ma torniamo alla mia persecuzione. Si sa che i Santi sono sempre stati perseguitati: si perseguitano i Santi come i Superuomini e sia i Santi che i Superuomini sono perseguibili. Ebbene io non mi ritengo né l’uno né l’altro. Troppo presuntuoso è ritenersi un Santo o un Super— uomo... io mi ritengo un semplice, modesto, umile, parsimonioso e tuttavia orgoglioso, patente, fiero DIO!!!

   Devo chiarire, a scanso d’equivoci, che non intendo ergermi a giudice infallibile di questa società. Credo di aver detto che sto scrivendo la mia autobiografia e parlerò sempre e solo di ciò che mi riguarda e pur tuttavia farò rientrare le mie esperienze, che poi sono infondo quelle di tutti gli uomini solari, nel sociale e questa mi pare l’unica via di rendere il personale politico in modo autentico e vitale. Non credo affatto che il personale sia politico ma penso che bisogna politicizzare il personale... e non è la stessa cosa!! (A quei tempi ci vedevo una differenza, oggi mi sembra la stessa cosa nonché una stronzata!... comunque, il passo precedente ed il seguente li ho scritti in uno dei peggiori periodi della mia vita, cioè a quaranta anni, in cui decisi di andarmene sulla classica isola, come dirò... ma ci sono rimasto circa trenta minuti!!!)

   C’è un fatto fondamentale: sono millenni che tutti gli uomini si arrovellano per svelare gli inganni, e gira che ti rigira non fanno altro che alimentare il sentimento di potenza dei presunti, o reali che siano, Dei Cani! Infondo tutto si riduce alla infiammazione cronica della prostata, questo organo fondamentale” dell’uomo. Non ho dubbi in proposito perché l’ò provato; basta sturare i dotti vegetativi bloccati per sentirsi un Dio ed avere il paradiso in se e fuori di se! (Non so perché ma a quei tempi attribuivo alla prostata qualità che forse non gli competono... ciò resta per me materia da discutere a livello anatomico e scientifico. Resta l’effetto dello sblocco vegetativo che è incontestabilmente vero.) Tutte le filosofie poggiano su qualcosa... non so, l’anima, lo spirito, la ragione, l’eterno ritorno, la monade, l’inconscio, il nulla, il finito, l’infinito, il materialismo, l’individualismo, il collettivismo ecc. ecc. Ebbene la mia filosofia della banalità poggerà sulla prostata... cioè sul CULO e sarà detta nei secoli “Prostatismo”... Ora l’anima esala, lo spirito brucia, la ragione è dei matti, l’eterno ritorno è una rottura, la monade l’hanno le donne... ma la prostata è li e la puoi toccare perfino con mano o con quello che vuoi! Ora la filosofia della prostata è una filosofia banale riducibile ad ogni uomo. Il suo cattivo funzionamento causa un’infinità di malanni e la sua inibizione corrisponde all’inibizione sessuale psichica e fisica. Come s’inibisce la prostata? è semplice; Questa strana ed importante ghiandola funziona come segue: Facciamo conto che noi vediamo una bella ragazza che ci provochi a livello sessuale. Vediamo se c’è qualcuno tra voi che sa cosa succede. Tu Giocondo, cosa ti succede, quando vedi una bella ragazza? Su rispondi Giocondo e non metterti le dita nel naso! “Ma... niente professore.”. Bè! Professore ci sarai tu un giorno. Ho capito siedi e non guardare Pierino. Tu Pierino dimmi, cosa ti succede, quando vedi una bella ragazza? “Vado a masturbarmi” Dice Pierino. Bravo! Risposta esatta. Infatti, la visione di un oggetto sessuale provoca, diciamo così, la salivazione della ghiandola prostatica. .. (Il manoscritto si interrompe qui, è un argomento che non avevo ben chiaro in mente.)

   Credo ci sia un grosso malinteso sul concetto che certi artisti hanno dell’arte. Dunque, facciamo una piccola analisi della situazione. Partirò dal titolo di un film ed esattamente: “ Zio Adolfo in arte Hitler" la dove s’intende far sapere a tutti una verità e cioè che Hitler recitava una parte. Prendiamo l’opera d’arte più famosa del mondo: “La Gioconda”. Nel sorriso della Gioconda si nasconde un inganno; ed è proprio quel sorriso che ha fatto della Gioconda il quadro più famoso del mondo. Prendiamo un signore Polacco che tempo fa mi disse di essere amico di Papa Paolo Giovanni II e di aver recitato nella stessa filodrammatica. Quindi anche il Papa è un pò come Hitler potremmo dire ‘Zio Woitila in arte Papa. Facciamo un altro esempio d’inganno artistico: “ Zio Pablo in arte Picasso il cubista” E che il cubismo sia artisticamente un inganno è fuori di dubbio. Anzi dirò di più, il cubismo è tutto ciò che l’arte del bello non deve essere. Nel cubismo la sensualità, principio inalienabile dell’arte, è abolita. La concezione apollinea inesistente. La forma è caotica e priva d’armonia. Il cubismo non solo non eleva lo spirito, ma lo frantuma, lo abbassa, lo priva di vitalità ( Ma in questo senso sbagliavo, cioè relativamente, nel senso che se è vero che il cubismo in effetti eleva lo spirito è anche vero che castra la vita, cioè eleva lo spirito mistico castrato ed abbassa lo spirito vitale e l’umor buono... che è tutt’altra cosa!) Dico, quindi in cosa consiste l’arte cubista? Se si escludono i bla bla delle cornacchie? Anzi, delle zie bla bla in arte cornacchie! Insomma, arte ed inganno sembrano andare a braccetto come il gatto e la volpe nella favola di Pinocchio... perché nella realtà non si è mai visto un gatto fare connubio con una volpe... a meno che la volpe sia l’uomo ed è notorio che il gatto sbafa la trippa all’uomo da tempo immemorabile in cambio della sua arte. Che poi l’arte sia il prodotto del gatto ho i miei seri dubbi. Mi viene piuttosto di pensare che la volpe, da brava furba, si sia sbarazzata del gatto e si arrangia per vivere travestendosi da gatto... cioè da artista e oh!.. magari la volpe un po’ artista lo è pure; ma non riesce a disgiungere l’inganno dall’arte... e che volpe sarebbe altrimenti?! C’è solo un piccolo insignificante problema e cioè sul diritto di essere chiamato arte ciò che è inganno. E’ incontestabile che arte ed inganno siano irrimediabilmente connessi. Non so, ad esempio, si dice: l’arte di vivere, l’arte di arrangiarsi ecc. La verità è che di questa parola si è fin troppo abusato e piuttosto che arte di vivere o arte di arrangiarsi è più esatto dire l’inganno per vivere e l’inganno dell’arrangiarsi! Anzi sostituirei questa parola arrangiarsi come contrario di arte unendo le due formule in “l’arrangiarsi per vivere” che tutto sommato è molto più coerente.

   Questo libro sta andando avanti oramai da diversi anni e non può essere che così perché sta nascendo gradualmente dalla mia vita e dalle mie esperienze. Scrivere non è la cosa che preferisco... ed in ogni modo non avrei voluto scrivere su argomenti di tal fatta! Nella mia vita ho vissuto alcune storie, diciamo, d’amore; e tutte più o meno somigliano alle storie d’amore che si vedono sui film. Cioè, le storie con un eroe che immancabilmente viene turlupinato dalla donna e dai polimorfi che gli ronzano intorno e mai, proprio mai, si raccontano i retroscena e gli inganni che ha ben vedere trapelano immancabilmente nel contesto dei dialoghi, delle scene, della trama ed in linea generale della cosa in se; cioè dal ripetersi costante ed ossessivo del solito tema che viene raccontato fino ad un certo punto in modo artefatto ed incompleto, e chi sa guardare vedrà che sempre, immancabilmente, il colpevole di tutto è il maschio; ed in realtà non ha proprio nessuna colpa. Purtroppo la mia storia è la storia dell’uomo solare di questa società; e deve essere scritta. Sarà un libro frammentario ma coerente con la mia vita. In questi ultimi anni è maturata in me la conoscenza della società umana, dei suoi imbrogli e delle sue strade, ed oggi cominciò a vedere lucidamente quali sono i metodi di inganno e di sfruttamento degli uomini; e sono arrivato alla conclusione che per cambiare questa società e salvare l’uomo solare ci vorrebbe un Giudizio Universale e forse, chissà, i tempi sono maturi per farlo... per scrivere però è necessario essere tranquilli e lucidi. Per essere tranquilli e lucidi ci vuole salute e soldi, e la salute deve essere sia fisica che mentale. In conseguenza di ciò in questi ultimi anni ho dovuto lavorare duramente; per procurarmi soldi... spesso a scapito della mia salute fisica. Per quanto riguarda la mia salute mentale che in quanto essere sociale, dovrebbe venirmi anche un po’ dall’esterno; cioè da affetti ed amicizia, che purtroppo mi mancano totalmente, devo provvedere da me in quanto sono circondato da persone che non solo non mi portano nessun aiuto morale; ma anzi fanno del tutto per affliggermi e “disturbarmi”. In ogni modo fino ad oggi non solo ce l’ò fatta, ma mi sono messo in condizione di avere tempo libero per scrivere tranquillamente. In fatti tra alcuni giorni partirò per tre mesi durante i quali, spero di trovare la serenità d’animo necessaria a scrivere qualcosa di concreto e lucido. Me ne vado nel posto più lontano possibile... la Polinesia; non per cercare il paradiso perduto, ne per ritrovare me stesso; ma per cercare un angolo tranquillo dal quale poter vedere la società umana con il necessario distacco per giudicarla. (Ma la faccenda come racconto in questo libro non andò a buon fine; nel senso che non sono riuscito a scrivere nulla!)

   Voglio aprire un nuovo capitolo; pur proseguendo il tema centrale che è la mia storia con Jill; ed anzi in questo capitolo vorrei esaurire il racconto per passare poi ad argomenti non meno importanti per la mia vita e per il mio processo. Seguiterò il mio racconto e proverò con certezza assoluta gli inganni e le violenze perpetrati ai danni dell’uomo solare e quando avrò terminato non rimarrà che sottoporre la giustizia al giudizio dell’uomo solare: per fare ciò aprirò la porta della legge; magari bussando e chiedendo permesso in tutta umiltà e con grande civile educazione dirò:— “Sono qui per giudicare il genere umano. Queste sono le prove... ora vorrei dei testimoni”. Il mio libro parlerà per me. Sarà un processo semplice da svolgersi in allegria e che finirà a tarallucci e vino, come suol dirsi, tra balli canti e suoni. Quindi, state tranquilli, che il Giudizio Universale non è poi questo avvenimento così importante che “l’uomo della strada” può credere. Si farà in un’aula secondaria della pretura davanti ad un giudice di seconda mano o ad un pretore che di solito giudica accattoni, ubriaconi, drogati e ladri di polli con la sola differenza che sul banco degli accusati ci starà il pretore di seconda mano.

   Sono arrivato in Polinesia e non ho trovato la tranquillità che cercavo. In più il clima tropicale non è il più adatto per slanci di pensiero. Non c’è da meravigliarsi se i paesi tropicali hanno dato così poco “intelletto” alla civiltà... in compenso hanno dato banane e schiavi negri! Fa caldo! E perfino i cani più malvagi durante il giorno se ne stanno ansimanti all’ombra di qualche banano. La notte è bella e dolce ma più adatta per l’amore che per slanci di pensiero. Credo che proseguirò il mio processo in un posto più fresco! In ogni modo venire da queste parti mi ha fatto bene: perché qui s’intravede la possibilità di un mondo migliore e nello stesso tempo mi ha dato la possibilità di constatare che oramai non c’è più spazio che non sia contaminato. Hanno fatto di tutto per prendermi; e posso dire di aver vinto America, Francia, Cina e Polinesia in un solo colpo... ed anche questo viaggio va a conferma e riprova di ciò che vado dicendo. (Il diario tenuto in Polinesia è lungo una cinquantina di pagine e ne ho riportato solo uno stralciò. Inserirò alcuni aneddoti più significativi in altro capitolo e d’altro canto, come ho detto, ometto di raccontare i particolari e le mie esperienze personali perché altrimenti diventerebbe prolisso e monotono.)

   Bene, questo libro iniziato con il titolo di “Guerra del piffero” si è concluso in un Giudizio Universale. Ed ho avuto ragione fino in fondo quando l’ho iniziato a fare un processo all’umanità basato sulle mie vive esperienze personali. Ho detto che la molla è scattata nella mia avventura con Jill e nel fatto che non mi riusciva comprensibile come un uomo, dotato sotto ogni punto di vista, sia fisico che intellettivo non riuscisse ha trovare una donna! Ed oggi ho la risposta, ed è semplicissima:— “ Perché le donne vogliono un cane perverso sottomesso alla loro legge ed uno come me, con troppe idee per la testa, non può educare dei figli; perché creerebbe dei rivoluzionari portati alla vera giustizia cosa non concessa dalla legge dei polimorfi che è legge di inganno e sopraffazione.” Tutto qui! Le mie storie con le donne non meritano di essere raccontate oltre. Certo c’è da dire che non essendoci altra via d’uscita l’applicazione di certe tattiche e trucchi diventa perfettamente comprensibile e se l’uomo solare non mangia la mela, suggerita dal serpente non c’è via di salvezza; ne umana, ne sociale. Ciò che Dio proibì nel paradiso terrestre, per Satana è diventato un obbligo... non c’è scampo Satana si è sempre divertito a rovesciare le leggi della natura.

   La mia avventura con Jill non merita oramai di essere più raccontata, perlomeno non in questo libro, perché in fondo l’operato di Jill nei miei confronti era essenzialmente rivolto ad un solo scopo e cioè castrarmi per rendermi infelice e malaticcio, nella irreale parvenza di un amore mistico sublimato nel ricordo e sfogato in una alienazione lavorativa sofferente e mistica; in una vita rivolta al passato, al ricordo ed al rimpianto piuttosto che al presente, al concreto ed al positivo . Infondo una tecnica applicata a milioni di uomini che vengono mantenuti in questa dimensione di rinuncia alla vita, sconforto fisico e morale con mille mezzi!!! Insomma Jill era nientaltro che una “sorella” polimorfa che svolgeva il suo lavoro “pro Satana” né più né meno come un’onesta prostituta, anzi peggio... cioè più onesta. Ed in ultima analisi la classica donna che rovina la vita dell’uomo solare, in perfetta malafede, attraverso la semplice applicazione dei trucchi e delle falci del diavolo e cioè in ultima analisi applicando la croce all’uomo solare

   Ho passato anni a correre dietro l’insegna del sesso e di donne ne ho avute diverse... mi amavano tutte ed io amavo e desideravo loro. Decine di proposte di matrimonio... e niente! Ogni volta delusioni, liti, pianti, lacerazioni e niente. Ad ogni amara delusione sono tornato regolarmente con perseveranza alla ricerca della “mia” donna! ma niente! E la cosa si spiega solo alla luce di ciò che ho detto cioè l’impossibilità per l’uomo vivo e libero di sposarsi. Per sposarsi forse, non lo so, deve essere innamorato “pazzo” e talmente succube della donna da impartire ai figli l’educazione che è delegata alla chiesa ed ai laici. Nel mio rapporto con le donne se c’è una frase che mi è rimasta impressa nella mente e che mi è stata ripetuta da molte donne è questa:— “Tu vai bene come amante ma non come marito.”. E c’è da dire che mi faceva molto piacere sentirla... e tuttavia mi lasciava perplesso e desideroso di sposarmi!... Ma l’impresa non mi è mai riuscita... mi chiedevo il perché e non sapevo rispondermi; oggi l’ho fatto.

   Fin qui ciò che mi ha veramente salvato è stato il mio intuito vitale. Se c’è una cosa che a Jill ho sempre detto, fino alla nausea, come unica risposta possibile al suo operato nei miei confronti, è stato questo:— “ Tu lo stai facendo apposta... mi spieghi perché?!!” Ecco, una domanda semplice, gia!... proprio da bambino ingenuo; se uno fa una cosa “apposta” non può spiegarla! Ha Jill dentro di se sapeva che lo stava facendo apposta... e guarda caso in quel PERCHE’ c’era una sola risposta possibile e cioè la verità del mondo attuale; sta a dire la CROCE, e la più grossa e prima Croce sull’uomo solare è proprio il sesso e la castrazione del sesso e su ciò la donna ha il ruolo più importante nel cammino di un essere vivo e vitale intrappolato e schiavizzato dai polimorfi. Ed alla luce di quanto detto si spiega perchè ci sono migliaia di “Veline, Ballerine ecc.” che sculettano in TV... lo scopo non è solo il “successo” lo scopo vero è una “solidarietà” nel dare un contributo alla castrazione ed al “rincoglionimento” che il sesso frustrato provoca! ( E con ciò diventa pienamente comprensibile la frase pronunciata dal Dott. Troili che ho citato all’inizio di questa autobiografia e sta a dire:- “Questo rialzerà sempre una mano!!!”)

 

   Ecco, più che la storia con Jill è bene, a questo punto, fare la storia della Croce sull’uomo solare; attraverso la quale viene condotto alla morte. E non a caso Cristo, che rimane una figura emblematica e dubito che sia veramente esistito, porta la croce sulle spalle durante il suo calvario; perché la croce che egli porta nella sofferenza è il simbolo anche del suo lavoro che egli “dona”... ma è più esatto dire che gli viene rubato dai fratelli polimorfi. Ecco, farò una sintesi storica della Croce riportata ai nostri giorni. Un uomo nasce e se è un polimorfo non ha problemi... è nel suo mondo e questa società gli offre protezione e conforto. La sua è una strada d’inganno verso Cristo, cioè l’uomo solare. La nascita di un Cristo è diversa. Cristo è solo. Viene educato come una bestia con rimproveri, insulti, vessazioni e umiliazioni di ogni genere e soprattutto proibizioni di carattere sessuale; cioè il primo marchio della Croce: il sesso. Il cervello dell’uomo solare Cristo viene sintonizzato sulla guerra e la lotta per il “BENE”... attraverso la forza: vedi Tarzan, Batman, Zorro, Super man ecc... Questo Cristo—Superman maleducato, inibito, e castrato se vorrà una donna non potrà averla se non pagando o subendo vessazioni di ogni sorta... ed ho detto delle “tecniche” delle prostitute e delle brave ragazze come Jill! Un uomo castrato ed infelice sfoga la sua insoddisfazione sul lavoro: ma spesso nella droga, nella pazzia, nel suicidio, o peggio nel crimine! La sua esistenza trascorre nella ricerca e con il pensiero del sesso. Trascorre nella preoccupazione e la paura di procurarsi il necessario per vivere; un’inflazione ad esempio favorisce i polimorfi e sfavorisce l’uomo solare risparmiatore che con quel risparmio potrebbe crearsi un’attività propria di potere. Ai polimorfi viceversa non nuoce perché il potere è già nelle loro mani. I sensi dell’uomo solare sono martellati in continuazione. Gli occhi e l’udito ricevono continuamente, attraverso i mezzi di comunicazione di massa; paure, immagini di morte, doppi impulsi ( Si noti ad esempio come , in tutti i film, una scena d’amore sia sempre immancabilmente seguita da una di morte, di guerra, di orrore ecc. e questa è una cosa inibente e deleteria per il sistema nervoso.) Insomma un martellamento a base di lotte “amate”, violenza ecc... è inutile dirlo... è sotto gli occhi di tutti. La televisione applica tutti i trucchi possibili e tutte le falci per mantenere l’uomo Cristo nell’ottundimento cerebrale da una parte e per istruire i fratelli polimorfi circa i metodi di sopraffazione umana dall’altro. Ed in questo senso la televisione, il teatro, la musica, le canzonette ecc. ecc. Sono un incubo per l’uomo solare ed una cosa “istruttiva” per gli invertiti che la guardano divertiti per imporre nuovi sistemi e nuovi trucchi sulla buona fede dell’uomo Cristo manipolato e castrato. L’udito e la vista sono i sensi più colpiti ma Satana a volte nei suoi rapporti personali riesce a strumentalizzare anche il tatto, l’odorato ed il palato. Ad esempio ho conosciuto donne che per castrarti uscivano con te emanando un odore nauseabondo. Puttane che ti manipolano con il tatto. Donne che ti impediscono di toccarle nel rapporto sessuale... ed il tatto nella sessualità è importantissimo. Ma, addirittura, posso dire e sono cose che può capire chi ha girato il mondo, più che con il cuore, con il cervello, che si strumentalizza perfino il palato. In Russia e nei paesi comunisti c’è un generalizzato ottundimento dei sapori e qualsiasi cosa ha un sapore piatto che volge per lo più all’aspro e ciò è perfettamente comprensibile dal momento che tutte le industrie sono nelle dirette mani di Satana! Si è pensato bene di inserire nei suoi trucchi il controllo del palato! Diciamo una piccola vanità di Satana, forse poco importante ma tutto fa brodo per i suoi fini, e cioè la strumentalizzazione del palato; un qualcosa che non era mai riuscito a controllare a livello di massa e che con il Comunismo ha avuto l’opportunità di inserire nei suoi programmi STATALI del vero padrone che è la Burocrazia di ogni tempo!!!.

   La CONOSCENZA dell’uomo solare è improntata esclusivamente alla guerra; in tutti i sensi. Qualsiasi cosa se non è guerra è competizione e sopraffazione. Mai, ma proprio mai, s’insegnano valori diversi come l’auto superamento o la ricerca del piacere, del bello, del buono o l’educazione alle tonalità, alla pace, al gaio, allo spensierato, all’allegro ecc.: e non per niente l’arte tutta, niente escluso, è un orrido estetico e ciò semplicemente perché la liberazione estetica può essere per l’uomo solare anche liberazione vitale. Il cervello dell’uomo solare è bombardato da mostri e vedere dell’arte è spesso un’esperienza che lascia nella mente dell’uomo solare strascichi nei meandri nebulosi della psiche intrisi di sangue, mostri, scene perverse ed orridamente irreali che vanno a fare scempio della sua felicità interiore spappolando l’efficienza della sua psiche: già offuscata da mille pregiudizi indotti ad arte nel suo povero cervello martoriato. Ecco, una scena apocalittica del cervello umano trasformato in macchina caotica ed indecifrabile; di fronte alla quale l’uomo stesso rimane sconcertato ed inibito: non riuscendo a comprendere ne a comprendersi. L’uomo Cristo, castrato, martoriato nei sensi, svilito ed offuscato nella mente alla continua ricerca del sesso e del cibo, oscurato nella sua conoscenza, impaurito dalla guerra, dalla sapienza dei sapienti, dalla morte, dalla fame, dalla carestia, dai soprusi, dalle minacce. Ingannato nel suo sesso che è vita, nei suoi sensi che sono la sua unica realtà di contatto con il mondo, ingannato nelle sue credenze ora mistiche ed ora meccanicistiche ma mai funzionali e vitali e tutt’alpiù squallidamente pratiche, con una educazione che è paura per il sapere, incomprensione e difficoltà insormontabile. L’uomo Cristo naviga nel caos della sua croce indotta ad arte da Satana in un’applicazione regolare e caotica di trucchi e falci nell’incomprensibile labirinto conoscitivo e sociale popolato da mille mostri in un incubo sociale che ha il suo risvolto comprensibile esclusivamente nel nulla umano della fratellanza; la cui sopravvivenza dipende esclusivamente dalla lenta morte di Cristo, che viene spolpato ed usato ed ucciso quando non occorre più, o addirittura diventa pericoloso. Ecco, ho fatto un quadro caotico dell’esistenza dell’uomo Cristo nella trappola; caotico come caotica è l’applicazione dei trucchi di Satana in questa strada di sopraffazione ed inganno: dove non esiste altra strada che la rassegnazione, o la morte, o il passaggio nelle file degli oppressori attraverso l’accettazione dell’omosessualità. Esiste una sola via d’uscita e cioè dirigersi sulla strada che esce dalla trappola in una provvisoria e reale rottura con il mondo squallido, irreale, machinifico e misticizante indotto ad arte dall’uomo polimorfo nell’uomo solare. Ed è esattamente la strada che io ho imboccato. E’ l’uscita dall’irreale per entrare nel mondo della realtà autentica. Uscire dalla trappola non è facile perché ci sono mille cani, con le loro cento falci, che cercano di ricacciarti indietro. Ma una volta fuori della trappola nessuno può più riprenderti... basta conoscere i segreti di Satana. Ecco, il caos della trappola umana si è dileguato e puoi sederti tranquillo ad osservare la luminosità dell’universo e del mondo; e ti accorgi che il mondo è una meraviglia del creato. Gli occhi percepiscono solo cose pure e belle. L’aria del mondo è profumata, l’udito sente cinguettii di uccelli e suoni di animali nel silenzio o il mormorio di un ruscello. L’erba di un prato è morbida al tatto, ed un frutto è dolce e saporito al palato. Nella natura non c’è niente, ma proprio niente, d’impuro o d’orrido. L’orrido è un’invenzione di Satana per l’uomo solare; per renderlo infelice. Ecco, io sono qui fuori dalla trappola... solo: e non è forse giusto essere soli; ma il fatto è che è perfettamente inutile tornare nella trappola ad impartire lezioni di vita.. . perché nella trappola è tutto perfetto e nel suo caos apparente la morte di Cristo è diventata logica e necessaria; quindi a cosa serve impartire lezioni all’interno della trappola?... a niente, perché il mio mondo del nuovo dire inizia fuori dalla trappola; e nella trappola se mai si possono solo gettare bombe “ideologiche”. Ed è ciò che farò; perché è vero che, come ho detto, il fatto resta; ma siccome è il detto che uccide l’uomo solare, quel detto va iniziato proprio da qui... cioè dal mio prato fuori dalla trappola perché consegnarsi a Satana per essere giudicato non serve a niente, come non servirebbe a niente il mio passare alla storia perché Cristo, ne sono certo, non è mai esistito ed è solo una invenzione di Satana cioè il risultato della sua conoscenza dell’uomo solare. Quindi la mia tattica consisterà nello spargere la verità ed attendere per vedere cosa succede e ciò mi pare giusto... non ha forse Satana lanciato le sue idee, i suoi consigli per attendere la reazione dell’uomo solare? Detta la verità non servirà sapere chi l’ha detta bisogna solo far circolare la verità e poi dovrà essere Satana a decidere cosa fare di se stesso cioè uccidersi (Uccidere la parte satanica che è in ogni uomo polimorfo o solare!), accettare l’abolizione della croce sull’uomo solare, o diventare criminale feroce e senza scusanti... non lo so!!!

   Allo stato attuale potrei aprire la porta della legge e dirgli la verità... ma io non voglio fare il martire io voglio VIVERE!!! Perché i morti ed i martiri non possono più parlare. E per fare tale passo prima si deve divulgare l’idea e la verità sul martirio dell’uomo e sulla sua indegna Croce e su uno dei crimini più atroci dell’umanità cioè lo SCHIAVISMO PSICOLOGICO e L’ABUSO DI POTERE CHE L’ATTUALE LEGGE NEANCHE CONTEMPLA!

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